2022ArchivioCASA MASACCIOIn corso

Chantal Akerman
STANZE
Sul custodire e il perdere

a cura di Rita Selvaggio

Inaugurazione: 26 febbraio 2022, ore 18:30

Chantal Akerman, My Mother Laughs Prelude, still da video (2012) Courtesy of Chantal Akerman Foundation and Marian Goodman Gallery

Chantal Akerman, My Mother Laughs Prelude, still da video (2012)
Courtesy of Chantal Akerman Foundation and Marian Goodman Gallery

Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea è lieta di presentare il secondo appuntamento di ESPORRE IL CINEMA, un ciclo di mostre legate annualmente al Premio Marco Melani che, per l’edizione del 2021, è stato consegnato alla memoria di Chantal Akerman (Bruxelles, 1950 – Parigi, 2015). Chantal Akerman, regista, artista, attrice, scrittrice e sceneggiatrice, è una dei più importanti registi della sua generazione. Figura di punta nel cinema europeo sperimentale, sin dai primi anni 70 ha avuto un ruolo cruciale nella graduale dissoluzione, così emblematica negli ultimi vent’anni, delle frontiere tra lo spazio del cinema e quello dell’arte. E’ dal 1995 che, spesso ma non sempre, incomincia ad usare i suoi lungometraggi come punto di partenza nel processo di una riconfigurazione spazio-temporale.

Figlia di Ebrei polacchi sopravvissuti ad Auschwitz e rifugiati in Belgio, sin dai suoi precoci esordi, Akerman ha sempre avuto un’ossessione per lo spazio domestico come da sempre ha anche perseguito un senso di “appartenenza” , anche se spesso dichiarava di non appartenere a nessun luogo. La sua mappa affettiva ha sempre comportato una tensione tra evocazione astratta e quotidianità concreta e la casa ha costituito un focus centrale all’interno della sua pratica. Concetto ancestrale e modernissimo che, in molti dei suoi film, diventa un teatro di solitudine per eccellenza. STANZE. Sul custodire e il perdere, prende voce e corpo in uno storico edificio patrimoniale, la cui originaria destinazione d’uso era proprio quella domestica, e interagisce con la natura non standardizzata dello spazio già di per sé narrativo. Assecondando la sua politica espositiva e culturale, anche in questa occasione Casa Masaccio insiste sull’idea di una contiguità semantica tra il percorso espositivo e il contesto architettonico con una mostra che asseconda le potenzialità del cinema come spazio tridimensionale e come esperienza spaziale oltre che temporale. Le stanze, luoghi fisici densi di significati metaforici, sono tanto tratti semantici dell’abitare quanto spazi interiori e unità metriche della poesia.

Il percorso espositivo, rendendo il visitatore partecipe della dinamica e del movimento delle immagini, si articola tra senso di appartenenza e sentimento di perdita, soglie e confini, tra interiorità e esteriorità. A introdurre la mostra, Marcher à coté de ses lacets dans un frigidaire vide (2004), installazione sonora che implica l’idea dell’attraversamento di un labirinto trasparente alla ricerca di un taccuino scritto in polacco nel 1920 e appartenuto alla madre della madre dell’artista. Unica cosa di lei rimasta, non molto e allo stesso tempo un intero mondo. Sono inoltre in mostra, My Mother Laughs Prelude (2012), Femmes d’Anvers en Novembre (2008), un’installazione video a canali multipli in cui il racconto di geografie femminili che respirano all’unisono e il gesto ripetitivo della donna che fuma si riconnettono alla ritualità del quotidiano di Jeanne Dielman (1975), il film con cui Akerman si è imposta all’attenzione della critica. Dai suoni urbani e dalle mutevoli immagini, prive di ogni narrativa, di Tombée de Nuit sur Shanghai (2007): porti, acqua, navi, passanti casuali, le enormi insegne pubblicitarie come anche la linea dell’orizzonte di Shanghai e la notte che in tempo reale cala sulla città, a La Chambre (1972-2007). Qui, Akerman, regista e al contempo attrice silenziosa, indaga la realtà moltiplicando lo spazio domestico. Il luogo dell’indagine estetica e concettuale sul tempo che passa è l’interno di una stanza che si dilata attraverso il movimento ipnotico e circolare della ripresa.

Sul custodire e il perdere, allude a quell’indistruttibile che resta e resiste ad ogni corrosione, ma anche al processo stesso di editing richiesto dal montaggio, vero atto cruciale di un film.


Chantal Akerman (Bruxelles, 6 giugno 1950 – Parigi, 5 ottobre 2015) è stata una regista, sceneggiatrice e artista belga, pioniera del cinema femminista ed è considerata oggi tra i più importanti registi della sua generazione. Nata a Bruxelles da genitori polacchi sopravvissuti al trauma dell’olocausto, un tema ricorrente nella sua opera, Akerman raggiunse l’apice del successo come regista di avanguardia durante gli anni Settanta grazie a “Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles”, uscito nel 1975 e ancora oggi considerato come uno dei capolavori della storia del cinema. Regista di oltre 40 film, Akerman fu una delle prime personalità a sperimentare le opportunità che il cinema poteva offrire alle arti visive, sotto forma di installazioni. Recentemente, Eye Filmmuseum di Amsterdam le ha dedidato “Passages”, ampia mostra personale curata da Jaap Guildemond. Personali importanti delle opere di Akerman si sono tenute al ICA di Londra (2014-2015), al Museo d’Arte Contemporanea di Antwerp in Belgio (2012), al MIT di Cambridge, Massachusetts (2008), al Museo d’Arte di Tel Aviv in Israele (2006), al Museo dell’Arte dell’Università di Princeton nel New Jersey (2006) e al Centro Georges Pompidou di Parigi (2003). Akerman ha partecipato a “Documenta XI” (2002) e alla Biennale di Venezia (2001, 2015). Nel 2011 una retrospettiva dei suoi film si è tenuta al Vienna Film Festival. Si è appena conclusa “From the other side” presso Marian Goodman Gallery, sede di Parigi.

CARTELLA STAMPA / PRESS KIT

STANZE. Sul custodire e il perdere è stata ideata sotto la direzione artistica di Claire Atherton, stretta collaboratrice e editor di Akerman, rappresentante della Fondazione Chantal Akerman, e con Carole Billy, direttore associato della Galleria Marian Goodman di Parigi.

Un grazie speciale a: Mus.e musei // eventi firenze (Firenze); Christophe Leunis e Nina Doevendans (Vertigo Creative Studio, Antwerpen); Fabrizio Barbieri, Simone Mancini, Corrado Meloni, Daniele Romano (FD Events
s.r.l., Firenze).

curated by Rita Selvaggio
Saturday, February 26, 2022, 6.30 pm
Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno

Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea is delighted to present for the second time ESPORRE IL CINEMA, a series of exhibitions held annually in conjunction with the Premio Marco Melani that, for the 2021 edition, has been awarded in memory of Chantal Akerman (Brussels, 1950 – Paris, 2015). Chantal Akerman, film director, artist, actress, writer and screenwriter, was one of the most important directors of her generation. A leading figure in European experimental cinema from the early 1970s onwards, she played a crucial part in the gradual breakdown, so emblematic of the last twenty years, of the boundaries between the world of cinema and that of art. It was in 1995 that she started to use, often but not always, her full-length films as a starting point in the process of a reconfiguration of space and time.
The daughter of Polish Jews who had survived Auschwitz and taken refuge in Belgium, Akerman right from the outset had had an obsession with the space of the home, just as she had always sought a sense of ‘belonging’, even though she often said that she did not belong anywhere. Her emotional map had always entailed a tension between abstract evocation and the concrete elements of daily life and the home constituted a central focus of her practice. An ancestral and yet extremely modern concept that, in many of her films, became a theatre of solitude par excellence. STANZE. Sul custodire e il perdere (‘ROOMS: On Keeping and Losing’) is given voice and substance in a listed historic building, which was originally used for domestic purpose, and interacts with the non-standardized nature of the space, which already has its own story to tell. In keeping with its exhibition and cultural policy, on this occasion too Casa Masaccio is insisting on the idea of a semantic contiguity between the exhibition layout and its architectural setting with a show that explores the potentialities of cinema as three-dimensional space and as spatial as well as temporal experience. The stanze, physical places filled with metaphorical significance, are as much semantic traits of living as they are inner spaces and metric units of poetry.

The layout of the exhibition, making the visitor a participant in the dynamics and movement of the images, is articulated between sense of belonging and feeling of loss, thresholds and boundaries, between interiority and exteriority. The exhibition is introduced by Marcher à coté de ses lacets dans un frigidaire vide (2004), a sound installation that implies the idea of the traversal of a transparent labyrinth in search of a notebook written in Polish in 1920 that belonged to the artist’s grandmother. The only thing of hers to have survived, it is not much and at the same time a whole world. Also in the exhibition, My Mother Laughs Prelude (2012), Femmes d’Anvers en Novembre (2008), a multiple channel video installation in which the tale of feminine geographies that breathe in unison and the repetitive gesture of the woman smoking are related to the everyday rituality of Jeanne Dielman (1975), the film with which Akerman first caught the attention of the critics. From the urban sounds and shifting images, devoid of any narrative, of Tombée de Nuit sur Shanghai (2007) – harbours, water, ships, chance passers-by, huge illuminated signs and the line of the horizon of Shanghai and the night that in real time falls on the city – to La Chambre (1972-2007). Here, Akerman, director and at the same time silent actor, investigates reality by multiplying domestic space. The location of the aesthetic and conceptual inquiry into the passage of time is the interior of a room that is expanded through the hypnotic and circular movement of the camera.

On Keeping and Losing alludes to what is indestructible, what remains and resists all corrosion, but also to the process of editing required by montage, the true crucial act in the making of a film.


Chantal Akerman (Brussels, June 6, 1950 – Paris, October 5, 2015) was a Belgian film director, screenwriter and artist, a pioneer of feminist cinema who is today regarded as one of the most important filmmakers of her generation. Born in Brussels to Polish parents who had survived the trauma of the Holocaust, a recurrent theme in her work, Akerman reached the height of her success as an avant-garde director during the 1970s thanks to “Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles”, released in 1975 and still considered one of the masterpieces in the history of cinema. The director of over 40 films, Akerman was one of the first figures to experiment with the possibilities that cinema could offer the visual arts, in the form of installations. Recently, the Eye Filmmuseum in Amsterdam devoted “Passages”, a major exhibition curated by Jaap Guildemond, to her. Important solo exhibitions of Akerman’s works have been held at the ICA in London (2014-15), the Museum of Contemporary Art in Antwerp, Belgium (2012), MIT in Cambridge, Massachusetts (2008), the Tel Aviv Museum of Art in Israel (2006), Princeton University Art Museum in New Jersey (2006) and the Centre Georges Pompidou in Paris (2003). Akerman took part in “Documenta XI” (2002) and the Venice Biennale (2001, 2015). In 2011 a retrospective of her films was held at the Vienna Film Festival. The exhibition “From the Other Side” just came to an end at the Paris branch of the Marian Goodman Gallery.

CARTELLA STAMPA / PRESS KIT

STANZE. Sul custodire e il perdere has been made under the artistic direction of Claire Atherton, Akerman’s close collaborator and editor, representative of the Chantal Akerman Foundation, and with Carole Billy, associate director at the Marian Goodman Gallery in Paris.

Special thanks to: Mus.e musei // eventi firenze (Firenze); Christophe Leunis e Nina Doevendans (Vertigo Creative Studio, Antwerpen); Fabrizio Barbieri, Simone Mancini, Corrado Meloni, Daniele Romano (FD Events s.r.l. , Firenze).

Alexander Cozens, Spring. A Valley Among Wooded Hills. The Sky Left Blank,
Graphite and ink on paper, 220 × 314 mm
Photo © Tate. CC-BY-NC-ND 3.0 (Unported)
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Francesco Arena | UNDERWOOD

Chantal Akerman e Claire Atherton durante il montaggio di No Home Movie, 2014
foto dal film I don't belong anywhere di Marianne Lambert
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Tributo a Chantal
Claire Atherton