MEHR LICHT! / UNDERWOOD

Tiziano Scarpa | UNDERWOOD

Alexander Cozens, Scirocco Sunset, Oil paint on paper, 171 × 204 mm Photo © Tate. CC-BY-NC-ND 3.0 (Unported)

Alexander Cozens, Scirocco Sunset, Oil paint on paper, 171 × 204 mm
Photo © Tate. CC-BY-NC-ND 3.0 (Unported)

Due citazioni estrapolate da Io sono un cane che abbaia nella notte, un articolo pubblicato da Tiziano Scarpa sulla rivista Il primo amore, il 24 Aprile 2016. [https://www.ilprimoamore.com/io-sono-un-cane-che-abbaia-nella-notte-8421759089951939095/]

L’intervento di Scarpa nasce come risposta a un articolo di Raffaele Manica, e si concentra sul rapporto tra la terminologia che descrive gli oggetti effimeri di una determinata epoca, ad esempio quelli tecnologici, e il loro utilizzo su un piano letterario. Dopo un accostamento tra i significati trasportati dalla carrozza “fiacre” di Emma Bovary e gli strumenti scientifico-tecnologici che fanno parte del lessico di Del Giudice, Scarpa conclude: «Il realismo, o è obsolescente, o non è. Nel deperibile, nel transitorio, nell’effimero, nel caduco, nelle usanze, nelle mode, nei costumi, nelle leggi che cambiano, la narrativa coglie ciò che è duraturo, o che avrebbe potuto esserlo».

Prima citazione

«Nella mia prefazione, ho cercato di dimostrare che invece la narrativa di Del Giudice va oltre la visività e le superfici, in un momento storico (che dura ancora oggi) in cui la scienza dimostra che vedere e guardare non bastano più. Il protagonista di Nel Museo di Reims sta perdendo la vista… Lo scienziato di Atlante occidentale non potrà mai vedere le particelle subatomiche… I piloti di Staccando l’ombra da terra traducono i dati astratti della strumentazione di bordo in rotte e gesti anche in assenza di visibilità… In tutto questo, sorprendentemente, quasi miracolosamente, le parole dimostrano di essere all’altezza dei tempi e delle prestazioni richieste in una situazione simile: proprio grazie alla loro apparente manchevolezza rispetto agli altri media, perché non contengono immagini, e quindi sanno affrontare anche le circostanze in cui la vista non basta più. Le parole non contengono immagini, contengono l’immaginazione e l’idea, il concetto, l’inimmaginabile: sarebbe più preciso chiamarlo il non immaginificabile, ciò che non può essere reso visibile con un’immagine, con una rappresentazione concreta che cada sotto il senso della vista. Una parola non dà immagine, dà immaginazione, e a volte nemmeno quella, dà congettura mentale, esattamente come sta facendo in quest’epoca la scienza, che a getto continuo propone spiegazioni e dimostrazioni che non possono essere mostrate, perché appartengono a dimensioni extrasensoriali, concetti paradossali, strutture transtrutturali, autotrascendenti, funzioni topologiche ultra-noneuclidee…».

Seconda citazione

«Nella mia prefazione cercavo di dimostrare come dai racconti di Del Giudice si ricavi tutt’altro tipo di consapevolezza: la nostra epoca è un succedersi vorticoso di momenti caratterizzati da novità tecno-merceologiche che rendono superati – o pretendono di rendere tali, per strategia di mercato – i modelli precedenti: nel fare questo, è stato preso in eredità e applicato al marketing ciò che apparteneva all’arte e alla logica delle avanguardie estetiche e politiche. Ma Del Giudice, come ogni grande scrittore realista, non lascia correre via i fenomeni, toglie dalla corrente ciò che è transitorio, lo “salva con nome”, e non per una specie di stralunato pietismo che si prenda cura degli oggetti e dei prodotti diventati improvvisamente più mortali degli esseri viventi, ma per mostrare come alcuni di essi contenevano delle possibilità che non si sono potute realizzare pienamente proprio a causa della loro durata effimera, della loro insita obsolescenza, già inscritta nel momento della loro apparizione: ogni oggetto avrebbe potuto produrre particolari comportamenti fisici e morali, avrebbe instaurato relazioni diverse fra le persone: che siano biplani fatti di legno e di tela, forum di discussione in rete, telescopi portatili, reality show, fortezze, cimiteri, in ogni cosa peritura o desueta c’è un accenno di utopia, o di distopia: esattamente come stiamo sperimentando oggi (bisognerebbe dirlo con una forma grammaticale scorretta: come stiamo venendo sperimentati) sui social media, qui in rete e fuori, con i bot digitali, gli algoritmi e altri dispositivi che interagiscono con noi configurandosi da sé, sagomandosi automaticamente sulle nostre predilezioni e abitudini personali…».


Tiziano Scarpa (Venezia, 1963), è romanziere, drammaturgo e poeta. Nel 2009 vince il Premio Strega con il romanzo Stabat Mater (Einaudi, 2008); tra le sue opere letterarie più recenti: La penultima magia (Einaudi, 2020) e Il cipiglio del gufo (Einaudi, 2018). Collabora con la rivista online Il primo amore, della quale è uno dei fondatori. Sua è la prefazione de I racconti di Daniele Del Giudice (Einaudi, 2016).

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