CASA MASACCIOIn corso

PUPILLE
Ci fioriscono gli occhi se ci guardiamo

A cura di Rita Selvaggio
OPENING: Sabato 5 novembre 2022

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Francesco del Cossa (Ferrarese, c.1436 -1477/1478), Santa Lucia,1473-1474, tempera su tavola, 77.2×56 cm, Washington, National Gallery of Art. Samuel H. Kress Collection. Particolare.

ARTISTS: Aviva Silverman, Emily Sundblad, Isabella Costabile, Jenna Gribbon, Kaari Upson, Karen Kilimnik, Nathalie Djurberg e Hans Berg, Paloma Varga Weisz, Rachel Rose, Trisha Donnelly, Vera Portatadino

PUPILLE. Ci fioriscono gli occhi se ci guardiamo

La pupilla è l’apertura centrale che l’iride presenta nella sua parte mediana e per la quale passano i raggi luminosi per giungere al cristallino. Originariamente un latinismo, diminutivo di “pupa”, ossia bambola, bambina. Quando si guarda una persona negli occhi, il nero lucido della sua pupilla ci rende la nostra stessa immagine, ossia una figurina umana. Il che vuol dire che prima dell’invenzione degli specchi, ci si poteva guardare solo nello sguardo dell’altro. Questo modo per indicare ciò che ci permette di vedere, è reperibile anche nel greco antico; infatti, kore è utilizzato per indicare sia una fanciulla che la pupilla, sancendo una profonda unione tra questi due concetti.

Kore, la fanciulla ineffabile, o “la ragazza indicibile” come definisce questa figura Giorgio Agamben, mito greco che racconta una storia infera e al contempo solare e che, per la sua intima connessione ai misteri eleusini, si legava al silenzio (il termine “mistero” viene da una radice che significa “chiudere la bocca, ammutolire”).

Il sottotitolo cita un frammento iniziale di una poesia di Else-Lasker-Schüler (1869-1945), nella cui opera lirica gli occhi si pongono come centro di coscienza e luogo d’incontro tra l’anima e il mondo visibile.

La mostra persegue alcuni temi presenti in “Masaccio e Angelico. Dialogo sulla verità nella pittura” in corso presso il Museo delle Terre Nuove e il Museo della Basilica. Un dialogo che, in questo caso, si nutre di sguardi: Maria e l’Angelo nell’Annunciazione, la Madonna e il Bambino, il guardare e il guardarsi, le pulsazioni dello sguardo stesso o l’entrare nello sguardo dell’altro e “lasciarsi andare alla chiamata dell’angelo”. In una corrispondenza di sinergie estetiche e concettuali: sguardo | pupilla | kore | fanciulla, il percorso espositivo orchestra un dialogo sullo sguardo in cui i concetti del “Femminile” coinvolgono artiste di diverse generazioni inclini alla rappresentazione del corpo e alle sue metafore e metamorfosi che in questa occasione specifica si misurano con la storia e la storia dell’arte del territorio.

PUPILS. When we look at each other our eyes blossom

The pupil is the opening at the centre of the iris through which rays of light pass to reach the crystalline lens. The word was originally a Latinism, a diminutive of pupa, i.e. doll, girl. When we look someone in the eye, the shiny black of the pupil reflects our own image, a tiny human figure. Which means that before the invention of mirrors, it was only possible to see ourselves in another’s gaze. This way of referring to what allows us to see is also to be found in ancient Greek. In fact the word kore is used to indicate both a girl and the pupil, setting the seal on a profound connection between these two concepts.

Kore, or the ‘unspeakable girl’ as Giorgio Agamben has defined this figure, a Greek myth that tells a story of the dark underworld but at the same time of radiant sunshine and that, given its intimate connection with the Eleusinian mysteries, was linked to silence (the term ‘mystery’ comes from a root that means ‘to close the mouth, to keep silent’).

The subtitle quotes the beginning of a poem by Else Lasker-Schüler (1869-1945), in whose work the eyes are presented as the centre of consciousness and a meeting place of the soul and the visible world.

The exhibition explores some of the themes covered in Masaccio and Angelico: Dialogue on Truth in Painting, which is currently being staged at the Museo delle Terre Nuove and the Museo della Basilica. A dialogue that, in this case, is nourished by gazes, those of Mary and the Angel in the ‘Annunciations’, and of the Madonna and Child, looking and being looked at, the pulsations of the gaze itself or the entry into the gaze of the other and ‘abandoning yourself to the angel’s call’. In a correspondence of aesthetic and conceptual synergies, and making reference to the notions discussed above (gaze | pupil | kore | girl), Casa Masaccio orchestrates a dialogue on the gaze in which the concepts of the “Feminine” pervade the exhibition, involving women artists of different generations inclined to representation of the body and its metaphors and metamorphosis, who on this specific occasion take on local history and art, selecting or producing works and interventions specifically for the occasion.

ON GOING ON LINE:

MISTICHE – CUORI SACRI. Ebbre di desiderio, prive di tutto

FLORILEGIO

a cura di Rita Selvaggio e Sofia Silva

Ricerca Iconografica e Apparati: Chiara Di Maria, Valentina Rubino

27 ottobre 2022 – 26 gennaio 2023

Si tratta di due antologie digitali che, in formato newsletter a cadenza settimanale, si intrecciano e accompagnano la mostra per tutta la sua durata.

MISTICHE – CUORI SACRI. Ebbre di desiderio, prive di tutto

Frammenti letterari, documenti, approfondimenti storici intorno al misticismo medievale e non solo, in relazione all’economia, culturale e visiva, del marginale. Insieme agli interventi di artisti, pensatori e studiosi vengono proposte testimonianze di sante e monache, da Angela da Foligno a Santa Veronica Giuliani a Ildegarda di Bingen – farmacista di Dio – ; interventi di intellettuali quali René Guénon a proposito dell’iconografia del cuore raggiante e fiammeggiante. Si ripercorrono i passaggi più commoventi di grandi scrittrici attratte dal misticismo tra cui Simone Weil e Cristina Campo. Le narrazioni della mostra PUPILLE scorrono in parallelo a quelle dei programmi on-line, affinché il pubblico disponga di un intero vocabolario per ascoltare il rapporto tra il sacro, il femminino, il desiderio che si esprime in trascendenza, la visionarietà di una spiritualità che trascende l’individuo.

ON GOING ON LINE:

FEMALE MYSTICS – SACRED HEARTS: Drunk with desire, lacking all

FLORILEGIUM

curated by Rita Selvaggio and Sofia Silva

Iconographic research and appendices: Chiara Di Maria, Valentina Rubino

27 October 2022 – 26 January 2023

These are two digital anthologies that, in the format of a weekly newsletter, intertwine with and accompany the exhibition for its entire duration.

FEMALE MYSTICS – SACRED HEARTS: Drunk with desire, lacking all

Literary fragments, documents, historical analyses of mediaeval mysticism and more, in relation to the cultural and visual economy of the marginal. Alongside interventions by artists, thinkers and scholars are presented testimonies of female saints and nuns, from Angela da Foligno to Santa Veronica Giuliani to Hildegard of Bingen – pharmacist of God – ; as well as contributions from intellectuals, like René Guénon’s examination of the iconography of the radiant and flaming heart. And then citations of some of the most moving passages by great women writers drawn to mysticism, such as Simone Weil and Cristina Campo. The narrations of the exhibition PUPILS run in parallel to those of the online programmes, so that a whole vocabulary is made available to the public with which to probe the relationship between the sacred, the feminine, the desire that finds expression in transcendence and the visionary nature of a spirituality that surpasses the individual.

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Philippe de Champagne (Bruxelles,1602 – Parigi,1674), Sant’Agostino cardioforo, 1645-1650, olio su tela, 78.74×62.23 cm, Los Angeles, County Museum of Art. Particolare.

“Sagittaveras tu cor meum charitate tua”
Agostino, Confessioni, 9,2,3

“Hai trafitto il mio cuore con il tuo amore” scrive Agostino rivolgendosi a Dio. Iconografia frequente nella pittura di XVII secolo, il santo “cardioforo” è colui che tiene in mano un cuore “infiammato” o trafitto da una freccia, come segno di profondo amore per Dio. La più conosciuta tra le iconografie di questo genere è quella di Sant’Agostino di Ippona (354-430). L’immagine che presenta il ciclo MISTICHE – CUORI SACRI è per l’appunto un dettaglio di Agostino “cardioforo” dal pittore francese Philippe de Champaigne (1645-1650). La verità della Rivelazione accende le fiamme attorno al cuore pulsante del santo, attraversandone lo sguardo e alimentando così l’attività di studio delle Sacre Scritture. Gli occhi di Sant’Agostino osservano direttamente quella «tenebra luminosa», come descritta da Giovanni della Croce, la luce informe ne attraversa le pupille e la mente, lasciandolo con le labbra appena schiuse.

MISTICHE – CUORI SACRI intende ricostruire il momento dell’estasi attraverso le parole di molti spiriti illustri che si sono espressi in epoche diverse anche attraverso i loro riti domestici, nonché le loro spinte pulsionali e sacrificali. La monaca e mistica francese Santa Margherita, che si distinse nella sua vita per la particolare devozione al Sacro Cuore di Gesù, tanto da ispirarne la festa, si esprimeva quasi lo avesse dinanzi agli occhi: «Ho visto questo Cuore divino come in un trono di fiamme, più brillante del sole e trasparente come cristallo».

“Sagittaveras tu cor meum charitate tua”
Augustine, Confessiones, 9,2,3

‘You pierced my heart with the arrow of your love,’ wrote Augustine, addressing himself to God. The saint bearing a ‘flaming’ heart or one pierced by an arrow, as a symbol of deep love of God, was a frequent image in the iconography of 17th-century painting. The best known of the images of this kind is that of St Augustine of Hippo (354-430). The one that presents the series FEMALE MYSTICS – SACRED HEARTS is in fact a detail of a picture of Augustine ‘bearing his heart’ by the French painter Philippe de Champaigne (1645-50). The truth of Revelation kindles flames around the beating heart of the saint, passing through his gaze and strengthening his study of the Holy Scriptures. St Augustine’s eyes peer directly into that ‘luminous darkness’, as John of the Cross described it; the formless light passes through his pupils and mind, leaving him with his lips barely parted in awe.

FEMALE MYSTICS – SACRED HEARTS sets out to reconstruct the moment of ecstasy through the words of many illustrious minds who have expressed themselves on the subject in different eras, through their domestic rites as well as their sacrificial impulses. The French nun and mystic St Margaret, who was renowned in her lifetime for her particular devotion to the Sacred Heart of Jesus, becoming the inspiration for the feast, spoke almost as if she had it before her eyes: ‘The Divine Heart was shown to me as on a throne of flames, more dazzling than the sun and transparent as crystal.’

In FLORILEGIO, il discorso sul misticismo incontra il simbolismo dei fiori e il significato che essi ricoprono in pratiche religiose, artistiche o curative.

In FLORILEGIUM, the discourse on mysticism encounters the symbolism of flowers and the significance they hold in religious, artistic or healing practices.

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Joos van Cleve (Kleve,1485 – Anversa,1541), Madonna con Bambino, 1530-1535, olio su tavola, 61.1×46.4 cm, Cincinnati Institute of Fine Art. Particolare.

Florilegio, dal latino florilegium – composto da flos floris “fiore” e da legĕre “cogliere” –ossia “raccolta di fiori” prende le mosse dall’attività letteraria di padre Giovanni Pozzi, sacerdote, frate cappuccino, autore di un florilegio. «Un chiuso giardino è mia sorella, mia sposa» (4:12) recita il Cantico dei Cantici in un passo da sempre associato alla Vergine Maria e alla sua purezza. Nell’Hortus Conclusus i fiori venivano prevalentemente scelti per il loro carattere simbolico legato a Maria, madre e generatrice di Gesù e dispensatrice della grazia e di tutte le virtù. Il giglio, fiore bianco, sta per la purezza, l’innocenza e la verginità; la rosa senza spine rappresenta la Sulamita mai toccata dal peccato originale; le viole, emblemi di modestia e umiltà, stanno per la promessa del Regno celeste; il bucaneve rappresenta la primavera e dunque la speranza. L’aquilegia invece ricorda la colomba dello Spirito Santo, come anche il garofano – il cui nome latino Dianthus, deriva dal greco e significa “fiore di Dio” – che per la sua forma e il suo colore è legato alla Passione.

Florilegium, a mediaeval Latin word that is a combination of flos, floris ‘flower’ and legere ‘to gather’ – i.e. ‘collection of flowers’, came into widespread use as a result of the literary activity of Father Giovanni Pozzi, priest, Capuchin friar and author of a florilegium. ‘A garden enclosed is my sister, my spouse’ (4:12) declares the Song of Songs in a passage that has always been associated with the Virgin Mary and her purity. In the Hortus Conclusus the flowers were chosen chiefly for their symbolic character linked to Mary, mother and begetter of Jesus and bestower of grace and all the virtues. The lily, a white flower, stands for purity, innocence and virginity; the rose without thorns represents the Shulamite, untouched by original sin; violets, emblems of modesty and humility, stand for the promise of the Heavenly Kingdom; the snowdrop represents spring and therefore hope. While the columbine recalls the dove of the Holy Spirit, as does the carnation – whose Latin name Dianthus, derives from Greek and means ‘flower of God’ – which is linked by its form and colour with the Passion.

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