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ITALIANI
IN VACANZA
A cura di Pier Luigi Tazzi
Antonio
Rovaldi, Sabrina Mezzaqui, Giovanni Ozzola, Michelangelo
Consani, Robert Pettena
Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno
16 feb– 30 mar 2008
Inaugurazione sabato 16 febbraio 2008 ore 18.00
Riapre l’attività espositiva di Casa
Masaccio, centro per l’Arte Contemporanea,
con la mostra ITALIANI IN VACANZA,
curata da Pier Luigi Tazzi. L’esposizione
presenta i lavori di cinque artisti italiani: Antonio
Rovaldi, Sabrina Mezzaqui, Giovanni Ozzola, Michelangelo
Consani e Robert Pettena.
Italiani
in Vacanza nasce come fast show –
un’occasione, una necessità, un’idea
– e si sviluppa come uno slow project - accorpamento
di opere che si sono venute concretizzando al di fuori
di ogni programma in tempi diversi. Si è trattato,
infatti, di incontri fortuiti che si danno ogni volta
che l’artista, italiano in questo caso e non a
caso, rilascia l’assillo della progettazione e
dell’elaborazione, svuota la mente, va in vacanza.
Da questo svuotamento, da questa vacanza, da questa
caduta dell’attenzione, da questo sonno vigile,
sorgono le apparizioni, le visioni incontrollate, gli
incontri”.
Le opere dei cinque artisti, non sono frutto di una
ricerca specifica e predeterminata, ma visioni materializzatesi
in forme fluide, come quelle offerte dalla fotografia,
dal disegno e dal video, svincolate da qualsiasi programma
operativo e scaturite dal vuoto e dall’altrove.
L’artista le ha come messe a dimora nell’opera
avendo abbassato la soglia del giudizio selettivo. L’opera
così realizzata da conto di un incontro e di
una meraviglia, ed è allo stesso tempo un riconoscimento,
una rammemorazione, che riconduce ciascun artista a
se stesso, alla propria più profonda e segreta
sostanza. Il mondo nella sua estensione e nella sua
apertura, e il viaggio fantastico o reale dentro di
esso, sono l’occasione che permette l’emergenza
della visione e la pratica di un’esperienza. La
sensibilità dell’artista è la materia
molle pronta a ricevere l’impronta di quelle.
La Thailandia di Antonio Rovaldi, le tavole di iscrizione
di Sabrina Mezzaqui, il deserto e la notte di Giovanni
Ozzola, il Peloponneso di Michelangelo Consani, la spiaggia
atlantica di Robert Pettena, sono regioni dell’anima
più che entità geografiche.
La storia è quella di ognuno, come lo sono la
memoria e la capacità di formalizzazione sollecitate
a restituire nell’immediato dell’opera –
fast -, nel momentum che ciascuna opera
è e che tuttavia si inscrive nell’onda
lunga – slow – della reciproca
coscienza di essere al mondo e nel mondo.
All’interno dello spazio espositivo la dislocazione
delle opere tende a riprodurre e restituire l’esperienza
iniziale che le ha rispettivamente generate.
Ufficio
Stampa
Ambra Nepi Comunicazione
Tel. 055/244217-242705 - 348-6543173
e.mail: ambranepicomunicazione@gmail.com
ORARI: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì
chiuso
INGRESSO:
gratuito
Casa
Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
Corso
Italia, 83
52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 91.26.283
www.casamasaccio.it
Antonio Rovaldi - nato a Parma nel
1975 -
Ha studiato Arte e fotografia alla Naba di Milano dove
si è diplomato nel 2000.
Da allora la sua ricerca si muove intorno a tematiche
relative la percezione dei luoghi, del paesaggio, mettendo
sempre in relazione i differenti media utilizzati, come
la fotografia, il video, la scultura ed il disegno.
La dimensione della distanza fra i luoghi, l’attraversamento
fisico e mentale in essi, veri o immaginari essi siano,
sono una costante nella ricerca dell’artista.
Dal 2006 ad oggi Rovaldi divide Milano con New York.
Nel 2006 è stato uno dei vincitori del ‘Premio
New York’ alla Columbia University e nel 2009
sarà residente agli Iscp artist studio program
sempre a New York.
Dal 2007 è docente al master di arte e architettura
del paesaggio ‘Paesaggi straordinari’ alla
Naba di Milano.
Sabrina Mezzaqui - Bologna 1964, vive
e lavora a Marzabotto (Bo) –
La Mezzaqui porta il proprio sguardo sulle cose più
minute della vita. Il suo è un lavoro riservato
e solitario, fatto di gesti ripetuti, di tempi dilatati
fino a diventare una sorta di meditazione e di recupero
della memoria. Le sue opere sono frutto di una disciplina
riflessiva e autoimposta, di manualità ed esercizio
calati nella sospensione temporale del rito. Mezzaqui
utilizza materiali comuni: disegno a matita o pennarello,
carta, pagine ritagliate. La scrittura ricorre spesso
nel lavoro dell’artista, recuperata o trasformata,
oppure solo immaginata o ancora negata nella quadrettatura
di un foglio parzialmente inciso i cui ritagli cadono
a terra, tra permanenza e instabilità. Nelle
sue installazioni, proiezioni di ombre o luci o ancora
immagini di real-life riprese con telecamera fissa,
riesce ad ottenere suggestioni di grande forza. Tra
le numerose mostre realizzate si ricorda: C’è
un tempo alla GAM di Torino, 2006 e Come acqua nell’acqua
a Castel Sant’Elmo, Napoli, 2007-2008.
Giovanni Ozzola - Firenze 1982, vive
e lavora tra Firenze e Prato –
Le opere di Giovanni Ozzola sono come segnali di luce
che indicano un bagliore, una porta d’ingresso
verso la possibilità di una differente percezione.
La ricerca complessa e carica di forti tensioni vitali
corrisponde ad rappresentazione semplice, basata sull’analisi
dei piccoli eventi, apparentemente trascurabili, frammenti
di vita, fenomeni naturali che ogni giorno si ripetono
miracolosamente, uguali a se stessi e pur sempre unici
e diversi. L’artista, già presente in importanti
appuntamenti in Italia e all’estero, è
da considerarsi tra le realtà emergenti italiane
più interessanti di questi ultimi anni. Tra le
mostre realizzate ricordiamo le personali a Firenze
a Forte Belvedere nel 2007, e alla Galleria Continua
a San Gimignano nel 2006; le collettive Scirocco a cura
di Pier Luigi Tazzi e Antonio Catelani, Künstlerhaus
a Bregenz, 2006; Guardami, Percezione del video, a cura
di Lorenzo Fusi, Palazzo delle Papesse, Siena, 2005;
in-visibile in-corporeo, a cura di Pier Luigi Tazzi,
MAN Museo d’Arte, Nuoro, 2005; Museo Pecci Progetto
Collezione, a cura di Daniel Soutif e Samuel-Fuyumi
Namioka, project room, Museo Pecci, Prato, 2004; Happiness.
A survival guide for art and life, a cura di David Elliott
e Pier Luigi Tazzi, Mori Museum, Tokyo, 2003; Via Pal.
Il confine delle notti, a cura di Fabio Cavallucci,
Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento, 2002.
Michelangelo Consani - Livorno 1971.
Vive tra Livorno e Den Haag (Olanda) per un programma
studio - L’opera di Consani trae spesso origine
dall’esperienza delle relazioni interpersonali
e della vita quotidiana; i fatti veri e propri vi trovano
raramente un riscontro puntuale, avendo piuttosto, l’artista,
interesse a coglierne gli aspetti ineffabili, ad approfondire
la questione della conoscibilità della natura
delle cose e delle persone e la nozione di un’identità
che si gioca nel rapporto con l’altro o con il
contesto, e che risulta, di conseguenza, necessariamente
mobile. Le sue opere sono caratterizzate da un’incompiutezza,
da una ‘mancanza, da un senso di “Positiva
sospensione” e di “vuoto” che ne definiscono
il carattere. Per far questo Consani utilizza qualsiasi
mezzo dal video, alla fotografia, alla scultura rifuggendo
ad ogni effetto di spettacolarizzazione.
L’artista ha preso parte a numerosi eventi espostivi
sia in Italia che all’estero, tra questi ricordiamo:
2007 Suitcase Illuminated #5 on Informal Economy, a
cura di K.Anguelova e A.Poggianti, P74 Center and Gallery,
Ljubljana, Mac/Val Musee d'Art Contemporain du Val de
Marne, Parigi; unDEAF, Dutch Eletronic Art Festival,
The Hangar space, Rotterdam; 2006 Belef, Belgrad Summer
Festival, a cura di A.Bruciati e A.Crippa, Palazzo Kapetan
Misino Zdanje, Belgrado; La necessità di un isola,
a cura di A.Poggianti e B.Theis, Isola Art Center, Milano;
2005 Fear, a cura di M.Gandini, Artandgallery, Milano;
ARCO 05, New Territories a cura di A.Vettese, Associazione
Prometeo, Madrid; 2004 Crash Landing, a cura di M.Schwander,
2WK2, Berlino; Spread in Prato a cura di P.L.Tazzi,
Dryphoto Arte Contemporanea; Macrovideoteca, a cura
di V.Valentini, MACRO, Roma; 2003 Artkliazma, Festival
of Contemporary Art at the Klazminskoye Reservoir, a
cura di J.Deitch, P.Ellis, L.Martin, Mosca.
Robert Pettena - Pembury (GB) 1970,
vive e lavora a Firenze – Segno distintivo di
numerose video-installazioni di Robert Pettena è
l’interrogarsi sulla propria identità,
raccogliendo-riordinando materiali della storia famigliare
e della propria memoria, innestando riflessioni sul
sociale. Combinandoli alla fitta ragnatela di corporeità
che ci circonda. Relazionando l’interno e l’esterno.
Come in ‘Wind Farm Game’ (2002), ‘Harold’
(1999),’Sink House’(2002), ‘Freestyle’
(2004). Pettena sposta continuamente i confini del suo
lavoro, è sempre in fuga, ma nel mirino di una
ipotetica videocamera puntata sulla sua corsa, la sua
immagine resta sempre a fuoco. Gioca con i tabù,
li esorcizza. Troppo consapevole per non essere ironico,
ma anche così lucido da considerare ogni sua
opera un prezioso campo d’esperienza. Tra le mostre
realizzate si ricordano: 2000 Once again in your bones,
Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di
Prato, ideazione Bruno Corà; 2002 Pentagon Play
a cura di Mike McGee, Main Art Gallery di Fullerton,
Los Angeles. Tra le collettive: 2002 Video Festival,
Museum of New Art, Detroit, U.S.A; 2003 Spread in Prato,
a cura di Pier Luigi Tazzi, Prato; 2003 Palazzo delle
Libertà, Palazzo delle Papesse, Siena; 2004;
XIV QUADRIENNALE ANTEPRIMA TORINO, Promotrice delle
Belle Arti, Torino; 2005 Prague Biennale 2, direzione
artistica G.Politi, Praga; CLIP IT rassegna video a
cura di Luca Beatrice, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo;
2006 The Food Show: The Hungry Eye, a cura di Robert
G. Edelman e Gina Fiore, Chelsea Art Museum, New York,
USA; 2007 52° Biennale di Venezia, eventi collaterali,
Beuys Boys, progetto di Robert Pettena e Pier Luigi
Tazzi; Good Morning Babilonia, Galleria Marella, Beijing,
China; 2008 Identities in Touch, Università di
Waseda, a cura di Michyo Myake, Tokio, Giappone. |