[ spazi ] per la creatività giovanile [ cantieri ] per il lavoro comune tra artisti maestri e giovani artisti per fare arte contemporanea
[ mostre ]
per valorizzare le esperienze artistiche e diffondere la conoscenza e la sperimentazione dei nuovi linguaggi.

Fernando Farulli, Remo Gardeschi, Alfredo Cappellini, Enzo Faraoni, Piero Guccione, Piero Plescan, Livio Della Ragione, Giangiacomo Spadari, Aldo Turchiaro, Antonio Armidelli, Carlo Posfortunati, Walter Fusi, Piero Leddi, Sirio Midollini, Alberto Cavallari, Sergio Scatizzi, Renato Guttuso, Leonardo Papasogli, Antonio Bueno, Venturino Venturi, Riccardo Guarnieri, Francesco Guerrieri, Rinaldo Frank Burattin, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Alberto Moretti, Carlo Cioni, Roberto Barni, Marco Fidolini, Jules Maidoff, Emilio Carvelli, Mario Callossi, Renato Bittoni, Nicola Pagallo, Giuliano Azzoni, Aziz Fuad, Gregg Wayatt, Paddy Campbell, Mauro Capitani, Bruni Sandra, Luca Alinari, Lou Tissen, Renzo Gerbino, Pasquale Prencipe, Alberto Garutti, Mario Airò, Massimo Bartolini, Marcello Maloberti, John Murphy, Avis Newman, Lucia Baldini, Nada Cingolani, Mauro Staccioli, Sergio Traquandi, Janet Mullarney, Walter Malandrini, Luca Brandi, Furio Castellucci, Marco Bolognesi, Gian Marco Montesano, Manuela Mancioppi, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Francescaes, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Robert Pettena, Paolo Meoni, Rendel Simonti, Giacomo Casprini, Wolfgang Kliege.

La storia di questa collezione si profila come un’attenzione che ruota fin dall’inizio intorno ad una speciale, precoce sensibilità ai fatti dell’arte, manifestata dalla città e che già nel corso degli anni Sessanta accreditava San Giovanni Valdarno come centro di iniziativa artistica pienamente calato nel contemporaneo, di cui rifletteva con dovizia fermenti , contraddizioni, utopie. In tale quadro si inscrive, del resto, la breve ma intensa storia del “Premio Masaccio” bruscamente interrotta alla sua sesta edizione – e forse non casualmente- del 1968: un concorso estemporaneo che diventa un crocevia di personalità ed esperienze che di lì a poco avrebbero indelebilmente marcato tutta l’arte a venire.
Basta ricordare solo alcuni nomi - Paolini, Anselmo, Boetti, Kounellis, Zorio, Nespolo, Moretti, Nigro, Farulli, Nannucci, Guarneri, Scatizzi per rendersi conto come i “Premi Masaccio” abbiano saputo documentare i sommovimenti di una tra le stagioni più fervide dell’arte italiana del dopoguerra. In anni più vicini a noi, l’attenzione verso le arti visive e la contemporaneità ha maturato nuove determinazioni che hanno condotto gradualmente Casa Masaccio ad attestarsi come spazio espositivo di alto profilo, capace di inserirsi a pieno titolo nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Queste sommariamente le tappe di quel percorso istituzionale e culturale che hanno presieduto alla formazione della Collezione comunale d’arte contemporanea. In questa occasione sarà presentata un’ampia selezione delle opere dagli anni ’60 ad oggi che saranno esposte in alcuni palazzi storici della città, Casa Masaccio, Casa Giovanni Mannozzi, palazzo d’Arnolfo e in alcuni spazi commerciali nel tessuto urbano della città, in una mostra dal titolo “ ZIG-ZAG”. Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città.
Un titolo preso a prestito da una delle opere presenti in collezione di Alighiero Boetti, un omaggio ad uno dei protagonisti dell’arte povera, movimento che viene celebrato quest’ anno in diverse città ed istituzioni italiane.

FILE ALLEGATI: MANIFESTO “ZIG-ZAG” ›

Orari:
Casa Masaccio
feriali 15-19, festivi 10-12/15-19, lunedi chiuso

Casa Giovanni Mannozzi
venerdi – sabato 15-19, domenica e festivi 10-12/15-19 lunedi chiuso

Villa Barberino, Sala dell’Allocco (Meleto–Cavriglia)
sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18
da martedi al venerdi dalle ore 10 alle 18 su prenotazione
tel. 055 961321 / mobile 339 7586013

a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
 
Palazzo d'Arnolfo
San Giovanni Valdarno, Piazza Cavour 1

Giovedi 12 gennaio 2012 ore 17.00
in collaborazione con la Biblioteca Comunale Masaccio

Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere
conferenza a cura del Prof. Stefano Bartolini
Docente di Economia politica e sociale Università degli studi di Siena

Con la conferenza del Prof. Stefano Bartolini continuano, a San Giovanni Valdarno, le attività promosse nell’ambito dell’iniziativa Contemporary_City. Una rassegna itinerante, progettata come una ricerca in progress, e definita come un laboratorio, uno spazio performativo nella Città, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. Essenzialmente una zona temporaneamente autonoma.

Una rassegna che pone l’attenzione sulla nuova generazione artistica che ha bruscamente cambiato direzione di marcia e spostato la propria attenzione dai valori cromatici e narrativi – e dalle abilità tecnico-realizzative legate alla produzione dell’oggetto artistico – agli aspetti concettuali, contestuali e, appunto, relazionali (usando la felice espressione di Bourriaud), diventati elementi generativi delle opere di questi anni.

Se l’arte contemporanea viene messa in un museo ( dove ci si aspetta che sia), che senso ha?
L’arte non dovrebbero occuparsi di riempire spazi, ma di necessità e urgenze.
Nomadi del mondo dell’arte che creano corrispondenza tra arte, cinema, teatro, architettura, web e problematiche sociali su scala globale. Tutto questo produce comunità, unisce e interseca intelligenze, ogni azione si sdoppia creando riferimenti a spirale con altre generazioni, domini di intelligenza, bellezza, professionalità, sensibilità e prossimità.

La conferenza di Stefano Bartolini si presenta infatti come un’analisi delle opportunità offerte dalla ‘scienza della felicità’, recentemente sviluppatasi in molte scienze sociali, di valutare l’impatto sul benessere delle varie politiche economiche e sociali. Le ricerche mostrano che la crescita economica ha un debole impatto sul benessere e che altri fattori, in particolare la qualità della esperienza relazionale degli individui, hanno maggiore importanza. In particolare hanno grande importanza le relazioni intime, le relazioni inter-generazionali, quelle sociali, culturali e di lavoro.

Viviamo in paesi ricchi, ci siamo affrancati dalla povertà di massa e abbiamo accesso ai beni di consumo, all’istruzione, alla sanità, a una vita più lunga e sana. Eppure ognuno di noi avverte nell’aria il serpeggiare di un’insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente e ostinata litania che passa di bocca in bocca: la mancanza di tempo. Viviamo di corsa in mezzo a individui frettolosi. E a mancare è prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull’altare del benessere materiale, che conosce due soli imperativi: lavoro e consumo.

Siamo più ricchi di beni e sempre più poveri di relazioni. Ecco perché siamo sempre più infelici. È questo il quadro desolante confermato dagli studi di varie scienze sociali sulla «felicità» nei paesi a più alto grado di sviluppo, che in questa occasione ci viene presentato da Stefano Bartolini. Parte da queste considerazioni l’analisi e la proposta di un economista che da anni studia il tema della felicità nelle società avanzate.

Perché i paesi ricchi non sono riusciti e non riescono a coniugare sviluppo economico e benessere? Ad attenderci in questa occasione è dunque un viaggio attraverso le cause e le soluzioni dell’insoddisfazione contemporanea.

Il cuore del problema è che lo sviluppo economico si è accompagnato a un progressivo impoverimento delle nostre relazioni affettive e sociali. Questo tipo di sviluppo non solo non produce benessere ma crea anche enormi rischi per la stabilità economica, come la crisi attuale dimostra.

Essa infatti è il prodotto di un’organizzazione sociale che genera la desertificazione delle relazioni umane. Ecco dunque perché il nostro sistema economico e molti aspetti della nostra esperienza sia individuale che collettiva – la famiglia, il lavoro, i media, la vita urbana, la scuola, la sanità – hanno bisogno di un profondo cambiamento culturale e organizzativo. Governi e amministrazioni locali, partiti e movimenti politici, imprenditori, manager, genitori, docenti, medici, e noi tutti abbiamo la possibilità e la necessità di riprogettare il nostro mondo: coniugare prosperità economica e felicità è necessario e possibile. Cambiare la scuola. Cambiare le città. Cambiare lo spazio urbano. Ridurre il traffico. Ridurre la pubblicità. Sono alcune delle proposte concrete che compongono un vero e proprio manifesto per la felicità.

L'autore
Stefano Bartolini insegna Economia politica ed Economia sociale presso la Facoltà di Economia «Richard M. Goodwin» dell’Università di Siena. Ha pubblicato numerosi saggi sulle più prestigiose riviste internazionali.

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
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Incontro sulle politiche di transizione e di autonomia rivolte ai giovani.
Palazzo d’Arnolfo – San Giovanni Valdarno 16.12. 2011.


Il Comune di San Giovanni Valdarno, in collaborazione con la Provincia di Arezzo, la Fondazione Sistema Toscana e con la partecipazione dell’Ufficio giovani sì della Regione Toscana, organizza per il prossimo 16 dicembre 2011, una giornata informativa e di riflessione dal titolo: Presente/Futuro_Valdarno#generazioni2.0, dedicata alla creatività e alle politiche di transizione e di autonomia rivolte ai giovani, con un focus speciale sul progetto regionale “GiovaniSì”, che prevede nuove linee di intervento che sistematizzano le politiche regionali con le esperienze e le attività promosse a livello locale e Provinciale. La giornata sarà strutturata sul format degli eventi “ToscanaLab”, sui temi di “Internet Better life”, sui giovani e il lavoro ai tempi del web 2.0 e sulla creatività giovanile. Saranno trattati argomenti diversi e complementari, come ad esempio i giovani nella comunicazione web e l’ innovazione tecnologica e comunicativa e presentate delle eccellenze locali legate al mondo di internet e alla comunicazione web. Nel pomeriggio uno spazio dedicato ai giovani del Valdarno, alle loro idee, alla loro voglia di fare, con delle Ignite che presenteranno progetti nuovi e altri già avviati sul territorio. Il Comune di San Giovanni Valdarno intende così’ creare un'occasione di informazione e di approfondimento su questi temi nel Valdarno, coinvolgendo i Comuni della vallata, le scuole, il terzo settore, le associazioni di categoria i sindacati e le associazioni giovanili.

Presente/Futuro
#generazioni2.0 @valdarno

16 Dicembre 2011 – San Giovanni Valdarno Palazzo d'Arnolfo, Piazza Cavour 1

Ore 09.30 – 13.00
- saluto del Sindaco di San Giovanni Maurizio Viligiardi e dell'Assessore alle Politiche Giovanili della Provincia di Arezzo Francesco Ruscelli
- introduzione, dell'Assessore alle politiche Giovanili del Comune di San Giovanni Valdarno Laura Camiciottoli
- intervento dell’ Assessore Provinciale alla formazione, al lavoro e alle pari opportunità della Provincia di Arezzo Carla Borghesi: Progetti e azioni sul territorio
- Coffe break
- Internet Better Life
Mirko Lalli (responsabile Comunicazione e Marketing della FST)
- La Toscana per i giovani: a partire dal progetto Giovanisì? L’autonomia dei giovani come motore di crescita e innovazione.
Carlo Andorlini, responsabile ufficio regionale “Giovanìsì”
- Buffet

Ore 14.30 - 18.30
#generazioni2.0@Valdarno
Powered by ToscanaLab

- Urban Experience - Carlo Infante
- I giovani e il lavoro ai tempi del web2.0 - Erica Donalato
- Geek mom - Chiara Ferretti
- Grow The Planet: un social network per far crescere il proprio orto 2.0
Leonardo Piras e Gianni Gaggiani
- Social Media for events - Costanza Giovannini
- Digital Press Design. Il ruolo del designer nel futuro dell'editoria
Francesco Terzini
- Speak _partecipazione, spazi e kreatività
Paolo Martinino (Progetto Giovani Valdarno)
- Storie, Storytelling e contenuti digitali - Camilla Silei
- la Toscana che suona
presentazione del progetto a cura della Fondazione Arezzo Wave

inserti musica live DVNO unplugged

Ignite
interamente dedicate alla creatività giovanile, alle loro idee, alla loro voglia di fare e alle eccellenze locali nella comunicazione web e alle iniziative legate al mondo di Internet: Hydra - The series, web serie girata e prodotta in Valdarno - Valdarno Post, Generacomunicazioni.tv, NEXT_Progetto Futuro

social media team

La comunicazione dell’iniziativa prevede l'attività online di un Socia Media Team, che avrà il compito di presentare la giornata sui Social Media e su Toscanalab, generacomunicazioni.tv e su alcuni blog socialfriends.
Il team sarà composto da una serie di giovani blogger e social media reporter, fotografi e video maker che trasferiranno in tempo reale le informazioni in rete e riporteranno nel dibattito impressioni e contributi sulla giornata che saranno pubbicati sui social media. Facebook, Twitter per veicolare contenuti durante lo svolgimento dell'iniziativa con hashtags, fanpages etc.., Flickrs per i content fotografici, Youtube per i video.

Info:
Comune di San Giovanni Valdarno
Assessorato alle Politiche Giovanili
Tel. 055 9126283
www.casamasaccio.it
www.generacomunicazioni.tv

Stazione_Ceramica
Utopia Station

temporary art center

16- 25 dicembre 2011
Inaugurazione venerdi 16 dicembre ore 18.30

San Giovanni Valdarno
Via Mannozzi (ex-ceramica/ex-opera)


the future is now [ the future is it]

Francescaes, Manuela Mancioppi, Giacomo Casprini, Janet Mullarney, Lucia Baldini, Silvia Baglioni, Sergio Traquandi

a cura di casa masaccio arte contemporanea


L'odore del legno bruciato

Postcards from Beirut / Gea Brown, Michelangelo Consani, Leone Contini, Fausto Falchi, Iacopo Seri

a cura di Vincenzo Estremo e Cristiano Magi - in collaborazione con casa masaccio arte contemporanea

FILE ALLEGATI: MANIFESTO EVENTO ›



Eventi

ore 21.00
Hydra - The series

la web serie girata e prodotta in Valdarno
presentazione del progetto e dei giovani ideatori e creatori della serie.

ore 22.00
Tom Violence

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
Ex-ceramica, Via Mannozzi
16- 25 dicembre 2011 - Inagurazione venerdi 16 dicembre ore 18.30


La riconversione degli edifici fa parte della storia della nostra architettura, è un patrimonio del nostro modo di costruire. Riconvertire significa costruire, ed è ancora più interessante quando – come spesso accade – l’edificio riconvertito, viene adibito ad altre funzioni, come in questo caso, un’ ex-ceramica recuperata negli anni ottanta, ormai in stato di abbandono, prende nuova vita sotto forma di centro di aggregazione e come Temporary Art Center, sorta di vero e proprio centro d’arte e di relazione. Questo progetto che opera una riconversione, se pur temporanea, si trova a dover – in qualche modo- ricostruire un luogo, proprio come gli artisti che sono chiamati a ricordarci l’esistenza di questi luoghi o a dare forma alle proprie idee.

UTOPIA STATION

Stazione Utopia è un luogo di passaggio che produrrà, in tempo reale, un’attività ben più complessa di una semplice mostra. La sua struttura concettuale si presenta flessibile, ma la struttura progettata appositamente in questa occasione sarà anche materiale. Sorgerà sotto forma di una serie di contributi da parte di artisti e curatori di diverse generazioni, che daranno vita ad un progetto flessibile, che non si presenterà come un’opera finita ma come un progetto in divenire..
La Stazione diventerà un luogo di sosta, in cui fermarsi, riflettere, ascoltare e vedere, riposare, parlare e fare scambi, completata dalla presenza di persone e da un programma di eventi. Performance, concerti, video e film, contribuiscono a definire la Stazione, tanto quanto i suoi soggetti solidi. Nella Stazione, in questo periodo, verranno continuamente aggiunti oggetti di ogni genere; la gente lascerà delle cose e ne porterà via altre, ritornerà o non verrà mai più, ci saranno sempre persone che vorranno lasciare troppo e altre che non sapranno cosa lasciare o cosa dire. Queste sono le sfide per una Stazione Utopia allestita nel cuore di una città, dagli effetti imprevedibili, in cui qualcosa che manca si trasforma in qualcosa che eccede e il dubbio prodotto tra questi due qualcosa sarà tanto significativo quanto qualsiasi idea di utopia. Queste tensioni saranno le benvenute, come se si trattasse di ospiti.
La Stazione incorporerà materiali estetici, questioni estetiche, in un’altra economia che non considera l’arte come una cosa inevitabilmente dissociata, è qualcosa di più di un idea, per ricordarsi dell’esistenza di un’inevitabile relazione tra le arti e il resto delle attività sociali.
Per ora ci incontriamo e lasciamo circolare molte idee sull’utopia e su come sia necessario che essa ci sia, come un’elevazione, un’ulteriore crescita dell’anima.

Un luogo in cui l’immaginazione possa espandersi, un luogo di finzione come produttrice di realtà, qualcosa che proviene dall’esperienza stessa, conoscenza e azione riunite insieme in modo da diventare indistinguibili, l’insurrezione che si svuota nella costituzione. Usiamo l’utopia come catalizzatore, un concetto utilissimo come carburante, lasciando ad altri la definizione di utopia. Ci incontriamo per unire i nostri sforzi, motivati dal bisogno di cambiare il paesaggio internamente ed esternamente, dal bisogno di pensare, di integrare il lavoro di quegli artisti, intellettuali e operai che siamo noi in un modello di comunità più ampia, un altro tipo di economia, una conversazione allargata, un altro modo di essere. Questo teatro delle relazioni si avvolge attorno a visioni di mondi diversi ciascuno dei quali rappresenta un’isola, ognuno dei quali però è una realtà concreta, piena di natura e di forza. Molte cose accadranno in quel luogo e ne provocheranno altre.

exhibitions

ore 18.30 opening

the future is now [ the future is it]
Francescaes, Manuela Mancioppi, Giacomo Casprini, Janet Mullarney, Lucia Baldini, Silvia Baglioni, Sergio Traquandi
a cura di casa masaccio arte contemporanea.

“Il futuro è ciò che costruiamo da ciò che ricordiamo del passato - Il presente è il tempo della rivelazione istantanea". Sezione a inviti dedicata ad alcuni artisti, che attraverso una serie di mezzi e tecniche espressive, come video, foto, installazioni luminose, creeranno uno stile visivo poetico che offre una lettura complessa della realtà contemporanea.
Una piattaforma di lancio per i nuovi talenti dell’ultima generazione artistica e un occasione per il pubblico e la critica di scoprire le nuove tendenze che caratterizzano la scena artista contemporanea del territorio.

L'odore del legno bruciato
Postcards from Beirut/Gea Brown, Michelangelo Consani, Leone Contini, Fausto Falchi, Iacopo Seri
a cura di Vincenzo Estremo e Cristiano Magi

La dismissione delle attività produttive riduce i valori economici e sociali di un territorio, drenando energie e vanificando le risorse presenti. L’odore del legno bruciato è un evento che occupa temporaneamente uno spazio e - attraverso la riflessione di alcuni artisti - invita a ripensare il futuro, partendo proprio dall'oggetto di quelle dimissioni. Gli spazi lasciati vuoti rivivono grazie a una riconversione temporanea. Entrare fisicamente all'interno di uno spazio significa prendere coscienza di uno stato di abbandono, misurarlo con i propri passi, farne risuonare le pareti. Una fisicità che amplifica l'attenzione sulla condizione attuale, senza far sì che questa scompaia all'interno dell'universo retorico sulla crisi. L'arte collima con la politica, si rivolge ai problemi della cittadinanza, contribuisce a rafforzare l'infrastruttura intellettuale, pur rimanendo legata a linguaggi universali. Un evento temporaneo, un' affresco vivido di un paesaggio in continuo smottamento e l'individuazione di una necessità: costruire un'alternativa concreta.

Orari mostre: feriali 15.00–19.00 – festivi 10.00-12.00/15.00-19.00

FILE ALLEGATI: MANIFESTO EVENTO ›


ore 21.00 events

Hydra - The series
la web serie girata e prodotta in Valdarno. Presentazione del progetto e dei giovani ideatori e creatori della serie.
ore 22.00
Tomviolence

Il cinema del reale
Ex-ceramica, Via Mannozzi
16- 25 dicembre 2011

a cura dell’associazione culturale macma

Fuorimoda medio metraggio 50” ca
Il documentario racconta l’evoluzione del lavoro a Montevarchi a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri.
Sguardi su Montevarchi – [appunti visivi e backstage] cortometraggio 15” ca.
Il tema è il centro storico di Montevarchi affrontato da punti di vista diversi e insoliti, e della realtà quotidiana che lo circonda.

Orario: feriali 15.00–19.00 – festivi 10.00-12.00/15.00-19.00

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
talk open studios exibitions walk show

Una rassegna che guarda alla città come a una laboratorio. Una mostra che nasconde un ‘altra mostra, così come una città nasconde sempre un’altra città. Una città in movimento, dove le condizioni urbane, sociali ed economiche cambiano con estrema rapidità, un territorio che può darci radici ma, allo stesso tempo, differenziarsi in relazione agli altri, ospitare ed essere ospitata contemporaneamente. Città in movimento, sempre mobili, sempre in pericolo, tuttavia capaci di prendersi cura di se stesse. Un’analisi critica della città come luogo del conflitto. La rassegna vuole rendere visibile tutto ciò, creando una piattaforma fuori dal contesto museale.

Contemporary city è una ricerca in progress, progettata come rassegna itinerante e definita come un laboratorio. Ogni sede è completamente diversa e la rassegna è vista come una possibilità per adattarsi alle circostanze locali. Una rassegna intesa come spazio performativo nella Città, essenzialmente presentata come una zona autonoma temporanea, piuttosto difficile da allestire, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. In generale la rassegna si arricchirà grazie alle coincidenze, e sarà concepita come una rete, basata sul tempo, in luoghi limitati e zone mobili o sconfinate, una sequenza temporale che non si muove esclusivamente all’interno di un museo ma è dislocata in tutta la città e nel territorio circostante.

La dipendenza dal cambiamento, per la città contemporanea, è particolarmente importante, il tempo è l’elemento chiave, il tempo è la chiave, non solo nella elaborazione e presentazione delle idee, ma grazie al consumo reale di idee e immagini nel tempo, ne consegue che il valore reale del fare è una sorta di immediatezza, una consapevolezza del tempo che non è il corri e fuggi.

Una città che non cambia e non si riproduce è una città morta.

Una rassegna basata su attività, cambiamenti e connettività, che si caratterizza come un progetto di ricombinazione, che introduce al remix e al mash-up, favorisce un’arte della postproduzione, e si prefigge la creazione di spazi, nell’ ipotesi che si possa allargare il dominio della coscienza o dell'esperienza rispetto a spazi fisici e psichici che non sono stati ancora esplorati o considerati praticabili.

Non solo spazi che rivendicano la permanenza, ma per la maggior parte spazi non-permanenti. Opere collocate in contesti di vita reale, dove la separazione tra arte e vita in questa occasione è momentaneamente sospesa, nel tentativo di scardinare la divisione tra luoghi importanti e non-importanti : d’un tratto la periferia diventa centro.

L’idea che la rassegna non riguardi la città come rappresentazione, ma come spazio performativo, ci riporta alla nozione di caos, ma anche a quella di permanenza e instabilità.

talk

Palazzo d’Arnolfo
Piazza Cavour, 1
02 dicembre 2011 ore 17.00
Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale
Conferenza a cura della Prof.ssa Federica Codignola
Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali
Università degli studi di Milano - Bicocca

Palazzo d’Arnolfo
Piazza Cavour, 1
12 gennaio 2012 ore 17.00
in collaborazione con la Biblioteca Comunale Masaccio
Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere
Conferenza a cura del Prof. Stefano Bartolini
Docente di Economia politica e sociale
Università degli studi di Siena

Open studios
Come lavora un artista?
Quanto lo studio ci racconta le pratiche di lavoro dell'artista, e viceversa quanto l'artista può dire e comunicare all'interno del suo studio? Una possibilità di scoprire i luoghi dell’arte contemporanea attraverso le visite agli studi di alcuni artisti che vivono e operano nel Valdarno. Luoghi di lavoro privati e altrimenti inaccessibili si prestano ad accogliere quanti vogliano avvicinarsi al mondo dell'arte contemporanea, attraverso la conoscenza diretta dei suoi protagonisti, scelti tra diverse generazioni di artisti.

Sergio Traquandi
Visita allo studio e conversazione con l’artista
Villa Barberino
a cura di Andrea Rauch
Meleto - Cavriglia (Ar)
domenica 18 dicembre 2011 ore 15.00

Wolfgang Kliege
Helios_Elias, 2011

Visita guidata all’opera e conversazione con l’artista
Villa Barberino - Salone dell'allocco
Meleto – Cavriglia (Ar)
domenica 18 dicembre 2011 ore 16.00

Janet Mullarney
Visita allo studio e conversazione con l’artista a irish coffee break to enjoy an intimate dimension the work of irish contemporary artist
Via Poggi, 40 - Castelfranco di Sopra (Ar)
Sabato 7 gennaio 2012 ore 15

Lucia Baldini
Visita allo studio e conversazione con l’artista
Corso Italia, 74 - San Giovanni Valdarno
Domenica 22 gennaio 2012 ore 17.00

prenotazioni: Pro Loco tel. 055 943748
(da lunedi a venerdi ore 9.30 - 12.30 / 15.30 18.30)

Exibitions

ZIG-ZAG
Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città

San Giovanni Valdarno
17 dicembre 2011 – 22 gennaio 2012

Inaugurazione sabato 17 dicembre ore 17.30 – Casa Masaccio

Casa Masaccio / Casa Giovanni Mannozzi/ Palazzo D’Arnolfo

Domestica / Caffe' Fiorenza / Bar Martini / MF Hair / Reporter Viaggi / Follie / Orolo' / Pasticceria Semplici Alessandro / Calzature Maurizio / Shopping Time / Massi Calzature

Villa Barberino, Sala dell’Allocco ( Meleto–Cavriglia)


Fernando Farulli, Remo Gardeschi, Alfredo Cappellini, Enzo Faraoni, Piero Guccione, Piero Plescan, Livio Della Ragione, Giangiacomo Spadari, Aldo Turchiaro, Antonio Armidelli, Carlo Posfortunati, Walter Fusi, Piero Leddi, Sirio Midollini, Alberto Cavallari, Sergio Scatizzi, Renato Guttuso, Leonardo Papasogli, Antonio Bueno, Venturino Venturi, Riccardo Guarnieri, Francesco Guerrieri, Rinaldo Frank Burattin, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Alberto Moretti, Carlo Cioni, Roberto Barni, Marco Fidolini, Jules Maidoff, Emilio Carvelli, Mario Callossi, Renato Bittoni, Nicola Pagallo, Giuliano Azzoni, Aziz Fuad, Gregg Wayatt, Paddy Campbell, Mauro Capitani, Bruni Sandra, Luca Alinari, Lou Tissen, Renzo Gerbino, Pasquale Prencipe, Alberto Garutti, Mario Airò, Massimo Bartolini, Marcello Maloberti, John Murphy, Avis Newman, Lucia Baldini, Nada Cingolani, Mauro Staccioli, Sergio Traquandi, Janet Mullarney, Walter Malandrini, Luca Brandi, Furio Castellucci, Marco Bolognesi, Gian Marco Montesano, Manuela Mancioppi, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Francescaes, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Robert Pettena, Paolo Meoni, Rendel Simonti, Wolfgang Kliege.

a cura di casa masaccio arte contemporanea

La storia di questa collezione si profila come un’attenzione che ruota fin dall’inizio intorno ad una speciale, precoce sensibilità ai fatti dell’arte, manifestata dalla città e che già nel corso degli anni Sessanta accreditava San Giovanni Valdarno come centro di iniziativa artistica pienamente calato nel contemporaneo, di cui rifletteva con dovizia fermenti , contraddizioni, utopie. In tale quadro si inscrive, del resto, la breve ma intensa storia del “Premio Masaccio” bruscamente interrotta alla sua sesta edizione – e forse non casualmente- del 1968: un concorso estemporaneo che diventa un crocevia di personalità ed esperienze che di lì a poco avrebbero indelebilmente marcato tutta l’arte a venire. Basta ricordare solo alcuni nomi - Paolini, Anselmo, Boetti, Kounellis, Zorio, Nespolo, Moretti, Nigro, Farulli, Nannucci, Guarneri, Scatizzi per rendersi conto come i “Premi Masaccio” abbiano saputo documentare i sommovimenti di una tra le stagioni più fervide dell’arte italiana del dopoguerra. In anni più vicini a noi, l’attenzione verso le arti visive e la contemporaneità ha maturato nuove determinazioni che hanno condotto gradualmente Casa Masaccio ad attestarsi come spazio espositivo di alto profilo, capace di inserirsi a pieno titolo nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Queste sommariamente le tappe di quel percorso istituzionale e culturale che hanno presieduto alla formazione della Collezione comunale d’arte moderna e contemporanea. Le opere presenti in collezione, infatti, appartengono in parte, alle acquisizioni degli assegnatari dei “ Premi Masaccio” dal 1963 al 1968 e in parte da donazioni, a testimonianza dell’attività svolta in Casa Masaccio dagli anni ‘80 ad oggi, di un nutrito gruppo di opere donate dai vari artisti che hanno esposto in Casa Masaccio.

In questa occasione sarà presentata un’ampia selezione delle opere dagli anni ’60 ad oggi che saranno esposte in alcuni palazzi storici, Casa Masaccio, Casa Giovanni Mannozzi, palazzo d’Arnolfo e in alcuni spazi commerciali nel tessuto urbano della città, in una mostra dal titolo “ZIG-ZAG”. Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città. Un titolo preso a prestito da una delle opere presenti in collezione di Alighiero Boetti, un omaggio ad uno dei protagonisti dell’arte povera, movimento che viene celebrato quest’ anno con una rassegna antologica curata da Germano Celant, “Arte Povera 2011”, presentata in diverse città ed istituzioni italiane.

La linea guida sarà quella della divisione in sezioni dell’esposizione della collezione, un primo nucleo legato al Premio Masaccio, essenzialmente pittorico, le cui tematiche sono collegate alla vocazione mineraria, all'industria ed al paesaggio saranno esposte in Casa Giovanni da San Giovanni insieme ad alcune recenti sculture donate alla collezione, da Gregg Wayatt, Paddy Campbell e Sergio Traquandi e al progetto definitivo d’ installazione permanente delle “ruote” di Mauro Staccioli. Sempre in Casa Giovanni da San Giovanni saranno esposte le opere provenienti principalmente dall’attività di Casa Masaccio tra gli anni ottanta e novanta.

Un secondo gruppo di opere della collezione, sarà visibile in Casa Masaccio, e comprenderà alcune opere storiche della collezione, dedicate all'arte povera (Alighiero Boetti e Giovanni Anselmo) e all’arte concettuale. Sempre negli spazi della galleria saranno ospitate le recenti acquisizioni, tra cui opere di Giovanni Ozzola, Janet Mullarney, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Marco Bolognesi, Robert Pettena, Gian Marco Montesano, Francescaes e un significativo gruppo di lavori, site-specific, di Alberto Garutti, Mario Airò e Massimo Bartolini. Al piano terra di Casa Masaccio una mini personale di Venturino Venturi che presenterà un piccolo nucleo di opere dell’artista presenti in collezione.

Un terzo nucleo, essenzialmente opere video che sono state acquisite recentemente in collezione , saranno visibili negli spazi di Palazzo d’Arnolfo, tra cui opere di Carolina Saquel, Paolo Meoni, Marinella Senatore, Mitsunori Kimura. Sempre nel Palazzo saranno presentati alcuni documenti video realizzati in occasione di alcuni cantieri d’arte promossi da Casa Masaccio negli ultimi anni: Le isole del tesoro, La Città (in)Visibile. Vivere insieme nella città diffusa del Valdarno, Cantiere video-arte. Narrazione e convenienze del video, The Perspective of a Blind Eye / La prospettiva di un occhio cieco.

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ORARI MOSTRA:

Casa Masaccio 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

Domestica / Caffè Fiorenza / Bar Martini / MF Hair / Reporter Viaggi / Follie / Orolo' / Pasticceria Semplici Alessandro / Calzature Maurizio / Shopping Time / Massi Calzature
feriali e aperture festive 17- 19

Villa Barberino, Sala dell’Allocco (Meleto–Cavriglia)
sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00
da martedi al venerdi – dalle ore 10.00 alle 18.00 su prenotazione
tel. 055 961321 mobile 339 7586013

INGRESSO: gratuito


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52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale conferenza a cura di Federica Codignola, Università degli Studi di Milano – Bicocca

Con la conferenza della Prof.ssa Federica Codignola prende avvio a San Giovanni Valdarno dal 2 dicembre 2011 al 22 gennaio 201, Contemporary_City, una ricerca in progress, progettata come rassegna itinerante e definita come un laboratorio. Uno spazio performativo nella Città, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. Essenzialmente una zona temporaneamente autonoma.

L’intervento di Federica Codignola analizzerà quali possano essere i benefici in termini di “valore” quando si parla di arte contemporanea. Nella prima parte del suo discorso si osserveranno gli influssi della cultura e dell’arte contemporanea verso l’esterno, e cioè verso i soggetti beneficiari quali ad esempio un territorio, un pubblico locale o un’organizzazione. Nella seconda parte, invece, si approfondiranno gli influssi dell’ambiente esterno, in particolare quello della globalizzazione, sull’arte contemporanea.

Sarà un’occasione utile per sviluppare una riflessione sulla cultura come processo di creazione di valore economico e di sviluppo della città e del territorio. Una nuova economia basata sulla conoscenza, che trasformerà radicalmente il contesto dello sviluppo urbano, ridefinendo le priorità e gli obiettivi dell’intervento pubblico in seno alla città.

In ultima analisi si rifletterà sulla tendenza, oramai globale, di utilizzare l’arte contemporanea, come strumento di rinnovamento delle città.

Bio:
Federica Codignola è docente di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Comunicazione. Si interessa di cultura e arte in relazione alle dinamiche della globalizzazione, argomento di diverse sue pubblicazioni. All'esperienza accademica ha unito attività nel campo delle arti visive come curatrice e consulente.

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Se Borges ha potuto equiparare l’universo ad una biblioteca (di Babele) non è forse illecito pensare al tempo come ad un libro (infinito), qualcosa che è possibile leggere, interpretare, sfogliare con modalità sempre diverse...E’ a partire da questa azzardata ipotesi, che l’espressione idiomatica sfogliare il tempo ha finito per guadagnare il ruolo di sottotitolo dell’odierna edizione de L’evento immobile, una rassegna promossa da Casa Masaccio con la partnership del Museo Man di Nuoro, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.

La manifestazione, giunta alla sua V° edizione, si è incentrata quest’anno su un percorso plurale e intermittente, all’insegna della delocazione, articolandosi in vari eventi che, a partire dal mese di maggio si sono susseguiti in Toscana ed in Sardegna.

L’evento Immobile. Sfogliare il tempo si concluderà con l inaugurazione di una mostra dall’omonimo titolo che si terrà a San Giovanni Valdarno il 17 Settembre 2011 una mostra che, quest’anno -in una sorta di ritorno alle origini- ruota esclusivamente  su opere cinematografiche e video e che spaziando da film mitici e seminali La jetée di Chris Marker e Nostalgia di Hollis Frampton, giunge, attraverso lavori storici di Ken Jacobs e Malcolm Le Grice, sino ai nostri giorni con opere di Jutta Strohmaier, Arnold von Wedemeyer, Ane Mette Hol, Alejandro Moncada, George Drivas, Katja Pratschke & Gustáv Hámos, Alexandra Navratil, Rob Carter, Margot Quan Knight, Paolo Meoni. Alexandros Papathanasiou, Katherine Segura Harvey, Kathrin Sonntag, Emanuele Becheri.

L’evento immobile. Sfogliare il tempo si propone di analizzare, attraverso la presentazione di opere video e cinematografiche, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e, parallelamente, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo. La manifestazione cerca così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo, una temporalità in stato d’arresto, in stallo, tale da non poter essere derubricata a semplice movimento o a semplice stasi.

Il 17 settembre  la rassegna si conclude a San Giovanni Valdarno, dove a Casa Masaccio, alla Pieve di San Giovanni Battista e a Palazzo d’Arnolfo saranno presentate opere di Chris Marker (    ), Ane Mette Hol (N), Alexandra Navratil (CH), George Drivas (GR), Alexandros Papathanasiou (GR), Margot Quan Knight (USA), Jutta Strohmaier (A), Arnold von Wedemeyer (D), Katharine Segura Harvey(UK), Rob Carter (UK), Kathrin Sonntag (D). Katja Pratschke (D) e Guzstáv Hámos (H).

Calendario della giornata inaugurale:

Palazzo d’ Arnolfo
ore 17.00: proiezione de La Jetée di Chris Marker
ore 17,30: lo storico del cinema Rinaldo Censi e Sergio Vitale docente di Psicologia Generale all’Università di Firenze terranno una conferenza sul tema della mostra

Casa masaccio ore 18.30 inaugurazione della mostra

Pieve di San Giovanni alle ore 18,30; 19.00: 19.30: 21,00, 21,30
Proiezione di Rien ne va plus di Katja Pratschke e Guzstáv Hámos.*

Casa Masaccio:
opere di Alexandra Navratil, George Drivas, Alexandros Papathanasiou, Margot Quan Knight, Jutta Strohmaier, Arnold von Wedemeyer, Rob Carter, Kathrin Sonntag. Katja Pratschke e Guzstáv Hámos.

Palazzo d’Arnolfo:
opere di Ane Mette Hol, Emanuele Becheri, Paolo Meoni,  Katharine Segura Harvey, George Drivas. Katja Pratschke e Guzstáv Hámos. **

*   La proiezione alla Pieve di San Giovanni si terrà il solo giorno dell’inaugurazione
**  Le opere proposte in Palazzo d’Arnolfo saranno visibili nell’orario di apertura della mostra unicamente nel periodo 17.09.2011- 24.09.2011

L’evento immobile Sfogliare il tempo ha avuto inizio a Prato il 5 maggio, con due eventi in contemporanea:
nello Spazio K, sede del collettivo teatrale Kinkaleri, è stata presentata Time out of Joint, una videoinstallazione di Emanuele Becheri (IT), mentre presso la galleria Gentili, sono stati proposti  Breathless, di Katharine Segura Harvey (UK), Circa di Alejandro Moncada (MEX) e Rewind e Unbend di Paolo Meoni (IT).
la rassegna è proseguita a Firenze con due distinti appuntamenti:
Il 13 Maggio a Villa Romana, lo storico del cinema Rinaldo Censi ha tenuto una lecture sulla temporalità nel cinema sperimentale a partire da film di Ken Jacobs, Malcolm Le Grice e Hollis Frampton.
Il 17 giugno a EX3, è stata la volta del mediometraggio del filmmaker greco George Drivas: Empirical Data, già proposto in numerosi festival e rassegne internazionali ma inedito in Italia.
La penultima tappa di Sfogliare il Tempo si è tenuta in Sardegna, nella prima settimana di luglio, all’interno del festival letterario L’isola delle storie di Gavoi. Il festival, promotore nel 2007, in collaborazione con il museo Man, della prima edizione de L’evento immobile, ha dedicato una sezione di approfondimento all’opera video dell’artista statunitense Margot Quan Knight.

ORARI MOSTRA:

Casa Masaccio 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso
** Palazzo d’Arnolfo 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


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THE PERSPECTIVE OF A BLIND EYE / LA PROSPETTIVA DI UN OCCHIO CIECO
a cura di Markéta Stará


Participating artists/Artisti partecipanti: Tomáš Džadon (SK), Petra Herotová (CZ), Eva Jiricka (CZ)
Curator/Curatore: Markéta Stará

Testo critico a cura di Markéta Stará

THE PERSPECTIVE OF A BLIND EYE

“The specific pre-appearance which art shows is like a laboratory where events, figures and characters are driven to their typical, characteristic end; this essential vision of characters and situations, inscribed in every work of art, presupposes possibility beyond already existing reality.”
(Ernst Bloch)

The point of departure for the exhibition is the collective endeavour to understand the local through the prism of the “other”. The Perspective of a Blind Eye, an exhibition project resulting from a one month residency of two Czech and one Slovak artist at Casa Masaccio, aims to comprehend and analyze the indigenous in order to scrutinize and elaborate on subjects connected to local modes, mechanisms and dynamics of contemporary life in the area.
Although the exhibition presents a different perspective up on local phenomena, it escapes the implementation of a definite and reductive understanding of local reality. Works introduced in the show should thus be perceived as a series of subjective impressions and personal points of view. Even though respective artists have conducted their own research and employed strategies characteristic for their artistic practice, the exhibition as whole should be understood as a collective project, where particular approaches meet and construct a “fragmented” view up on local reality.
Among other, works in the exhibition reflect up on subjects of urbanism, social modes of behaviour, inter-communal relations and various seemingly marginal specifics, characteristic for the area. While the process of mirroring the local plays a vital part in introduced works, the continuous awareness of the prospect of misinterpretation, paired with the sense of the “other” operating within the local, further stimulates the dialogue with the local public, initiated in the process of exploiting the project. This dialogical relationship with the audience aims to revise the position of the spectator; from passive observer to active mover. Only through this process of empowering the (local) public, can the perspective of the “other” embody a sense of value and “create possibility beyond already existing reality”.


LA PROSPETTIVA DI UN OCCHIO CIECO

"La specifica pre-apparenza che l'arte mostra è come un laboratorio in cui eventi, figure e personaggi sono guidati al loro tipico, caratteristico fine; questa visione essenziale di personaggi e situazioni, inscritta in ogni opera d'arte, presuppone altre possibilità oltre la realtà già esistente."
(Ernest Block)

Il punto di partenza per la mostra è il tentativo collettivo di comprendere il locale attraverso il prisma dell'"altro". La prospettiva di un occhio cieco, un progetto espositivo frutto della residenza di un mese a Casa Masaccio di due artiste ceche e di uno slovacco, mira a comprendere e analizzare gli abitanti del luogo al fine di verificare e approfondire temi legati alle abitudini locali, ai meccanismi e alle dinamiche della vita contemporanea della zona. Anche se la mostra presenta una prospettiva differente sui fenomeni locali, essa rifugge l'implementazione di una conoscenza precisa e riduttiva di tale realtà. Le opere presentate nella mostra dovrebbero perciò essere percepite come una serie di impressioni soggettive e di punti di vista personali. Anche se gli artisti di questi paesi hanno condotto la propria personale ricerca e utilizzato le strategie caratteristiche della loro pratica artistica, la mostra, nel suo complesso, dovrebbe essere intesa come un progetto collettivo, in cui approcci particolari si incontrano e costruiscono una visione "frammentata" della realtà locale. Tra i tanti temi toccati, le opere in mostra riflettono sull’urbanistica, sulle modalità di comportamento sociale, sui rapporti tra le comunità e su specificità apparentemente marginali, caratteristiche della zona. Mentre il processo di riflettere il locale gioca un ruolo vitale nelle opere presentate, la continua consapevolezza della possibilità di una errata interpretazione, insieme con il senso dell’"altro" che è tipico della dimensione locale, stimola ulteriormente il dialogo con il pubblico locale, avviato nel processo di valorizzazione del progetto. Questo rapporto dialogico con il pubblico si propone di rivedere la posizione dello spettatore, da osservatore passivo a protagonista attivo. Solo attraverso questo processo di potenziamento del (locale) pubblico, può far si che la prospettiva dell '"altro" incarni un senso di valore e "crei possibilità oltre la realtà già esistente".

WEB BLOG: http://casamasaccio.blogspot.com

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Il tema del progetto “spostamenti”, verte sull’esperienza contemporanea della dislocazione, sia nei suoi connotati psicologici e sociali di estraniazione e alienazione, sia nelle accezioni di spostamento fisico, ma anche come cambiamento in generale. Al centro, il ruolo dell’artista, perfetto dilettante, come “agente” dello “spostamento”, attore di movimenti e di passaggi di idee nelle comunità e la messa in discussione (o meglio in vibrazione) degli spazi, come confini all’interno dei quali si svilupperà il progetto. Confini spaziali, relazionali, psicologici, linguistici, tecnici. Lo “spostamento” determinato da quelle vibrazioni potrà essere centrifugo, e andare verso l’altro (la comunità, il foro) oppure centripeto, e andare verso il sé (il pensiero, l’immaginario). La compresenza reciprocamente trasparente dei due sguardi, quello che va fuori e quello che va dentro, è inevitabile nella ricerca artistica e nella determinazione di una poetica legata all’uso ed in rapporto agli spazi, fisici, mentali e di sistema. “Spostamenti”, oltre a porsi una serie di interrogativi: quali rapporti intrattiene l’arte con la società, la storia, la cultura? Da dove proviene la nostra ossessione per l’interattività? Dopo la società dei consumi e l’era della comunicazione l’arte contribuisce ancora alle emergenze di una società razionale? In che modo l’arte resiste all’omologazione imperante?, si caratterizza come un progetto di ricombinazione, che introduce al remix e al mash-up, favorisce un’arte della postproduzione, e si prefigge la creazione di spazi, nell’ ipotesi che si possa allargare il dominio della coscienza o dell’esperienza rispetto a spazi fisici, psichici o di sistema che non sono stati ancora esplorati o considerati praticabili.
Il progetto “spostamenti”, oltre a presentare pratiche artistiche e curatoriali ormai consolidate e modelli di dispositivi “utopici”, finalizzati alla valorizzazione dell’arte e della cultura contemporanea, alla creazione e al consolidamento della rete per le culture della contemporaneità, propone esperienze riconducibili all’arte pubblica, all’arte relazionale e all’arte sociale. Le realtà e i luoghi che saranno interessati dal progetto sono intesi come spazi aperti alla ricerca, alla sperimentazione e a nuove possibilità sistemiche e di rete. Le stimolazioni innescate dalla curiosità, dal dubbio, dal confronto continuo e dal dibattito critico sono gli strumenti che qui vengono proposti. Il progetto “spostamenti” nel suo complesso è inteso come l’insieme di molti strati, ognuno dei quali si sviluppa con velocità, momenti e luoghi diversi, sul territorio.

“L’arte potrebbe essere così concepita
come la disciplina
che ha al suo centro la pratica dello
spostamento
dello sguardo
nel luogo dell’altro”

(C. Pietroiusti)


GALLERIA FOTOGRAFICA: www.manuelamancioppi.com

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Dal progetto alla scultura: disegni, maquettes e fotografie dagli anni Settanta alla ricollocazione dei Tondi per San Giovanni Valdarno

A cura di Claudia Mennillo

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
San Giovanni Valdarno (Ar)
30 aprile – 29 maggio 2011
Inaugurazione sabato 30 aprile 2011, ore 18.00

Si apre al pubblico sabato 30 aprile, a San Giovanni Valdarno, la mostra documentaria “Mauro Staccioli. Ripensare l’urbano, dal progetto alla scultura”. Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea, l’esposizione, a cura di Claudia Mennillo, presenta disegni, maquettes e fotografie , delle opere di Staccioli, dagli anni Settanta e il progetto di ricollocazione, in un nuovo sito, delle “Ruote” realizzate dall’artista per San Giovanni Valdarno.
Una mostra che documenta l’attività artistica di Staccioli e ripropone i reportage dell’installazione, che fu realizzata in Corso Italia nel1996, (dalle fotografie di repertorio, alle interviste, agli articoli di giornale, al video “Giorni con Mauro” che fu girato nell’occasione). In questo modo i cittadini ma anche i visitatori e i turisti, potranno ‘entrare dentro’ l’opera, capire quali sono le modalità operative dell’artista e, soprattutto, capire come è nata la scultura per la città.
Staccioli elabora le sue forme in stretto dialogo con la società e lo spazio urbano, indirizzando il suo lavoro verso una “scultura-segno” che si pone in stretta correlazione con il luogo per il quale e nel quale è realizzata.
“L’arte oggi deve lavorare sull’ipotesi, deve interrogare ed interrogarsi, e in questo senso lo spazio pubblico, cittadino, in particolare la strada [...], sono il luogo più idoneo a sviluppare tale lavoro nella direzione di un coinvolgimento che superi il circolo ristretto degli specialisti.” Mauro Staccioli, 1982
Nel 1996 San Giovanni Valdarno ha visto invadere Corso Italia da cinque grandi Ruote in cemento armato dello scultore volterrano. Le Ruote, immaginate in principio per vivere lo spazio più intimo della città, il Corso principale, fulcro della vita della comunità, saranno ricollocate definitivamente, in un nuovo contesto, nei prossimi mesi.
La pratica dell’installazione effimera è ricorrente sia nella carriera di Staccioli che nella collocazione di opere d’arte in luoghi pubblici: una ventata di novità, uno sconvolgimento temporaneo di un luogo precodificato che poi resta, però, solo un ricordo, un’immagine di repertorio. Credo, tuttavia, che nella memoria della comunità questi interventi seguitino ad avere vita. Questo ci dà la misura di quanto sia importante, oggi più che mai in una società dominata da un ipersemanticismo pubblicitario, che il cittadino si riconosca in un’opera d’arte, e che questa diventi un punto di riferimento della collettività.
Il progetto è riportare alla luce quelle Ruote (dopo un necessario intervento di restauro), che erano state appositamente pensate dall’artista per la città, e che a questa devono tornare.
Il nostro Paese, certamente tra i più ricchi al mondo sul versante storico-artistico, ha bisogno di rimarcare una linea di continuità col suo passato illustre. Per troppo tempo siamo stati impauriti, frenati, dal confronto con questa tradizione ma è arrivato il momento di ri-qualificare i luoghi (nel senso di connotarli nuovamente) e specificamente quelli del vivere quotidiano, attraverso l’arte del nostro tempo. È questo l’approccio che, sin dagli anni Sessanta, porta avanti Mauro Staccioli. Con le sue opere va a tessere un fitto dialogo con l’ambiente circostante, come lui stesso dichiarava in occasione dell’installazione delle Ruote: “lavoro molto sull’idea di segnare il paesaggio, di usare la scultura come segno tangibile di un passaggio o come segno di possibile interazione con un luogo nei confronti del quale si instaura un rapporto di domanda/risposta, di dialogo”. Il luogo viene quindi interrogato, sollecitato, percepito diversamente ed infine ri-costruito, sulla base dei riferimenti culturali, storici, sociali.
La pregnanza e l’incisività dei suoi interventi sull’urbano è dimostrata dal fatto che le sue sculture non sono autoreferenziali ma vivono del rapporto col contesto, il quale diventa al tempo stesso contenitore e contenuto, vero e proprio elemento strutturale. Il suo è uno spazio pensato, interpretato, sulla base delle suggestioni che da questo si dipartono. È forse per questo che la dimensione più vera della sua scultura è, da sempre, quella collettiva, perché è con l’uomo e dell’uomo che la sua opera parla.
Le Ruote, immaginate in principio per vivere lo spazio più intimo della città, il Corso principale, fulcro della vita della comunità, vogliono ora essere ricollocate, ‘rotolare’ in un nuovo contesto. Il movimento, insito nella forma, ci rimanda ad un’idea dinamica, all’andare, al fare, ad una vita attiva in antitesi a quella contemplativa.
Dobbiamo avere la capacità di reinterpretare il passato attraverso gli occhi contemporanei, - per dirla ancora con Staccioli - bisogna avere “la forza e il coraggio di ripensare e di riconsiderare la storia attraverso una contemporaneità nella quale si possa essere in grado di immaginare una possibile trasformazione”.
L’idea di restaurare le Ruote di Staccioli e sistemarle in un nuovo sito ( uno spazio verde davanti all’area di S. Andrea, che funge da cerniera tra l'ex-Italsider - la nuova zona industriale e la nuova porta di accesso a nord della città, nel cuore di San Giovanni Valdarno) si pone in un quadro di riconoscimento del valore civico dell’arte contemporanea nel sistema-comunità. Un valore che da decenni questa si è guadagnata in tutto il mondo e da qualche anno anche in Italia.
ORARI MOSTRA: 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


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Riprende l'attività espositiva in Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno, con la video esposizione caos termici.

Dopo la presentazione al MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, del progetto Docva celebre archivio milanese, nato dalla partnership tra CareOf e Viafarini, una delle eccellenze italiane per il sostegno della giovane arte, (dal 2006 CareOf è stato inserito dal Mibac tra gli archivi di rilevanza nazionale), viene proposta, da un team di giovani curatori, in casa masaccio a San Giovanni Valdarno, a cura di CareOf e casa masaccio arte contemporanea, una selezione di opere di 18 giovani artisti appartenenti all’archivio milanese.

La fisica definisce “caos termico” la compresenza in un corpo di diversi gradi di temperatura, che danno luogo a movimenti spontanei potenzialmente disordinati e tumultuosi. Se leggiamo questo assunto in termini metaforici, ci è facile rintracciare riferimenti a diverse situazioni politiche, che stanno ribollendo nelle rive del bacino Mediterraneo. A livello planetario poi, andando ad analizzare le condizioni del pianeta Terra, ci troviamo di fronte ad un quadro desolante, dove tutti gli elementi naturali della biosfera manifestano inquietudini che investono ogni elemento del regno animale, vegetale e minerale. Assistiamo ormai impotenti ai cambiamenti climatici che a tutte le latitudini provocano disastri irreparabili, ai movimenti tettonici che sconvolgono intere aree, a guerre esportate nelle zone marginali del pianeta, all'esodo di intere popolazioni del Sud del mondo verso approdi più ricchi e lontani dalla fame.
È urgente individuare modalità di scambio termico più sostenibili, che consentano di raggiungere equilibri più stabili e riducano le differenze fra la fame e l'opulenza, le democrazie e i totalitarismi.
Gli artisti da sempre funzionano come termometri, che rilevano le temperature in ogni parte del corpo sociale. Spesso nel lavoro degli artisti affiorano elementi di critica, di disagio, di sofferenza e di insofferenza per un contesto imbarbarito, che mina drammaticamente le regole e i valori della civile convivenza.
Abbiamo qui raccolto un campione significativo di opere che in diverse forme alzano un cartello di protesta contro un sistema che da troppo tempo, nella gestione delle relazioni individuali, non riesce più a promettere la crescita delle persone, a garantire la loro libertà e il diritto universale di immaginare un mondo migliore per tutti.
Come “biglietto da visita” della mostra o come riferimento storico e filosofico, viene proposto all'ingresso di Casa Masaccio un vecchio film di Guy Debord pensato nel 1967 e prodotto nel 1973. Manifesto del Movimento Situazionista, La Societé du Spectacle è infatti un lavoro profetico che risulta, all’alba del 2011, ancora di una spiazzante attualità. Christian Niccoli e Massimiliano e Gianluca De Serio ci introducono poi nella babele linguistica contemporanea, dove le facoltà di comprensione delle ragioni dell'altro sono messe in crisi da un modello comunicativo impersonale, in cui i drammi vissuti dal singolo non vengono più riconosciuti e condivisi dalla comunità. Spersonificata e gelida è anche la ricerca di Gabriele Pesci che, frugando negli interstizi della Rete, raccoglie ciniche testimonianze provenienti dalle campagne militari condotte dalle superpotenze occidentali in Medio Oriente. I due lavori di Enzo Umbaca, il primo del 1994, il secondo del 2009, costituiscono dei campanelli di allarme premonitori di quello che oggi ci troviamo ad affrontare sul piano politico e sociale. Stefano Lupatini e Stefano Collizzolli riflettono sulle fragili linee di confine che separano le culture, le nazionalità e i poteri. Il dramma delle migliaia di morti bianche, che ogni anno insanguinano i cantieri nostrani e non, è testimoniato invece dai fratelli De Serio e dal collettivo NoiSeGrUp. Mentre gli orrori della cronaca nera, cui siamo purtroppo assuefatti e anestetizzati, ci sono riproposti problematicamente nei lavori di Oliver Pietsch e di Silvia Levenson e Florencia Martinez. Gea Casolaro sviluppa poi una riflessione sulle modalità inutili e crudeli che caratterizzano la condizione detentiva del tutto inefficiente in vista del reinserimento nella società. Benjamin Lee Gordon e Ciro Vitale propongono dei lavori focalizzati sulla dimensione del tempo e sui cambiamenti socioculturali. Il collettivo Alterazioni Video, nella sua feroce ironia, denuncia infine le speculazioni edilizie e le centinaia di edifici incompiuti presenti nel sud Italia.

Nelle opere selezionate non incontriamo mai un approccio banalmente giornalistico, ognuno degli artisti si è sforzato di interpretare con il proprio linguaggio e la propria sensibilità i fatti e le notizie che ci ha voluto consegnare. Caos termici non è stata concepita come triste elenco di lamentele, ma come urgente necessità di risposta, ognuno con i propri mezzi e insieme con la volontà di manifestare il disagio e l'opposizione verso un sistema che non deve più avere futuro.
Inaugurazione sabato 12 marzo 2011 ore 18.00

ORARI MOSTRA:
15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


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Opere di: Artan Shabani, Lek M. Gjeloshi, Helidon Gjergji, Venera Kastrati, Armando Lulaj, Alban Muja, Arta Ngucaj & Arben Beqiraj, Alketa Xhafa, Driant Zeneli, Fani Zguro.

La mostra “Doppio legame/Double bind” a cura di Valerio Dehò e Andi Tepelena, promossa da Casa Masaccio arte contemporanea/ Comune di San Giovanni Valdarno in collaborazione con la Galleria Carini e Donatini, dalla Provincia di Arezzo e dalla Regione Toscana, con il patrocino dell’Ambasciata della Repubblica di Albania in Italia e dal Ministero del Turismo, della Cultura, della Gioventù e dello Sport della Repubblica di Albania, presenta un interessante spaccato sull’arte albanese contemporanea.
Una scena artistica in fermento, che sta diventando uno dei punti di riferimento in Europa, grazie ai numerosi giovani artisti impegnati nella ricerca di nuovi contenuti e forme espressive.
Molti degli artisti nati negli anni ottanta della nazione mediterranea si sono costruiti un’immagine dell’Occidente attraverso le visite in Italia o le trasmissioni televisive delle reti italiane. Gli scambi Italia-Albania sono stati certamente privilegiati e si è creato un rapporto profondo tra le due culture. Inoltre molti giovani artisti hanno studiato presso le Accademie di belle arti del nostro paese e per questo si è creato un doppio legame cioè uno scambio comunicativo stretto e intimo tra le due culture. Questo rapporto è così stretto che viene privilegiato nella lettura del mondo sociale ed economico occidentale. Da un lato è vero che molti artisti hanno preso le distanze dal vecchio mondo comunista che hanno trovato nel proprio paese, dall’altro sono estremamente critici rispetto all’immissione violenta del capitalismo nella propria cultura.
Nelle loro opere viene fuori una critica del potere che è contro ogni ideologia, lo svelamento di rapporti sociali e di potere che vengono denunciati con intelligenza nelle loro opere.
Quindi l’esposizione mette in evidenza questo doppio sguardo tra chi vive una realtà diversa da quella che gli è stata consegnata dalla tradizione o dalla propria storia, e la difficoltà di vivere una nuova condizione e stile di vita. L’arte giovane albanese vive in una doppia dimensione che consente una lettura critica del mondo attuale ma senza nessuna nostalgia per il passato.
Per questo emergono spesso critiche al potere esclusivamente economico e l’esigenza di creare una coscienza critica nei cittadini , senza accettare acriticamente lo stile di vita europeo e occidentale.
A differenza della scena artistica albanese precedente negli artisti albanesi della rassegna non c’è nessuna volontà di rivendicare un contesto di appartenenza locale.
Emerge piuttosto quello di sottolineare su scala globale il confine tra poteri economici differenti e disparità sociali. Temi come quello della xenofobia, rispetto ai processi di esclusione o integrazione, e la presentazione di una sorta di archivio mainstream del dissenso permanente.
L’arte conserva memoria delle origini ma è soprattutto sguardo critico, doppio legame che stabilisce una sorta d’intesa tra lo spettatore e l’artista. Ogni supermento etnico-culturale è visto non in chiave di un’ acritica accettazione dell’esistente, ma quello del confronto tra l’utopia del mondo seguente al crollo del comunismo e la realtà effettiva dei rapporti di potere sempre più economici piuttosto che ideologici o di alternative visioni del mondo.

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Inaugurazione sabato 13 novembre 2010 ore 18.00

ORARI MOSTRA:
16:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it

www.generacomunicazioni.tv



Nell’ambito del Festival della creatività 2010, all’interno del T.box Arezzo in Piazza S. Maria Novella, sarà allestito un punto di ascolto e di visione a cura della web tv Generacomunicazioni.tv. Un archivio dell’attività on line svolta da casa masaccio contemporanea, dove saranno documentati i lavori realizzati nell’ambito dei cantieri partecipativi promossi da casa masaccio in questi ultimi anni:

Le isole del tesoro, 2006, cantiere di progettazione con IaN + 2 a cura di Image
Generacomunicazioni.tv, 2006/2007,cantiere di nuovi processi comunicativi a cura di casa masaccio contemporanea
Performing media lab, 2007, cantiere sull’uso sociale e creativo dei nuovi media, a cura di Carlo Infante
Mnemoteca, 2008, cantiere su memoria, reti, territorio a cura di casa masaccio contemporanea
La città (in)visibile. Vivere insieme nella città diffusa del Valdarno, 2009, cantiere video con Simone Muscolino a cura di Image e di Richard Ingersoll
Narrazione e convenienze del video, 2010, cantiere di video arte con Marinella Senatore a cura di Fiammetta Strigoli

Una linea di ricerca, progettata da casa masaccio contemporanea che intende porre la questione del rapporto tra la “memoria dell’avanguardia”, intesa come espressione creativa diffusa, capace di sperimentare linguaggi e offrire chiavi teoriche per interpretare le dinamiche del cambiamento, e il territorio: uno sviluppo culturale delle reti come opportunità di nuova relazione tra contenuti e relazioni sociali. Un contesto, quello del web, che attraverso le dinamiche partecipative può permettere una ricomposizione dei frammenti soggettivi per delineare scenari comuni, condivisi, capaci di tracciare delle mappe tematiche delle comunità territoriali.
Una progettualità che tende ad avviare cantieri e workshop per raccogliere e produrre audiovisivi e metterli in rete.
Una “mediateca possibile” intesa come luogo di sosta e di senso del Festival della Creatiività, da cui trarre informazioni ad alto tasso emozionale e cognitivo.

Set di produzione per videointerviste.

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instant blog dell’area t.box e del festival

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L’evento immobile. Annunciazioni
A cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli, Alessandro Sarri

Opere di: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Massimo Bartolini, Emanuele Becheri, Elie Cristiani, Daniela De Lorenzo, Serge Domingie, Kim Sooja, Yaron Lapid, Megan e Murray McMillan, Noëlle Pujol, Luca Rento, Carolina Saquel, Ruth Scott

Si apre al pubblico sabato 2 ottobre, a San Giovanni Valdarno, la mostra L’EVENTO IMMOBILE. ANNUNCIAZIONI, che per la prima volta coinvolge due luoghi espositivi, Casa Masaccio e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l’Annunciazione del Beato Angelico.
Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea e dal Museo MAN di Nuoro, l’esposizione, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, si configura come la quarta edizione della rassegna L’evento Immobile che cerca di indagare attraverso molteplici modalità un evento ambiguo, sfuggente, inclassificabile, che sta tra il movimento e la stasi, tra il prima e il dopo, il già e il non-ancora.
Dopo le passate edizioni Contrattempi, Incantamenti, Lo sguardo ostinato: la mostra Annunciazioni (il plurale del termine non va sottovalutato) è il tentativo di declinare l’immobilità di un evento tramite il ricorso al topos pittorico dell’Annunciazione, tanto più tradizionale tanto più problematico e di difficile decriptazione in virtù della sua continua rielaborazione iconografica.

Nel corso dei secoli, la scena canonica dell’Annunciazione, è stata trattata pittoricamente, come una modalità di congiungimento fra la dimensione celeste e quella terrestre, un congiungimento che riposa su una invisibile sutura fra due mondi. Soprattutto durante il ‘400 e il ‘500 nella figurazione del tema gioca un ruolo essenziale la prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene lo storico dell’arte Erwin Panofsky e secondo le interpretazioni di storici come Daniel Arasse e filosofi come Gerges Didi Hubermann, l’utilizzo della prospettiva sembra svolgere un ruolo decisamente diverso: la griglia prospettica è spesso utilizzata dai pittori del periodo per mostrare l’inadeguatezza di una visione razionale a manifestare l’incarnazione del divino nell’umano, dell’invisibile nel visibile, dell’immensità nella misura.

Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell’Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi. Se infatti escludiamo il riferimento esplicito di Serge Domingie all’Annunciazione Martelli di Filippo Lippi, quello molto libero ma puntuale di Megan e Murray McMillan all’opera di Carlo Crivelli e l’implicito, duplice metaforico omaggio reso da Massimo Bartolini all’Annunciazione del Beato Angelico a San Giovanni Valdarno, nessuna delle opere in mostra appare geneticamente riconducibile a questo importante topos della storia dell’arte. Lo sguardo è quello selettivo di chi l’ha curata, offre un punto di vista che interroga un territorio anacronistico e inattuale che, al limite, sconfina, continuamente, in qualcos’altro e costringe costantemente a fare un passo indietro. A far da collante fra le opere resta la comune dimensione incoativa che collega indissolubilmente l’immobilità di un evento al suo annuncio.

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ORARI MOSTRA:
Casa Masaccio
16:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 \ lunedì chiuso
Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie
10:00-13:00 \ 16:00-18:30 \ lunedì e martedi chiuso

INGRESSO: gratuito


casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
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Ufficio Stampa
Ambra Nepi Comunicazione
Tel. 055 244217 - 055 242705 - 348 6543173
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Enti promotori: Ministro della Gioventù, Comune di San Giovanni Valdarno (Assessorato alle Politiche Giovanili e alle pari opportunità, Assessorato alla Cultura), Regione Toscana, Provincia di Arezzo ( Assessorato alle politiche giovanili),
Associazioni: Associazione culturale Promere, Associazione Generacomunicazioni
Media partner: Generacomunicazioni.Tv, Filigrane- Giovani connessioni di comunità

A cura di Fiammetta Strigoli

Artista in residenza Marinella Senatore

Periodo 04/18 settembre 2010
Inaugurazione 4 settembre ore 18.00

Casa Masaccio Arte Contemporanea il 4 settembre alle ore 18.00, a conclusione dei lavori del Cantiere di video-arte “Narrazione e convenienze del video”, promosso nell’ambito del progetto sulle politiche giovanili “ Communitas”, presenta una mostra dell’artista-tutor Marinella Senatore e delle sette giovani artiste partecipanti.
Il cantiere si è contraddistinto come intensivo e in residenza, pensato come tutto al femminile. L’arte delle donne è stato un tema centrale del XX secolo, probabilmente per l’irrompere di media come la fotografia e il video, media “giovani” e “dinamici” che hanno permesso di accorciare il gap tra artisti e artiste in un tempo che si è dimostrato maturo per far emergere il concetto che l’arte è espressione individuale, personale, a prescindere dal genere. Nell’ambito della video arte il contributo delle donne artiste è stato ed è complesso, soprattutto per l’affrontare tematiche esistenziali e politico-sociali “a viso aperto”, espandendo e contraendo l’indagine tra limiti noti e ignoti.
Al Cantiere hanno partecipato 7 giovani artiste provenienti da tutta Italia (Paola Cappabianca, Melania Catteruccia, Tiziana Contino, Claudia Gambadoro, Helga Maestrini, Giusy Pirrotta, Vanessa Pollicina) e ognuna ha realizzato un proprio video come obiettivo tangibile di un coinvolgimento oggettivo, articolato tra obiettivi formativi, risultati dell’attività individuale di progettazione e realizzazione del lavoro.
La scelta di Marinella Senatore come artista/tutor in residenza ha corrisposto all’intenzione del curatore, Fiammetta Strigoli, di aprire alla conoscenza di format che riconducono al concetto di narrazione: un linguaggio che efficacemente permette l’emergere di “mondi” emotivi che attengono tanto alla memoria quanto al quotidiano. Dopodiché le giovani artiste hanno spaziato dalla documentazione di live-perfomance, alla docu-intervista, al video di montaggio costruendo un plot di associazioni visive e di pensiero, creando il proprio lavoro sollecitate da una tematica precisa: Nella situazione io mi trovo proveniente da un passato e proiettato in un futuro. L’enunciato ha permesso il distinguersi di argomentazioni legate tanto al proprio personale sentire quanto a ciò che attiene ai processi e ai mutamenti continui della società (sollecitata in diverse direzioni, l’immagine, quando si fa immagine-video, diviene esplorazione in continuum di dettagli di visione, combinazione di realtà in espansione... eventi che non si collocano come seguito di altri eventi).

Video presenti in mostra:

Marinella Senatore
Speak easy, 2009, musical, 15’
Il video è ambientato nell’America degli anni Cinquanta ed è stato prodotto da oltre 1200 cittadini madrileni attraverso la campagna di fundraising: “1 euro per essere produttore” - sistema di micro-credito proposto come alternativa economica socialmente responsabile per la produzione culturale.
Come nei precedenti lavori video l’elemento narrativo compone una trama complessa costituita dal montaggio, dalla fotografia e in questo caso soprattutto dalle musiche che entrano a far parte della narrazione. Un fare video che attiene ad una particolare modalità narrativa che è cifra del suo lavoro ed in cui sta tutta la capacità dell’artista di utilizzare il inguaggio cinematografico come citazione, come esaltazione delle proprietà visionarie di un medium che si distingue come strumento capace di interagire con differenti tipologie di sperimentazione estetica.

How do U kill the chemist, 2009, docu-fiction, 8’
Il video è stato realizzato durante la permanenza dell’artista presso l’Omi International Artist Residency Art di New York.
Marinella Senatore ha ricreato una successione di eventi basati su una storia reale, coinvolgendo altre sessanta persone che come lei non sono state testimoni dirette. Tra i partecipanti la presenza di un gruppo di rapper di Harlem che hanno collaborato sia come attori che come sceneggiatori. L’accaduto, avvenuto nella zona di Hudson, Stato di New York, risale agli anni Cinquanta. Perlopiù raccontata attraverso i testi di canzoni di un gruppo di rappers di Harlem, la storia riguarda il chimico Adrian Ghole, scopritore di una nuova mescola per pneumatici, ucciso dal suo factotum Bassil per motivi d’interesse. La narrazione di un fatto di sangue realmente accaduto è solo un pretesto che permette d’innescare il processo artistico, mostrandoci gli spazi interpretativi che quest’ultimo può rivelare, tra sequenze girate sul posto ed immagini di repertorio.
                                    
All the things I need, 2006, docu-musical, 15’
Ispirandosi alle piccole storie quotidiane del signor W. Bentley, il video traccia una sorta di “viaggio” nella vita dello scienziato conosciuto come lo scienziato dei fiocchi di neve. Sostenuto da un racconto polifonico, anche in questo caso vari sono i format e le tecniche prese a prestito, dai linguaggi del cinema, dell’arte visiva e della letteratura, quali il musical, il video clip, la ricostruzione scenica, l’uso della luce e della voce fuori campo e i differenti stili narrativi che li
caratterizzano. Un lavoro che rientra nella ricerca che da anni l’artista conduce, sulla contaminazione dei generi artistici e delle differenti modalità di linguaggio e approfondisce, in particolare, l’interesse specifico nei confronti della ricchezza contenutistica e delle sensazioni collettive che l’artista ritrova nelle microstorie quotidiane da lei stessa definite “inutili”.

Paola Cappabianca
Visioni, 3’, 2010
Portare l’attenzione sulla memoria come archivio di visioni differenti tra loro, continue e discontinue, è il tema che predomina “Visioni”. Video di montaggio, le riprese sono realizzate con la tecnica dello stop-motion (passo a uno) in quanto permette il blocco temporaneo tra i frames, frammentando la linearità dell’immagine in movimento. Per questo più congeniale all’evocare il ricordare come azione umana, come prelievo volontario dall’archivio costituito dai frammenti di memoria che la mente custodisce e trattiene. Nel video le persone, gli oggetti, le situazioni appaiono come catturate. L’interesse è rivolto al movimento, alla gestualità, al dinamismo provocato dal movimento di gambe, un movimento semplice, ma al tempo stesso affascinante e aperto alla costruzione di un’immagine che vive oltre il frame. Tutte le inquadrature si caratterizzano per la ripresa dal basso come se l’occhio che guarda fosse quello di un bambino, uno sguardo curioso e indagatore.

Melania Catteruccia
Fattore di riflessione, 5’57’’, 2010
Video intervista creativa con minimi movimenti di camera sui soggetti.
Le domande rivolte indagano la sfera personale dell’erotismo e dell’amore. Una sorta di “viaggio” psicologico, introspettivo ed estetico. Le persone intervistate sono tre, una ragazza e due ragazzi che si sono presentati sul luogo della ripresa dopo aver letto un’affissione pubblica, comunicante la ricerca di protagonisti per un video, posta nel centro storico di San Giovanni Valdarno.
L’idea che ha mosso il lavoro è il film inchiesta “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini di cui nel video vi è una minima citazione come segnale di appartenenza culturale.

Tiziana Contino
Di-Verso-Da Travelling, 3’, 2010
La struttura del video si sostiene sul montaggio di una live performance pubblica, realizzata in una delle piazze centrali di San Giovanni Valdarno. Sul selciato una carta geografica dell’Europa, stilizzata, di 3 metri x 2, dove risultano omessi i nomi degli Stati che ne fanno parte. Presenti solo le linee demarcanti i confini dei territori, confini inventati dall’uomo per ordinare spazi e culture. I passanti, invitati a praticare il gioco della “campana”, sovrapposto alla carta, danno vita ad una sorta di ri-scrittura geografica, apponendo nel delimite di ogni Stato una frase rappresentativa di una sensazione, di un desiderio, annullando il concetto di confine, politico e identitario. Ogni “luogo”, pertanto, diviene più semplicemente luogo in sé, risultato di un viaggio che partendo dal personale interpreta il mondo come spazio dell’universale. Dovendo esprimere in formula sintetica il fare di ognuno dei protagonisti della performance, l’idea è che il percorso DI (qualcuno) VERSO (un luogo) DA (raggiungere), talvolta proprio quel luogo è anche DIVERSO DA ciò che invece avremmo desiderato.

Claudia Gambadoro
Ritorno, 3’10’’, 2010
Video di montaggio, concettualmente muove dal passo di uno scritto di Fernando Pessoa che in un linguaggio simbolico, in una vulgata, riflette sull’esistenza: “La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato.” Tracce d’inchiostro nero si trasformano in una serie di segni disordinati che come appunti casuali si moltiplicano e si accumulano nello spazio di una casa, una casa semivuota dove sta per calare il silenzio. I segni si dipanano proprio come un filo di lana che si “aggroviglia”, si espande lungo un percorso che attraversa gli ambienti e un’anziana donna lo raccoglie in un’ordinata matassa. Nell’azione le mani e le vesti si tingono di nero: è inchiostro che trasuda come memoria che si fa materia, si fa storia, evocando alla continuità del futuro.

Helga Maestrini
Base, 3’, 2010
Girato in interno, il video si articola su tre diversi spazi di un antico palazzo.
Le riprese sono strettamente legate alla proiezione della luce pensata e
strutturata come elemento indispensabile a far emergere tre figure femminili che “trascorrono”, in maniera del tutto personale, il proprio “sentire” lo spazio. Agiscono su e con loro stesse, con l’atmosfera che vive intorno al proprio corpo: si liberano degli abiti per andare verso un nuovo modo di partecipare il luogo e l’umanità, umanità presente nella sua assenza.
Nell’idea di “maturazione del sentire” si può ricercare l’aspetto collettivo che può determinare, almeno in parte, un processo sensibile, atto a comprendere meglio gli spazi e la collettività.

Giusy Pirrotta
Light composition, 1’16’’, 2010
“Light composition” è un lavoro video pensato e realizzato per una
proiezione in doppio canale. I due video sono installati all’interno dello stesso spazio espositivo con audio in cuffia. Il concept è la luce analizzata in relazione alla musica e allo spazio. Una proiezione riguarda il video realizzato a camera fissa e si concentra su una figura completamente oscurata che suona uno strumento costituito da interruttori elettrici e lampadine. Le lampadine restituiscono il ritmo di una musica da banda illuminandosi e spegnendosi in una sorta di “costruzione” di intervalli di tempo, un tempo “visibile” in relazione al suono. L’altra proiezione dialoga con la precedente in funzione di una luminosità che invece esplora lo spazio: la luce artificiale ritaglia lo spazio indagato dalla video-camera, fino al buio totale.

Vanessa Pollicina
ComunicAzione, 3’, 2010
Il video è girato in un interno e si propone come una live perfomance
collettiva. Il proposito è quello di accentrare l’attenzione su uno degli aspetti del
comportamento umano, facendo leva sul rimando simbolico: la voracità come metafora dell’avere, del possedere ad ogni costo. L’azione che tre uomini e sei donne, immobili nella propria postazione compiono, è in sé usuale, come può essere usuale “divorare” un cono gelato, ma efficace a trasmettere il senso.
Il suono è in presa diretta, una scelta funzionale a sostenere il ritmo delle
immagini.

Marinella Senatore, vincitrice del Premio New York 2010-2011, è nata a Cava de’ Tirreni, vive attualmente a Madrid ed opera soprattutto attraverso la pratica video, senza però rinunciare alle ampie possibilità espressive offerte dall’intero ambito del visivo, dal disegno all’installazione al musical. Da tempo considerata uno dei nuovi talenti della giovane arte italiana si è formata nei settori belle arti e cinematografia, insegna linguaggio audiovisivo presso l’Università Complutense di Madrid e l’Università di Castilla-La Mancha. Ha esposto in importanti istituzioni pubbliche, tra le quali: il MADRE di Napoli, Palazzo Grassi a Venezia, Museum of Contemporary Art di Chicago, la Galleria Civica di Trento, il Museum Boijmans di Rotterdam, il Moderna Museet di Stoccolma e il MAR di Ravenna.


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ORARI MOSTRA: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì chiuso
INGRESSO: gratuito


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La Notte Bianca “Contemporanea”
“About_ The Utopian Display_Platform_[10]”
un progetto a cura di casa masaccio contemporanea

Sabato 26 giugno 2010 dalle ore 21, nell’ambito delle 5° edizione della Notte Bianca di San Giovanni, Casa Masaccio contemporanea presenta una rassegna sui linguaggi delle contemporaneità “About_ The Utopian Display_Platform_[10]” che si sviluppa attraverso un percorso di spazi aperti, tra piazze, vie e luoghi intorno a Casa Masaccio. La rassegna si configura come uno scenario di “identità culturali ibride”, una sorta di collisione/incontro tra ricerca, innovazione e creatività. In questa occasione saranno presentate diverse sfere di azioni culturali e artistiche: media art, architettura, sound e audio-visual, performance, video, cinema, teatro, web, social networking. La rassegna, ricca di eventi e di nuovi interpreti della contemporaneità, esprime la necessità di esplorare alcune fra le possibili contaminazioni tra nuovi e vecchi linguaggi, attraverso il mondo reale e la nuova dimensione digitale.
La rassegna si articola in quattro macro aree che si sviluppano nelle vie e nelle piazze del centro di San Giovanni Valdarno:

MIX MEDIA _ Contemporary Social Art
un progetto a cura di:
Marzia Lodi e Ilaria Castellino in collaborazione con Switch creative social network
Installazioni, video & sound design_Leonardo Betti

Presenta una serie di performance,installazioni, video e sound design urbano, che mettono in relazione l’arte contemporanea e alcuni luoghi del tessuto urbano della città, concentrando la propria attenzione sulle possibili relazioni tra ambito artistico e sfera sociale. Il risultato è un flusso costante di suoni e immagini che interrogano e ridefiniscono la relazione tra la multimedialità ed il pubblico, ponendo al centro della ricerca la contaminazione tra i linguaggi contemporanei e la tecnologia, tramite essenziale per costruire esperienze nello spazio fisico, sociale e digitale.
L’evento è il risultato di un incontro tra alcune realtà artistiche e professionali che in questo ambito operano e si muovono.
Attraverso la creazione di performance, installazioni ed ambienti sonori si mira a proporre nuovi stimoli per stabilire percorsi e connessioni fra le diverse parti. Mixed media si propone come obiettivo fondamentale la crescita del dialogo intorno ai nuovi media, sempre più parte integrante del nostro quotidiano. Questo il programma e i luoghi di MIX MEDIA _ Contemporary Social Art: Coincidence 15 (Arco Via Giovanni da San Giovanni) installazione ambientale a cura di Leonardo Betti / Between trees installazione interattiva_ Nothing but the truth (nature will save us)#01 installazione sonora (casa masaccio giardino) a cura di Leonardo Betti/ Chill out on the road design urbano _Breathless installazione immersiva (Piazza S. Antonio) a cura di Switch, Leonardo Betti, SndSucker/ Tati rifiù plastique (Largo Andrea del Bello) performance a cura di Switch/ Mix Media Live_ (Corso Italia Sud) live dj set/ Luigi Mastrandrea “Paesaggi Sonori”/ LeonardoWorx/“BACK TO MONGOLIA”_Tradizione sciamanica / Ritualita' Elettronica_Telematik Guru

La rassegna continua con “SGV_ ELECTRIC CITY……… perché qui l’aria è elettrica, e crea fermento”
un’area dedicata ai codici sorgenti della contemporaneità, arte, performance, video, cinema, web e social media, un programma che si sviluppa sullo sfondo di una città che ormai parla molteplici linguaggi e produce azioni culturali tese a valorizzare e a contaminare il proprio patrimonio storico artistico e architettonico, le chiese, i palazzi, i giardini, i vicoli, le strade, le piazze e le risorse creative locali, sperimentando così proprie forme di resistenza culturale.
Nel programma The Fake Factory: ombre elettriche, dialogo architettonico fra luce e materia_ (Viale Diaz, Piazza della libertà, Corso Italia 14 Palazzo Panciatichi) installazioni Video a cura di the fake factory/ Caravaggio_#400 ( Pieve S. Giovanni Battista, Palazzo Corboli) film Caravaggio l’ultimo tempo di Mario Martone/ Il martirio di Sant’Orsola di Sandro Dionisio e Mario Martone/ Caravaggio un genio in fuga di Renato Mazzoli/Caravaggio di Derek Jarman/ The draughtsman’s contract_ (Corso Italia 14, Giardino Palazzo Panciatichi) performance Giulia Odori, Brunella Visca, maschere di Sergio Traquandi/ Art community movie_ (Vicolo Rossi) Casa Masaccio video Yael Davids/Seila Kameric/ Ange Leccia /Paolo Meoni /Robert Pettena/ Mark Lewis/Farid Rahimi /Sophie Whettnall /Kan Xua/Cyprien Gaillard/Guido van der Werve/ Michael von Ausswolff – Thomas Nordanstad/Sigurdur Gudjonsson/Connie Dekker/ Art in the twenty – first century_ (Foyer Teatro Bucci) Video Bill Viola.The Eye of the Heart di Mark Kidel.

L’ area successiva presenta CITIES ON THE MOVE _ la città come laboratorio
attraverso alcune micro rassegne video & strumenti multimediali, si propone una riflessione sui mutamenti in atto nella città contemporanea. City Vision propone lavori sulle trasformazioni in atto sul territorio realizzati durante i recenti cantieri d’arte pronossi da Casa Masacccio a cura di Image/Simone Muscolino/Francesca Scarselli/Manuela Mancioppi/Macma, Clip City_ presenta una selezione di opere video realizzate in occasione del festival internazionale di Video ed Architettura The Beyond Media Festival_Vision The che raccontano alcune tracce della cultura architettonica contemporanea, che parlano di architetture e di città e Asian City uno sguardo in Asia, dove le metropoli stanno diventando interessanti capitali d’arte, con opere video di Mizuno Katsunori/ Ine wo Ueru hito/ Liang Yuanwei.
Un laboratorio per il futuro che ha nelle città lo scenario più immediato di confronto e sperimentazione. Le città come luogo dove il genere umano dovrà misurare la propria crescita e puntare sulla creatività applicata per uno sviluppo sostenibile. Le città del futuro, il futuro della città. L'ambivalenza di questo concetto, rimanda, ad una univoca asserzione di base: la città è il luogo in cui la creatività diventa innovazione, produzione, sviluppo. La città come epicentro dei fenomeni dinamici dell'industria creativa, di quei processi che traggono forza dal net- working, che si nutrono di ricerca e sperimentazione, che si promuovono creando nuovi media, che generano economie innovative, che esplorano il nuovo generando futuro. Cities on the move_ allestita negli spazi restaurati di Palazzo D’Arnolfo, si presenta inoltre come occasione di visita del Palazzo e come opportunità di conoscenza della sua futura destinazione, attraverso una presentazione multimediale del progetto del Museo delle Terre Nuove.

Infine SOCIAL MEDIA, a cura di Chiara Ferretti, un cantiere aperto di comunicazione interattiva, per rilanciare nel web le parole chiave (tag) e le immagini della manifestazione durante il suo svolgimento, un front-office per promuovere la partecipazione attiva degli spettatori secondo le dinamica del web 2.0. http://www.facebook.com/pages/Notte-Bianca-SGV/114891255202625 - http://nbsgv10.posterous.com

Dalle ore 21 EX CHIESA DELLA SS. NONZIATA (Via Giovanni da S. Giovanni) proiezione del film Back to the future_Rip! A Remix Manifesto un documentario canadese realizzato dal dj Brett Gaylor dopo 6 anni di lavoro colletivo. Si tratta di un compendio istruttivo di alcune delle principali problematiche e opportunità che il passaggio dalla cultura del copyright a quella del copyleft ha sollevato. La cultura del public domain contrapposta a quella del copyright, una dimostrazione di come l’arte si sia sempre basata su materiali già esistenti rielaborati in forme inedite.“Questo film parla di una guerra, una guerra sulle idee. Il terreno di questa battaglia è internet”.

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Il titolo di questa grande mostra di Gian Marco Montesano presso la “Casa di Masaccio” di San Giovanni Valdarno, “Guerra e pace”, mette insieme i due poli tematici dell’attività dell’artista italiano più significativo della svolta figurativa degli anni Ottanta. La guerra e il periodo immediatamente seguente della ricostruzione e del ritrovato benessere,, gli anni Cinquanta e Sessanta, sono stati particolarmente indagati dall’artista torinese, che vive tra Bologna e Parigi. Gian marco Montesano, di cui tutti ricordano la partecipazione al Padiglione Italia della scorsa Biennale d’arte di Venezia, è un caso unico in Europa e nel mondo perché ha saputo ridare senso alla pittura di storia. Sono celebri infatti i suoi ritratti dei dittatori del secolo scorso, Hitler e Stalin, ma anche le sue innumerevoli e straordinarie opere legate al rapporto tra la guerra e la gente comune, con particolare attenzione ai bambini. L’artista sta creando da quasi 30 anni un grande romanzo popolare attraverso una pittura ad olio classica originale nelle inquadrature e nelle atmosfere.
La sua pittura dedicata al Novecento e ai suoi personaggi importanti, è presente in mostra con parte dell’opera “Padiglionitalia” costituita da 200 lavori 40x30 con cui ha partecipato alla Biennale. Personaggi illustri e meno noti, sono rappresentati in una sorta di carrellata sul XX secolo, con particolare attenzione all’Italia, ma sempre con uno sguardo sul mondo. Per Montesano l’arte è indagine della memoria, fissazione di ciò che è accaduto attraverso l’eternità della pittura, ma anche luogo in cui le culture si mescolano, in cui le immagini vengono poste in sequenza per diventare un immenso film di ciò che è accaduto. La mostra di San Giovanni presenta complessivamente un centinaio di opere tra cui un magnifico trittico di 6 metri dal titolo “Credere, obbedire, danzare” del 2009 in cui la fisicità del corpo, la leggerezza della danza, e l’immagine degli sport sotto la dittatura nazista, sono giustapposti in un inno alla bellezza. Dal 1990 ad oggi l”Guerra e pace” presenta un compendio molto ampio dei temi trattati dall’artista nel corso della sua attività, dalle immagini della guerra fino alle copertine della rivista di fotoromanzi Grand Hotel, dalle icone di un’Italia del boom economico fino alle scene teatrali, si dipana un percorso antologico di grandi opere. Il curatore della mostra Valerio Dehò ha realizzato la prima monografia dell’artista nel 1999 ed è uno dei critici italiani che maggiormente si è occupato del ritorno della pittura dopo la stagione concettuale. Un catalogo viene edito per l’occasione dalla galleria Carini & Donatini.

Inaugurazione sabato 22 Maggio 2010 ore 18:30

Dal 22/05/2010 al 04/07/2010
ORARI MOSTRA: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì chiuso
INGRESSO: gratuito


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Sin dal titolo No-where / now-here (In nessun luogo e, insieme, qui, adesso) cerca di mettere in luce l’oscillazione tra luogo e non luogo. Questa indecidibilità sembra aggiornare e rimodellare, con sempre maggiori livelli di complessità, la possibilità d’interpretazione dell’odierna produzione artistica secondo parametri geografici. Se il mandato ricevuto dai curatori era quello di gettare una luce sull’attuale produzione artistica in Toscana, la contromossa è stata quella di allargare subito, nei limiti del possibile, e di concerto con gli artisti selezionati, l’orizzonte di riferimento.
La mostra cerca così di ottemperare al mandato ricevuto nell’unico modo possibile, vale a dire, pervertendolo in una doppia modalità: da una parte, suddividendo lo spazio espositivo di Casa Masaccio in diverse aree, con l’intento di trasformare la mostra collettiva e, in un certo senso panoramica, richiesta in qualcosa di non omogeneo, un evento plurale e, dall’altra, perpetrare questa pluralizzazione invitando artisti ‘esterni’ a presentare singole opere video.
Selezionare artisti con ricerche perfettamente indipendenti come Daniela De Lorenzo, Paolo Meoni, Margherita Moscardini e Cristiana Palandri, e invitare artisti ‘esterni’ come Carl Michael von Hausswolff - Thomas Nordanstad, Giovanni Oberti, Sigurdur Gudjónsson, a presentare singole opere video, non significa, semplicemente allargare il panorama ma creare soglie interne, rintracciare, inventare elementi indiretti di sinestesia, fra opere che vivono in una prossemica della lontananza.
Cercando di far scaturire un rapporto dalla dis-giunzione e dalla mancanza di rapporto No-where / now-here non si propone, tanto di avvicinare il lontano quanto di allontanare il vicino.
Risultato: Toscana finisce qui per valere come semplice cornice, indicazione di un luogo in cui nascono e si dispiegano linguaggi e poetiche capaci di misurarsi con il panorama artistico contemporaneo: si tratta evidentemente dell’invenzione di un confine, dal momento che, in un’epoca di velocizzazione delle esperienze come l’attuale, non esistono più da tempo, situazioni artistiche non solo regionali ma neanche tipicamente nazionali.

ORARI MOSTRA: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì chiuso
INGRESSO: gratuito


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Organizzata dal MAN di Nuoro per il festival letterario l’Isola delle Storie di Gavoi, la mostra a cura di Cristiana Collu e Saretto Cincinelli che ha riscosso un incredibile successo, è riproposta con un nuovo allestimento negli spazi di Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Arezzo), nell’ambito di una proficua collaborazione tra le due istituzioni museali.
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Casa Masaccio contemporanea e il festival Orientoccidente 2008, per le loro caratteristiche di (pur parziali) testimoni degli eventi e delle culture del mondo, non possono non dedicare un importante spazio alla libertà culturale e alla richiesta di democrazia in Tibet.
Marco Bolognesi
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