2021ArchivioCASA MASACCIOIn corso

-“Mehr Licht!”- (più luce!)

a cura di Rita Selvaggio

30 ottobre – 6 febbraio 2022
Inaugurazione: sabato 30 ottobre 2021, ore 18:30

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Ann Veronica Janssens, Untitled (Light Painting), 2004, variable dimensions.
Photo: © Grafiluce. Courtesy Galleria Alfonso Artiaco Napoli.

Le ultime e testuali parole pronunciate da Johann Wolfgang von Goethe prima di spirare danno il titolo alla prossima mostra di Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea che si inaugura il 30 ottobre 2021.

Il concetto di luce è stato un elemento fondante della storia dell’arte, oltre che un mezzo imprescindibile per la visione e per la trasmissione dei colori nello spazio e a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, è diventato parte integrante del linguaggio espressivo dell’arte. Il viaggio della luce ha sorgenti molto remote, ha attraversato il mito e la metafisica, la teologia e l’arte, giungendo secolarizzata nel nostro quotidiano, intrappolata nel nostro controllo e nella nostra operatività. Diventando materia dei nostri oggetti e oggetto del nostro lavoro, essa chiede una diversa percezione del mondo, un diverso portamento del corpo, un confine molto più liquido tra interno ed esterno.

La mostra riunisce un gruppo di artisti di varie nazionalità e generazioni  Alberto Garutti (Galbiate, Lecco, 1948), Alfredo Jaar (Santiago del Cile, CL, 1956), Ann Veronica Janssens (Folkestone, UK, 1956), Joseph Kosuth (Toledo, USA, 1945), Daniele Milvio (Genova, 1988), Kaspar Müller (Schaffhausen, CH, 1983), Michel Verjux (Chalon-sur-Saône, FR, 1956) – i cui lavori  presentati in Casa Masaccio si focalizzano su fenomeni percettivi e sull’idea che la luce stessa possa essere sia soggetto che materia dell’arte.

L’intervento di Alberto Garutti consiste nel disseminare nel percorso espositivo opere della serie “Che cosa succede nelle stanze quando le persone se ne vanno?” (1993-2021), in cui l’artista si appropria di stralci di memoria domestica e materiali di vita quotidiana per continuare la sua sottile analisi critica dei sistemi espositivi.
Anche in questa occasione i contributi di Alfredo Jaar, indiscusso protagonista dell’arte di oggi, incorporano questioni che riguardano problematiche socio-politiche e si interrogano sul significato di lotta e partecipazione, di impegno politico e sociale sollecitando alla consapevolezza e alla responsabilità verso il mondo e quello che accade.
Nella pratica di Ann Veronica Janssens, l’obiettivo principale è quello di indagare la percezione della realtà smaterializzandola attraverso vari mezzi, principalmente con la luce. Dalla fine degli anni ’80, il suo lavoro si è infatti sviluppato basandosi su fenomeni ottici naturali di luce e colore. L’artista sperimenta sempre i tratti distintivi di materiali scelti con cura, di forme e luce, facendoli interagire con la nostra percezione della realtà, per creare un vocabolario ricorrente di motivi minimalisti.
Joseph Kosuth, uno dei pionieri dell’arte concettuale e dell’arte installativa, a partire dagli anni Sessanta ha dato vita a opere basate sul linguaggio e su strategie di appropriazione; per una mostra dedicata alla memoria di Daniele Del Giudice, uno dei massimi scrittori italiani del secondo Novecento, il suo intervento affronta il problema del tempo attraverso una molteplicità di rimandi ad altri autori, pensatori e scrittori. In “Quoted Use” (2019), l’artista si appropria idealmente di oggetti personali e di uso quotidiano appartenuti a scrittori e personalità influenti della cultura tra cui Jane Austen, Samuel Beckett, Simone de Beauvoir, Charles Darwin, Marcel Duchamp, Albert Einstein, Søren Kierkegaard e Virginia Woolf.
Kaspar Müller conferma anche in questa occasione il suo fare da “bricoleur”, trasfigurando i codici del design dei complementi d’arredo delegati all’illuminazione di interni, li sovverte attraverso minime variazioni, inventando altri oggetti. Il fluire dei significati comunemente attribuiti a questo tipo di elementi lavora insieme ad immagini, icone e costellazioni di simboli per mettere a punto un unico dispositivo che si espande nel tempo e nello spazio per suggerire scenari alternativi di dispersione e di successivo recupero di energia. Per –“Mehr Licht!”-, Kaspar Müller ha appositamente pensato “Tree of lights” (2021) un’opera che si muove tra scultura, design e arte in un contesto funzionale.
Il lavoro di Daniele Milvio si fonda su un’iconografia errante che non ha alcuna origine nella speculazione formale, ma nasce e prende forma nella pratica quasi quotidiana del disegno. Per la mostra in Casa Masaccio, l’artista presenta “In tutta la città si facevano testamenti” (2016), un bronzo collocato nel “chiasso” dell’edificio, pensato con l’intento di creare una scultura di difficile datazione, ma che in realtà risulta essere una lampada ad olio ipertrofica la cui iconografia fa riferimento a motivi della prima metà del XVII secolo.
Quelli di Michel Verjux, più che spazi interni sono “corpi interiori”, simili alla luminescenza biotica, diversi dal luminismo pittorico, dalle sculture di luce soggette alla semplice contemplazione. La loro topologia ne fa soglie di invito a transiti percettivi, indici di legame tra energia, concetto e materia sottostante. Gli “éclairages” dell’artista francese consistono di fatto in pura “luce”, proiettano la luce artificiale sulla solare, lustrano in quanto rischiarano.

-“Mehr Licht!”- è dedicata alla memoria di Daniele Del Giudice (Roma, 11 luglio 1949 – Venezia, 2 settembre 2021), i cui saggi contenuti nel volume “In Questa Luce” (Einaudi, Torino 2013) hanno accompagnato il procedere di questa mostra.

–”Di luce le nostre cose, di luce le nostre armi, di luce le nostre comunicazioni, i monitor e i computer – memoria che diventa luce – […]’ –

CARTELLA STAMPA / PRESS FOLDER

Con il sostegno di: Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura; Stadt Schaffhausen.

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-“Mehr Licht!”- è stata possibile grazie alla collaborazione con: A Arte Studio Invernizzi (Milano), Galleria Alfonso Artiaco (Napoli), Galleria Lia Rumma (Napoli / Milano), Galleria Federico Vavassori (Milano), Studio Alberto Garutti (Milano).

Un grazie speciale a tutti gli artisti coinvolti nel progetto, ai prestatori e a: Epicarmo Invernizzi (A Arte Studio Invernizzi, Milano), Alfonso Artiaco, Ilaria Artiaco e Luigi Giovinazzo (Galleria Alfonso Artiaco, Napoli), Lia Rumma, Paola Potena, Edith Ballabio, Sara Ceroni, Camillo Triulzi, Francesca Vitullo (Galleria Lia Rumma, Napoli / Milano), Giacomo Nigro, (Studio Alberto Garutti, Milano).

-“Mehr Licht!”- (more light!)
curated by Rita Selvaggio

30 October – 6 february 2022
Opening: Saturday, 30 October 2021, 6.30 pm

The exact last words pronounced by Johann Wolfgang von Goethe before breathing his last serve as the title for the coming exhibition at Casa Masaccio | Centro for l’Arte Contemporanea, which will open on 30 October 2021.

The concept of light has been a fundamental element of the history of art, as well as an indispensable means for the vision and transmission of colours in space, and ever since the 1960s has become an integral part of the expressive language of art. The journey made by light has very remote sources. It has passed through myth and metaphysics, theology and art, before being secularised in our everyday lives, trapped in our control and our practical activity. Becoming material of our objects and object of our work, it asks for a different perception of the world, a different bearing of the body, a much more fluid boundary between inside and outside.

The exhibition brings together a group of artists from different countries and belonging to different generations  Alberto Garutti (Galbiate, Lecco, IT, 1948), Alfredo Jaar (Santiago de Chile, CL, 1956), Ann Veronica Janssens (Folkestone, UK, 1956), Joseph Kosuth (Toledo, USA, 1945), Daniele Milvio (Genova, IT, 1988), Kaspar Müller (Schaffhausen, CH, 1983), Michel Verjux (Chalon-sur-Saône, FR, 1956)  whose works presented at Casa Masaccio focus on phenomena of perception and on the idea that light itself can be both subject and material of art.

Alberto Garutti’s intervention consists in scattering around the layout of the exhibition works from the series What happens in rooms when people have left? (1993-2021), in which the artist appropriates bits of domestic memory and materials of daily life in order to continue his subtle critical analysis of the systems used for the display of works of art.
On this occasion too, the contributions of Alfredo Jaar, an undisputed protagonist of today’s art scene, incorporate questions that regard socio-political issues and probe the significance of struggle and participation, of political and social engagement, seeking to raise people’s awareness of and sense of responsibility for the world and what goes on in it.
The principal aim of Anna Veronica Janssens’ practice is to investigate the perception of reality by dematerializing it through a variety of means, chiefly light. Since the end of the 1980s, in fact her work has been based on natural optical phenomena of light and colour. The artist has always experimented with the distinctive traits of carefully chosen materials, with forms and light, getting them to interact with our perception of reality so as to create a recurrent vocabulary of minimalist motifs.
Since the 1960s Joseph Kosuth, one of the pioneers of conceptual art and installation art, has been producing works based on language and on strategies of appropriation. For an exhibition dedicated to the memory of Daniele Del Giudice, one of the greatest Italian writers of the second half of the 20th century, his intervention tackles the problem of time through a multiplicity of allusions to other artists, thinkers and authors. In Quoted Use (2019), the artist appropriates personal items and objects of everyday use that belonged to writers and influential cultural figures, including Jane Austen, Samuel Beckett, Simone de Beauvoir, Charles Darwin, Marcel Duchamp, Albert Einstein, Søren Kierkegaard and Virginia Woolf.
And on this occasion Kaspar Müller confirms his practice of ‘bricolage’, transfiguring the codes of the design of furnishing accessories used for the lighting of interiors and subverting them through minimal variations, so as to invent other objects. The range of meanings commonly attributed to this kind of element works with images, icons and groups of symbols to produce a single system that expands in time and space to suggest alternative scenarios of loss and subsequent recovery of energy. For –“Mehr Licht!”- Kaspar Müller has specifically conceived Tree of lights (2021), a work that moves between sculpture, design and art in a functional context.
The work of Daniele Milvio is founded on a roving iconography that does not stem from formal speculation, but arises out of and is shaped in his almost daily practice of drawing. For the exhibition at Casa Masaccio, the artist is presenting In tutta la città si facevano testamenti (All over the city people were writing their wills, 2016), a bronze located in the ‘alley’ of the building and conceived with the intent of creating a sculpture that would be hard to date, but that in reality turns out to be an overgrown oil lamp whose iconography makes reference to motifs from the first half of the 17th century.
Rather than internal spaces Michel Verjux’s creations are ‘interior bodies’ with affinities to biotic luminescence, quite different from painterly luminism and from sculptures of light intended for mere contemplation. Their topology makes them thresholds of invitation to perceptual transits, indications of the underlying link between energy, concept and matter. In fact the French artist’s éclairages consist of pure ‘light’, projecting artificial light onto sunlight and glowing as they illuminate.

-“Mehr Licht!”- is dedicated to the memory of Daniele Del Giudice (Rome, 11 July 1949 – Venice, 2 September 2021), whose essays in the volume In Questa Luce (Einaudi, Torino 2013) have served as a guide in the preparation of this exhibition.

– ‘Of light our things, of light our arms, of light our communications, the monitor and the computer – memory that becomes light – […]’ –

CARTELLA STAMPA / PRESS FOLDER

With the support of: Pro Helvetia, Swiss Arts Council; Stadt Schaffhausen.

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-“Mehr Licht!”- has been possible thanks to the collaboration with: A Arte Studio Invernizzi (Milan), Galleria Alfonso Artiaco (Naples), Galleria Lia Rumma (Naples / Milan), Galleria Federico Vavassori (Milan), Studio Alberto Garutti (Milan).

A special thank you goes to all the artists involved, the lenders, and to: Epicarmo Invernizzi (A Arte Studio Invernizzi, Milan), Alfonso Artiaco, Ilaria Artiaco and Luigi Giovinazzo (Galleria Alfonso Artiaco, Naples), Lia Rumma, Paola Potena, Edith Ballabio, Sara Ceroni, Camillo Triulzi, Francesca Vitullo (Galleria Lia Rumma, Naples / Milan), Giacomo Nigro, (Studio Alberto Garutti, Milan).

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GIULIO SAVERIO ROSSI
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Marcel Duchamp, Traveler's Folding Item, signed Marcel Duchamp, bears the edition number 5/8 and dated 1964 (in the interior), Readymade: Underwood typewriter plastic cover
Photo: © Sotheby's
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