[ spazi ] per la creatività giovanile [ cantieri ] per il lavoro comune tra artisti maestri e giovani artisti per fare arte contemporanea
[ mostre ]
per valorizzare le esperienze artistiche e diffondere la conoscenza e la sperimentazione dei nuovi linguaggi.

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
Corso Italia, 83 / 52027 San Giovanni Valdarno / tel. +39 055 9126283 / fax +39 055 9123376
casamasaccio@comunesgv.it
Orari: feriali 15- 19, festivi 10-12/15-19
Inaugurazione 18 ottobre 2014, ore 18,30

Arrêts sur images si propone di valorizzare la ricerca di giovani artisti toscani, o che operano nelle nostra regione e nel contempo di mantenere aperto un rapporto con le precedenti edizioni della rassegna L’evento immobile, tenutesi dal 2007 al 2012. In esse, sin dalla prima edizione, l'indagine della dimensione incoativa dell'evento ha consentito di indagare quella zona intermedia, nata dalla separazione disciplinare tra fotografia e cinema, in cui sono fiorite sperimentazioni fondate su scambi reciproci fra stasi e dinamicità, divenute cifra costitutiva della ricerca artistica contemporanea.
Lo sviluppo delle tecnologie digitali non consente più di stabilire rigidi confini tra immagine statica e immagine in movimento, e ha reso definitivamente obsolete le distinzioni moderniste che contrapponevano il mondo dell’immagine fissa (fotografia/pittura) a quello dell’immagine animata (cinema/video). Stasi e movimento sono divenute delle semplici possibilità, alternative e mutevoli, di un unico segnale, che ha trasformato l’opposizione di principio (tra immobilità e movimento) in una semplice modulazione. Si è così dischiuso per la percezione contemporanea il paradosso di nuove immagini: immagini di un’era caratterizzabile, al contempo, come ‘post-fotografica’e ‘post-cinematografica’.
Ad essere cambiata, radicalmente, oggi non è tanto la possibilità di modificare l’immagine (le manipolazioni rese possibili dalle procedure di intervento digitale erano già praticabili, grazie a procedimenti chimicomeccanici) quanto la disponibilità ad accettare, in fase di ricezione, questa intrinseca plasmabilità, ad accettare che una foto o un video contemporanei possano non solo registrare tempo spazio movimento ma anche costruire il proprio tempo-spazio-movimento. L’immagine contemporanea plasma oggi il proprio tempo, esattamente come un materiale, ed è questa materia-tempo dell’immagine che si offre direttamente alla percezione dello spettatore che Arrêts sur images si propone di declinare, a partire dalle suggestioni derivate dalle opere di Vanni Meozzi, di Anna Rose e Chiara Bettazzi.
L’acquisita consapevolezza della plasmabilità della materia tempo, magistralmente utilizzata nei video di Anna Rose, sembra agire anche retroattivamente ripercuotendosi su immagini legate a pratiche fotografiche ed installative: l’opera tende così a trasformarsi esplicitamente in operazione, come nel caso di Rear Window di Vanni Meozzi e l’immagine in evento, rivelando esplicitamente le proprie stratificazioni e incorporando e ri-giocando, sempre di nuovo, le proprie potenzialità come, ed esemplarmente, in Still Life di Chiara Bettazzi.

Chiara Bettazzi vive e lavora a Prato. Dopo aver frequentato il Dams di Bologna, ha partecipato a vari workshop, tra cui si ricorda Manuale per autostoppisti dell’arte”, a cura di Lorenzo Bruni e Dryphoto, 2009 e “Ghiaccio” con Marcello Maloberti, a cura di Pietro Gaglianò, 2009. tra le esposizioni, ricordiamo 2014 ni Haut ni Bas a cura di Alessandro Gallicchio, Galleria Lato, Prato, 2014 ; L’Economia del dono, Dryphoto Prato, 2013; WONDER OBJECTS, Galleria MOO, Prato2013; XXV. XII Florence Design Week, MLab Architetti Firenze 2013; 54 Biennale d’arte. Padiglione Toscana, a cura di Marco Bazzini, Museo Pecci Prato, 2011; Gemine Muse,Trame d’arte identità e inganni, a cura di Stefano Pezzato, Museo del Tessuto Prato, 2010.

Anna Rose nasce nel 1982 nel Massachusetts (USA) e si laurea in arte (Master of Fine Arts, M.F.A) presso il San Francisco Art Institute. Dal 2004 vive e lavora a Firenze. Tra le sue ultime mostre, Detroit Center for Contemporary Photography, Frame/s, selezione di artisti video emergenti, July 2014; Incubarte Festival Internacional de Arte, Valencia, Novembre 2013; -Proyector 2013 Festival Internacional de Videoarte, Madrid, Novembre 2013. Ha ricevuto inoltre la menzione speciale al premio TFHMF, January 2014; la Borsa di Studio Murphy e Cadogan per l’Arte Contemporanea, 2013, e il premio ArtSlant Showcase, Vincitrice, 2013.

Vanni Meozzi (Prato, 1984), architetto e artista visivo, dopo diverse esperienze professionali in Svezia, Australia e India, vive e lavora tra Prato, Milano e Mendrisio. La sua ricerca muove intorno ai temi della scala, della riproduzione, della rappresentazione, dell’entropia. Selezione esposizioni personali e collettive: 2013 Rear Window, Qahwa, Prato 2013; Casabella: Selezionato per la mostra Giovani architetti grattano il cielo, 2012; TUM-Project: realizzazione di opere Site Specific che escono dagli spazi tradizionalmente adibiti alla produzione artistica; per la provincia toscana, 2011 - 2012 ; Private Flat #06, Firenze, Italia, 2010; Videominuto #17, Finalista selezionato, 2009; RMIT, University Melbourne Australia, 2008-2010; Digiarte, Firenze, Italia, 2008 ; Primo premio al concorso ArchArt Firenze con il video O.dio, 2007.

Il progetto sostenuto dal Comune di San Giovanni Valdarno, Provincia di Arezzo e dalla Regione Toscana è promosso da Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2013 e di COOLT Settimana della Cultura in Toscana.

CATALOGO DELLA MOSTRA ›

Ingresso gratuito

orari: feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
Corso Italia, 83 - 52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 9126283 casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it

Inaugurazione 21 giugno 2014, ore 18,30

Ventuno giugno, solstizio d’estate, giorno del fuoco, il giorno più lungo dell’anno. Esatto mezzogiorno astronomico, mezzogiorno del cosmo.
Momento in cui il sole è al suo massimo potere di luce e nel suo moto apparente si trova allo Zenit del Tropico del Cancro (23°27’), il circolo di illuminazione è tangente ai circoli polari (66°33’). L’astro solare è alla sua massima declinazione Nord mentre il cerchio della sua eclittica interseca l’equatore celeste nel punto Omega, la perfetta perpendicolarità dei suoi raggi non concede ombre visibili.

Nella notte tra sabato 21 e 22 giugno inaugura a San Giovanni Valdarno The Remains of the day. Prendendo incidentalmente in prestito il titolo del romanzo scritto in forma di diario da Kazuo Ishiguro, l’intero progetto si incarica di investigare, attraverso la pratica di una ventina di giovani artisti, nuove possibili sintassi e i depositi lasciati dal tempo rispetto ad un’azione performativa e/o di happening.

Esaminando la relazione tra performance/live, i documenti, gli appunti e le fonti che la presuppongono, i dialoghi e le ricerche d’archivio, le tracce che di queste rimangono alla fine del giorno, viene messo in discussione il nesso di casualità tra i due elementi.
Può un documento, un inizio partito da altrove, un segno pre-esistente, una memoria, precedere la performance? Come può una mostra avere il carattere di una performance? E come possono i fattori temporanei e permanenti essere combinati in termini di presentazione e display espositivo?
Con un approccio interdisciplinare, i resti di questo lungo giorno, dipanano un percorso che si articola in varie sedi e che, interrogandosi sulle questioni riguardanti l’apparato espositivo, presenta opere che sono frammentarie, partecipative o ancora “in progress”. Le loro proposte hanno luogo non per un’audience ma con un’audience.

Il progetto è sostenuto dal Comune di San Giovanni Valdarno, Provincia di Arezzo e dalla Regione Toscana ed è promosso da Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea nell’ambito di Toscanaincontemporanea2013 e della 9° edizione della “Notte Bianca”.
La personale di Andrea Kvas è stata possibile grazie al generoso contributo di: SIKKENS – Akzo Nobel Coatings S.p.A.

ARTISTI:
Alessandro Agudio, Marco Basta, Lupo Borgonovo, Cleo Fariselli, Dario Guccio, Helena Hladilova, Invernomuto, Andrea Kvas, Alice Mandelli, Beatrice Marchi, Anna Mostosi, Gianni Politi, Lisa Rampilli, Giangiacomo Rossetti, Manuel Scano, Namsal Siedlecki, Davide Stucchi, Serena Vestrucci.

SEDI:
- Casa Masaccio: SHINZAGGARAN: Alessandro Agudio, Marco Basta, Lupo Borgonovo, Dario Guccio, Beatrice Marchi, Anna Mostosi, Giangiacomo Rossetti, Davide Stucchi;
- Stazione Ceramica Ex- Ceramica via Mannozzi, WISHES OF A G (2014), THE CELESTIAL PATH (2013), Invernomuto;
- Via Mannozzi Galleria: TRUCCO, Serena Vestrucci;
- Fontana di Via Mannozzi: MARY ANN & THEOPHILIUS, Lupo Borgonovo e Lisa Rampilli;
- Museo della Basilica: U: Cleo Fariselli;
- Piazza Masaccio: FALSE ALARM (I DON’T FEEL AT HOME IN THIS WORLD ANYMORE), Manuel Scano;
- Casa Giovanni da San Giovanni: PICCHIO VERDE, Andrea Kvas;
- Giardino di Casa Masaccio:MEMORIA DI FUOCO, Helena Hladilova, Namsal Siedlecki; - Vicoli del centro: GIULIAGIULIA, Gianni Politi;
- Casa Masaccio e sedi varie: 100 IO SONO ANCORA QUI, Alice Mandelli.

INVITO ›
COMUNICATO STAMPA "THE REMAINS OF THE DAY" ›
COMUNICATO STAMPA "100 IO SONO ANCORA QUI" ›
COMUNICATO STAMPA "GIULIAGIULIA" ›
COMUNICATO STAMPA "MARY ANN & THEOPHILUS" ›
COMUNICATO STAMPA "U" DI CLEO FARISELLI ›
COMUNICATO STAMPA "TRUCCO" DI SERENA VESTRUCCI ›
COMUNICATO STAMPA "FALSE ALARM" DI MANUEL SCANO ›
COMUNICATO STAMPA "MEMORIA DI FUOCO (SIMPOSIO)" ›
COMUNICATO STAMPA "PICCHIO VERDE" DI ANDREA KVAS ›
COMUNICATO STAMPA "WISHES OF A G (2014) / THE CELESTIAL PATH (2013)" ›
COMUNICATO STAMPA "SHINZAGGARAN" ›

REPORT / The Remains of the day / Casa Masaccio | Art * Texts * Pics ›

Ingresso gratuito

orari: feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
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Emanuele Becheri/COINTREAU IT, Dollar Han CHI, Lek M. Gjeloshi ALB, Olga Pavlenko UKR, Ukrit Sa-nguanhai THAI, Lori Lako ALB, Martin Leon VEN & Henry Tan THAI

a cura di Pier Luigi Tazzi

Inaugurazione sabato 19 aprile 2014 ore 18.00 | ore 18.30 IMPRESSION 19.04.2014 di Emanuele Becheri/COINTREAU, performer e strumenti: Bart - Ghuzeng, Limberty - Trumpet, Eb - Sax, Puli - ElectricGuitar, Conte Vaj - ElectricGuitar.


C’era una volta un cinema teatro ed e’ ormai da piu’ o meno vent’anni uno spazio per l’arte, si tratta di una delle sedi della Galleria Continua a San Gimignano. C’era una volta un gruppo di giovani cineasti sperimentali a San Giovanni Valdarno, fra cui si contava il figlio Marco del sindaco di allora, Leonetto Melani, che trasformo’ un premio di pittura, il Premio Masaccio, in una grande mostra /evento che ebbe sulla citta’ effetti dirompenti e che a sua volta diede origine ad uno spazio per l’arte, quello fra l’altro di piu’ lunga vita in Toscana, Casa Masaccio. Correva l’anno, fatidico, 1968.
Oggi, quarantasei anni dopo, per una serata, e poi per le settimane che seguiranno, il Centro per l’Arte Contemporanea Casa Masaccio, si trasforma in un palazzo del cinema, il NUOVO CINEMA MASACCIO.
Se il nome rimanda al titolo di un film fortunato – si aggiudico’ anche un Oscar nel 1988 come miglior film straniero, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore - il riferimento diretto e, insieme, il motivo ispiratore del progetto e’ Goodbye, Dragon Inn (??, Bu San), 2003, di Tsai Ming – Liang. Tsai a partire da questo inizio’ una serie di film-installation che fece circolare in manifestazioni specificatamente artistiche da Taipei a Venezia e a Nagoya. Goodbye, Dragon Inn e’ una sorta di allucinato e appassionato addio al cinema teatro come era stato dalle origini, come luogo fantasmagorico di intrattenimento sociale di massa, di rifugio e di fuga dalla realta’, perlopiu’ urbana e metropolitana, di magiche apparizioni e di clandestini incontri.
NUOVO CINEMA MASACCIO propone un’azzardata ri-conversione messa in opera dagli artisti che partecipano al progetto.
- Emanuele Becheri/COINTREAU il suono, la colonna sonora live improvvisata.
- Dollar Han l’evocazione attraverso immagini fisse di mondi, o di sotto-mondi, come si suol dire, non alla luce del sole.
- Lek M. Gjeloshi la riflessione panica sul mezzo, sul medium.
- Olga Pavlenko la comunicazione grafica.
- Ukrit Sa-nguanhai il film che non c’è.
- Lori Lako le necessarie variazioni sul tema, oltre i confini di ogni forma.
- Martin Leon l’ininterrotto fluire della pubblicità come costante felice dello spazio che accoglie il pubblico e in cui il pubblico trova il riflesso delle proprie aspettative morali di felicità terrestre.
- Henry Tan il compito psicopompico dell’accompagnatore, adeguato/inadeguato, dentro il palazzo delle storie e degli inganni, delle immagini dei riflessi e dei fantasmi. Venghino, signore e signori, venghino.

Attività realizzata nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2013

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Ingresso gratuito

orari: feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
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Un’attività del Sistema Museale del Valdarno, proposta e coordinata dal Museo Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea, nell’ambito del progetto “Condivisioni: un patrimonio da tramandare alle nuove generazioni. Il Valdarno Superiore”.

Giornata di studio, 14 marzo 2014 – ore 9.30/ ore 19.00, Palazzo d’Arnolfo

Il museo si trasforma. Il tempio delle arti diventa un organismo sensibile che modifica il rapporto visitatore-opera d’arte introducendo nuovi paradigmi di interazione culturale e di valorizzazione del territorio. I nuovi media interattivi giocano un ruolo determinante nella trasformazione delle visioni del mondo, generando nuovi linguaggi che moltiplicano i livelli di racconto dell’opera d’arte e della memoria di un territorio, creando nuovi contesti di percezione. Un tema innovativo e in costante evoluzione per chi si occupi, oggi, di gestione museale, di economia della cultura, di marketing territoriale. Il progetto museo sensibile si presenta come un giornata di riflessione, sia con interventi teorici sia con presentazioni di alcune esperienze che si sono particolarmente distinte nell'innovazione delle istituzioni museali e nella valorizzazione del territorio attraverso le nuove tecnologie della comunicazione.
Dopo un’analisi dell’evoluzione del museo, sarà posta una particolare attenzione sulle potenzialità espresse dalle diverse applicazioni tecnologiche che stanno rappresentando l'aspetto più pertinente di questo cambiamento culturale. Saranno presentati alcuni esempi di musei virtuali, di web experience e di interaction design, con un focus particolare sulle applicazioni di realtà aumentata. Il concetto cardine riguarda l'individuazione delle modalità in cui le tecnologie digitali giocano il ruolo di opportunità abilitanti per la partecipazione attiva e l'interattività educativa. Tutto ciò sarà messo in relazione con le potenzialità di auto-narrazione espresse dal territorio, nelle sue più diverse forme, per coniugare una memoria diffusa e di fatto inscritta nel paesaggio modificato da secoli di antropizzazione. Si tratterà degli straordinari fattori di cambiamento attivati dalle potenzialità comunicative del web, del performing media e del social local mobile. Il Sistema Museale del Valdarno, si è da sempre caratterizzato come una realtà attenta e sensibile ai nuovi linguaggi generati dalle tecnologie digitali per una nuova fruizione del patrimonio museale e territoriale.

Programma

Mattina

• ore 09.00 Accreditamento
Modera Marco Gaiani Alma Mater Studiorum Università di Bologna ore 09.15 saluti Maurizio Viligiardi Sindaco del Comune di San Giovanni Valdarno.
• ore 09.30 Elena Pianea Dirigente settore Musei ed Ecomusei della Regione Toscana.
Heritage=Eredità. La memoria tra web e territorio per attivare smart community, Carlo Infante Presidente Urban Experience.
IN and OUT museo digitale e museo territoriale: the expanded museum?, Massimo Negri, European Museum Academy.
Implicazioni pedagogiche dei processi ICT (Information Communication Technology) applicati ai musei Berta Martini, Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”.
Musei Virtuali / Augmented Heritage, Simona Caraceni , Vicepresidente AVICOM - ICOM International Committee for Audiovisual and New Technologies of Image and Sound e Coordinatore Commissione Tematica Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia.
I Musei sul web, Francesco Tapinassi senior strategist Marketing territoriale, Fondazione Sistema Toscana

ore 11.00 Coffee break

• ore 11.15 Musei Virtuali e Nuove Tecnologie per i Musei: esperienze e prospettive europee, Sofia Pescarin - CNR ITABC, coordinatore rete europea di eccellenza Virtual Museum Transnational NetworK V-MUST.NET
Il museo virtuale di Genius Bononiae, Antonella Guidazzoli CINECA – Bologna.
Palladio Museum Guido Beltramini Direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza;
La Città Ideale in AR, per uno Smart Museum a Palazzo Ducale di Urbino, Paolo Clini, Ramona Quattrini, Emanuele Frontoni, Università Politecnica delle Marche, Ancona.
Archeologia Aumentata Alessandro Furlan fondatore di Altair4 Multimedia
Il Museo delle Pure Forme. Benvenuti nel Museo che non c’è, Laboratorio Percro- Scuola Superiore S. Anna Pisa.

ore 13.30 Lunch

Pomeriggio

• ore 14.30 Il museo al tempo dei social media. La comunicazione digitale del MAXXI Prisca Cupellini, Ufficio stampa e comunicazione | comunicazione web MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.
I Visitatori, nuove tecnologie e vecchi linguaggi, N!03 [ennezerotre] Davide Sgalippa
Lo spettacolo della conoscenza, Silvio Panini, Koinè
• ore 15.10 Modalità di fruizione remota e mobile del Sistema Museale del Valdarno:
Augmented guide
Barbara Setti coop. Archeologia e Cristian Contini Filarete s.r.l., Sei un Valdarnese DOC? Mettiti alla prova!, giocoMultimediale Elena Facchino coop. Itinera Certa. screening: Museum without walls_Casa Masaccio Tag Museum Simone Cipolli coop.Beta2 B.and, Progetti multimediali per il Museo delle Terre Nuove Valentina Zucchi, Visita Virtuale al Museo Venturino Venturi Lucia Fiaschi, Extra moenia museum. Il Museo oltre le mura tra innovazione tecnologica e rispetto della tradizione Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie Michela Martini, Come la modernità dilata e vivacizza il museo, Museo Mine Gianfranco Molteni, Cassero web app Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi Francesco Papa, Accademia Valdarnese del Poggio/Museo Paleontologico Francesco Papa.

ore 16.00 Coffee break

• ore 16.10 "Beni culturali in tasca" Derrick de Kerckhove, ex direttore del McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto, docente presso la Facoltà di Sociologia dell' Università degli studi di Napoli Federico II.
• ore 16.30 Brainstorming condotto da Carlo Infante, visual thinking e action writer a cura di Fedele Congedo.
Oltre ai relatori della giornata partecipano: Fabio Renzi Segretario Generale Symbola Fondazione per le qualità italiane, Claudio Bocci Direttore Federculture, Francesco Antinucci Direttore di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR,
• ore 19.00 conclusione dei lavori



Sabato 15 marzo 2014, dalle ore 09,00- alle ore 18,00 (prenotazione obbligatoria) Walk Show, Conversazioni nomadi alla scoperta del patrimonio culturale del Valdarno.

A cura di Carlo Infante.

Esperienza immersiva con radio, smartphone e tablet, insieme agli stakeholder del progetto Il Museo sensibile, attraverso i luoghi del Sistema Museale del Valdarno, assaporando i prodotti tipici del territorio, con tappe diverse e trasferimenti in autobus.

INVITO COMPLETO ›



Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
Corso Italia, 83 - 52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 9126283 casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it

Sistema Museale del Valdarno
Ufficio di coordinamento
Via C. Battisti,1 – 52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 9126283 info@museidelvaldarno.it
www.museidelvaldarno.it

Segreteria: info, iscrizioni e prenotazioni
Monica Zanchi 333 5929303 zanchi@archeologia.it
Marcella Vannozzi 055 5520407 turismo@archeologia.it

Comune di San Giovanni Valdarno, Provincia di Arezzo, Regione Toscana, Sistema Museale del Valdarno, Museo Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea, Coop. Archeologia

Casa Giovanni Mannozzi, sede permanente della collezione comunale d’arte contemporanea, che fa capo al Museo Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea, ospita una selezione delle opere acquisite recentemente dalla collezione comunale d’arte contemporanea, nel dispositivo dal titolo Stanze.

L’esposizione delle opere guarda al territorio e costruisce nuove e importanti relazioni tra il museo Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea e gli artisti che negli ultimi anni lì hanno esposto. Un patrimonio culturale poco conosciuto, frutto di una programmazione serrata e del rapporto intenso e riservato che ha unito Casa Masaccio e i tanti artisti italiani ed internazioni che sono passati da San Giovanni Valdarno.

Una collezione d'arte contemporanea che evidenzia caratteristiche precipue come: la passione per il proprio territorio e la vocazione internazionale, il legame con le tradizioni locali e la curiosità verso l’innovazione e la sperimentazione.

Con quest’occasione si delinea il profilo di una collezione pubblica che merita attenzione, promozione, incoraggiamento e che assume i contorni di una nuova vocazione collettiva che trova le sue radici in un recente passato.

Attraverso l'esposizione di opere frutto di diverse esperienze artistiche ed umane di artisti che negli anni hanno esposto in Casa Masaccio Stanze descrive una ricerca appassionata, frutto di scelte talvolta precise e oculate o, al contrario, di emozioni e di entusiasmo.
Scelte non solo per la qualità estetica e formale, ma anche e soprattutto per affinità stilistiche, le opere accompagnano il visitatore lungo un excursus di grande interesse, in un’intimità che richiama in qualche modo le originarie collocazioni di alcune delle opere presenti, costruendo e mettendo in scena “dialoghi” stimolanti e impensati.
Il Museo Casa Masaccio _collezione comunale d’arte contemporanea presenta nell’occasione, principalmente opere di artisti appartenenti alla più recente contemporaneità Lucia Baldini, Emanuele Becheri, Leonora Bisagno, Marco Bolognesi, Giacomo Casprini, Francesca es, Gianni Fanello, Carlo Guaita, Mitsunori Kimura, Gianluca Maver, Monali Meher, Gianmarco Montesano, Giovanni Ozzola, Andrea Rauch, Antonio Rovaldi, Carolina Saquel, Maitree Siriboon, Margaret Vega.

MANIFESTO ›

a cura di Casa Masaccio arte contemporanea

Inaugurazione sabato 22 febbraio ore 18.00

ORARI: feriali 15.00 - 19.00 | festivi 10.00 - 12.00/ 15.00 - 19.00

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Come sé

Francesco Basini Gazzi, Paolo Bernacchia, Davide D’Amelio, Shiva Derakhshan, Stefano Giuri, Lori Lako, Michele Liparesi, Irene Lupi, Gabriele Mauro, Daniela Pitrè, Philipp Plath, Jonida Xherri

a cura di Elena Magini e Arabella Natalini

Casa Masaccio
22 febbraio- 23 marzo 2014

inaugurazione sabato 22 febbraio ore 18.00

Come sé prende le mosse dal workshop condotto da Arabella Natalini e Elena Magini su richiesta della consulta degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il laboratorio, incentrato su un’ipotesi di costruzione di un progetto espositivo come autorappresentazione, è stato avviato nella primavera 2013 e, a partire da questo, i dodici giovani artisti selezionati hanno ideato i lavori presenti in mostra.
Prendendo come spunto la constatazione che le diverse occasioni espositive – grandi mostre, biennali, mostre in spazi pubblici o privati - implicano modalità progettuali e organizzative specifiche, il workshop ha proposto un momento di riflessione e di confronto sui processi di messa in opera di una mostra d’arte contemporanea, sottolineando l’importanza della partecipazione corale delle diverse figure che concorrono alla sua realizzazione.
In particolare, ci siamo concentrati sull’importanza della relazione tra artista e curatore nella genesi creativa del progetto, e su come questo rapporto possa alimentare uno spazio di autorappresentazione comune. Tale relazione prende forma infatti non solo attraverso la realizzazione di progetti, ma anche, e sempre più, attraverso un peculiare rapporto dialogico e relazionale tra curatore e artista.
Il focus sul concetto di autorappresentazione ha costituito quindi la chiave del laboratorio che ha portato alla costruzione della mostra: prendendo le distanze da una mera rappresentazione autoritrattistica, è stata favorita la capacità di proporre una rielaborazione autonoma della propria proiezione personale nel fare artistico, dando vita a una serie di lavori realizzati appositamente, alimentando poetiche individuali e individuando l’uso dei media più congeniali alla loro elaborazione: fotografia, scultura, video, pittura e installazioni.
Lo stesso titolo della mostra, si riferisce alla possibilità di rappresentare la propria singolarità - come se stessi - alludendo allo stesso tempo a una dimensione ipotetica, plurale e in divenire del nostro essere.
I lavori si contraddistinguono per eterogeneità dei linguaggi e singolarità della presentazione, ma anche e soprattutto per la ricchezza di suggestioni e riflessioni proposte. Plurali e non lineari narrazioni di sé che riflettono sull’ interazione familiare come primo elemento costitutivo della propria personalità, sulla temporalità e sulla casualità, sull’appartenenza geografica e sui filtri culturali come fattori determinanti nella descrizione di una soggettività.
Analogia e differenza, pubblico e privato, limite e costrizione, partecipazione e assenza, costituiscono ulteriori poli di analisi, fattori di definizione e costruzione delle singole identità degli artisti, che trovano nella presentazione e nella relazione esterna che ogni appuntamento espositivo sottende, una possibile e auspicabile modalità di ascolto e partecipazione.

Attività promossa da Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2013.

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Ingresso gratuito

ORARI: feriali 15.00 -19.00 | festivi 10.00 -12.00/ 15.00 – 19.00

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Tanya Goel - Ps Jalaja - Aaditi Joshi - Prabhakar Pachpute e una selezione delle opere della Collezione di Casa Masaccio

Mostra a cura di Sumesh Sharma e Serena Trinchero
Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
San Giovanni Valdarno (Ar)
14 dicembre 2013 - 26 gennaio 2014

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea e l’Associazione culturale italo/indiana MK Search Art (MKSA) presentano la mostra UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO, a cura di Sumesh Sharma e Serena Trinchero. L’esposizione, che si inaugura sabato 14 dicembre alle ore 18.00, è l’evento conclusivo del progetto di residenza Contemporary Renaissance che quest’anno ha ospitato gli artisti indiani Tanya Goel, Ps Jalaja, Aaditi Joshi, Prabhakar Pachpute e il curatore Sumesh Sharma.

Prima dell’inaugurazione della mostra e propedeutica ad essa, alle ore 17.00, la performance/conversazione con due dei protagonisti dell’ultima edizione del Premio Masaccio (1968): Gianni Pettena e Lapo Binazzi presso la Bibliocoop di San Giovanni Valdarno.

Per il secondo anno consecutivo Casa Masaccio e l’Associazione culturale italo/indiana MK Search Art (MKSA) hanno promosso la residenza Contemporary Renaissance per giovani artisti indiani, under 35. Il progetto è patrocinato dall’Associazione Italia-India, l’Associazione indoeuropea per la moda e il design nonché l’Ambasciata dell’India in Italia e rientra nell’ambito dell’iniziativa regionale Toscanaincontemporanea 2013.

Il titolo della mostra UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO è una citazione dallo scrittore cileno e attivista politico Luis Sepulveda, ripresa da un cartello posto all’ingresso di Castelnuovo dei Sabbioni, poco fuori San Giovanni di Valdarno, un luogo di minatori abbandonato e distrutto, dove sorge come baluardo della memoria collettiva il nuovo Museo MINE. Più che un monito, è un’ attitudine, una volontà di riattivazione e di rimessa in moto che coinvolge il ricordo del passato, come il presente e il futuro.

Quattro artisti provenienti dall’India, nel contesto post-industriale di San Giovanni Valdarno, si sono confrontati con il passato di questa città, che non è da identificarsi solo con il glorioso e celebrato Rinascimento, ma anche con la scena dell’arte contemporanea e in particolare con l'ultima edizione del Premio Masaccio (1968), quella che vide tra i suoi protagonisti alcuni dei maggiori esponenti dell'Arte Povera e rappresentò un evento fondamentale per l'aggiornamento dei dettami dell'arte contemporanea.

Con una volontà di rivalutazione del passato, che non intende fermarsi al sentimento della nostalgia ma al contrario mira ad individuare indizi per affrontare il prossimo futuro, all’interno dello spazio espositivo Casa Masaccio, i quattro artisti hanno dialogato con maestri del passato e con alcuni esponenti della stagione a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta che tentarono un cambiamento radicale della visione dell’arte.

Tanya Goel, Ps Jalaja, Aaditi Joshi, Prabhakar Pachpute dividono lo spazio con le opere di, tra gli altri, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Renato Guttuso: un dialogo favorito in molti casi da somiglianze e richiami sia in ambito metodologico che concettuale. Altre opere della collezione, invece, in particolare quelle provenienti dalle prime edizioni del Premio Masaccio, istituito alla fine degli anni Cinquanta, appaiono come testimonianze delle trasformazioni del paesaggio e dell'evoluzione della città.

Nota curatoriale
La porta del negozio di scarpe Aldo Sottani si trova di fronte a Casa Masaccio, il Centro per l’Arte Contemporanea di San Giovanni Valdarno. Sui vetri della porta sono attaccate informazioni sui vari eventi culturali e notizie sulla squadra di calcio locale. Dietro quella porta siede un uomo che è stato un apprendista e un creatore di scarpe fin dall'età di 7 anni. Oggi, a 83 anni, Sottani continua a riparare le scarpe impersonando il ruolo della memoria della città: il suo negozio è un vero e proprio “centro di cultura contemporanea”. Sottani detiene un importante archivio di fotografie: diventato lui stesso fotografo a 20 anni, ha collezionato immagini storiche della città, raccogliendo un grande archivio che spesso viene utilizzato per importanti pubblicazioni e mostre.
Uno di questi documenti è l’immagine del Dialogo Pettena-Arnolfo, che ritrae l'azione di Gianni Pettena che chiuse la loggia e il porticato di Palazzo d'Arnolfo con pannelli a strisce nere ed argento per l’ultima edizione del Premio Masaccio, organizzato dal consiglio comunale nel 1968.
La giuria composta da Giovanni Accame, Alberto Boatto, Gillo Dorfles, Corrado Maltese, Guido Montana, Claudio Popovic e Lea Vergine, invitata dal Sindaco Leonetto Melani, selezionò 37 artisti italiani emergenti tra i quali si ricordano: Carlo Alfano, Giovanni Anselmo, Carlo Cioni, Ugo Nespolo, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Gilberto Zorio, Mario Nigro, Paolo Scheggi che hanno determinato una comprensione radicale della pratica dell'arte in Italia. Lo stesso Pettena si è definito come un “anarchitetto”.

Gli artisti e le opere in mostra

Tanya Goel
ll lavoro artistico di Tanya Goel si basa sullo studio della rappresentazione della luce in arte e architettura, attraverso l’uso di media come la pittura e il video. L’interesse per elementi come il colore e il pigmento nascono da un’attenta osservazione della realtà e dalle diverse superfici che i nostri occhi sono abituati a catturare, quali, cartelli pubblicitari, ombre, riflessi, immagini in movimento e televisive. All’interno di questa riflessione momento fondamentale diviene la percezione di una distinzione tra colore come luce/vista e i pigmenti/tecnologie che invece lo creano. Questi diversi momenti, infatti, costituiscono una sorta di linguaggio globale della città, riflettendo un senso di ambiguità di dis-identificazione che caratterizza oggi il paesaggio urbano, nonostante la illusoria familiarità. Durante il periodo di residenza Tanya Goel ha portato avanti la sua ricerca concentrandosi sull’uso di un materiale industriale conosciuto ed usato in tutto il mondo come cemento, studiando le sue reazioni con il colore e collegando la sua riflessione sulla riproducibilità del colore alla pala dell’ Annunciazione di Beato Angelico che si trova nel Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno. All’ interno della mostra inoltre le sue opere saranno chiamate a dialogare con l’opera di Giovanni Anselmo, Il panorama intorno fin verso oltremare, 1996-1999 e con quella di altri artisti presenti nella collezione di Casa Masaccio. Con questi artisti Goel condivide una metodologia di lavoro e di indagine comune, che, passando attraverso una costruzione dell’immagine o la creazione di una installazione, video che trae le sue radici dalla realtà che ci circonda e dalle tecniche di produzione industriale, arriva a toccare elementi che coinvolgono la nostra esistenza.

Tanya Goel (1985) vive e lavora a New Delhi.
Si è diplomata in pittura presso la School of Art Institute di Chicago ed ha proseguito gli studi laureandosi presso la M.S University, Baroda e acquisendo una laurea magistrale in pittura e incisione presso la Yale School of Art. Ha esposto le sue opere a livello internazionale in diverse mostre collettive, tra le più recenti si ricorda la collettiva del 2013 Sarai Reader - Exhibition 09, Devi Art Foundation, New Delhi e la personale del 2011 2” left from here, Galerie Mirchandani + Steinruecke, New Delhi.

PS Jalaja
Il fulcro dell’opera di PS Jalaja è l’uomo e la sua relazione con il tempo e lo spazio. Agli occhi dell’artista quello che rende interessante l’uomo è l’essenza del singolo e la perdita delle sue peculiarità una volta che viene inserito in un contesto più ampio, che porta alla creazione della storia dell’umanità. È proprio il multiforme paesaggio delle società contemporanee a creare il variegato mondo dei dipinti e dei disegni dell’artista che sembra voler dare voce a tutti, soffermandosi sulle storie degli uomini. Ogni elemento delle sue opere risulta in tensione con lo spazio, in una lotta serrata alla conquista di un modo per emergere. Altro elemento costitutivo della pratica di PS Jalaja è stato lo studio della storia, un continuo flusso di avvenimenti, scontri e vite. Lo stesso vale per le innumerevoli immagini prodotte dai media che agli occhi dell’artista appaiono come avvenimenti dalla grande forza visuale. Nel suo soggiorno a San Giovanni Valdarno PS Jalaja ha continuato la sua ricerca sull’uomo tentando di far incontrare la realtà del Kerala, regione da cui proviene, e caratterizzata da una forte cultura artistica, soprattutto nell’ambito dei murales con gli stimoli trovati in Italia, anche grazie all’incontro con i maestri del passato, primo tra tutti Leonardo da Vinci. All’interno della mostra Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro la sua opera si troverà a dialogare con il dipinto Natura morta di Renato Guttuso.

PS Jalaja (1983) vive e lavora a Kochi.
Ha completato i suoi studi presso RLV College Thripunithura di Kochi dove si è laureata in pittura ed ha esposto le sue opere a livello internazionale in mostre collettive. Tra le sue più importanti mostre collettive si ricorda la partecipazione alla Biennale di Kochi 2012 e al Padiglione indiano della Biennale di Praga, 2011.

Aaditi Joshi
Inizia ad utilizzare la plastica come materiale per sviluppare la sua pratica artistica dall’aprile del 2005, ma è solo a seguito del tragico evento dell’alluvione che nel 2006 ha causato forti distruzioni nella sua città natale, Bombay, che il suo interesse nei confronti del materiale ha preso forma in maniera propositiva, soprattutto grazie alla scoperta delle sue qualità di durevolezza e solidità in contrapposizione alla sua trasparenza. La plastica nella sua visione non solo rappresenta un modo per indagare la società consumistica, ma anche per affrontare temi ad essa legati quali l’inquinamento e la situazione ambientale. Attraverso la sua serie di lavori in plastica l’intenzione è di provare a distruggere la distinzione tra forma e contenuto, anche grazie alle mutevoli forme che questo materiale riesce ad assumere. Durante il periodo di residenza presso San Giovanni Valdarno, l’artista ha proseguito la sua sperimentazione sull’utilizzo del materiale plastico, richiedendo anche la partecipazione dei cittadini del centro toscano per la costruzione della sua opera. Una vera e propria ricerca come si può evincere anche dal diario di bordo che è esposto in Casa Masaccio, che richiama all’attenzione di tutti una problema dall’impatto globale. Le opere di Aaditi Joshi saranno poste in dialogo con le due opere di Alighiero Boetti, Zig Zag (1967) e Colonne, opere partecipanti al Premio Masaccio 1968, e che, in particolare quest’ultima, rimandano all’idea della costruzione di una struttura pesante e iconica (una colonna) attraverso l’uso di un materiale leggero e deperibile, la carta.

Aaditi Joshi (1980) vive e lavora a Bombay.
Si è diplomata in disegno e pittura presso la L.S. Raheja School of art di Bombay. È stata selezionata tra i 20 finalisti dello Skoda Prize 2012 ed è stata premiata una borsa di studio per il programma di residenza Lucas Artists 2012-2014 presso il Montalvo Art Center, California. Il suo lavoro è stato esposto in collettive internazionali tra le quali si ricordano la personale del 2011 New Works presso Gallery Maskara, Bombay e la partecipazione a India Focused presentato da Creative India foundation alla SH contemporary art fair, Shanghai, Cina.

Prabhakar Pachpute.
A partire dal 2010 il soggetto dell’arte di Prabhakar Pachpute è la vita dei minatori e i problemi legati al forte sfruttamento delle risorse naturali in India. Una condizione sociale e umana che l’artista conosce bene poiché la città sua città natale, Chandrapur è conosciuta come “la città dell’oro nero” ed i componenti della sua famiglia per tre generazioni hanno lavorato in una delle più antiche miniere del paese. Proprio per questa affinità tra il passato industriale del Valdarno e la situazione odierna in India, durante il periodo di residenza, la ricerca di Prabhakar Pachpute si è concentrata sulla storia delle miniere di Castelnuovo dei Sabbioni, le conseguenze portate dalla fine dell’estrazione della lignite e dall’avvento della post-industrializzazione. Riflessioni sulla condizione dei migranti, sulle condizioni di lavoro nelle miniere dell’India, come lo studio della situazione di Carrara e le sue radici anarchiche riescono a convivere grazie alla sua particolare pratica artistica fondata sul disegno. Nelle sue opere, infatti, al disegno viene associato all’uso di ombre create da oggetti tridimensionali/sculture, l’artista riesce a creare una particolare sovrapposizione linguaggi formali e di contenuti diversi.

Prabhakar Pachpute (1986) vive e lavora a Bombay.
Si è laureato in Belle Arti presso l'Università Khairagarh, Chhattisgarh ed ha proseguito gli studi presso la M.S. University di Baroda. La sua prima personale è del 2012, Canary in a Coalmine, Clark Huse Initiative, Bombay. Nel 2013 ha esposto in mostre collettive come L’Exigence de la Saudade, a cura di Clark House, presso Kadist Art Foundation, Parigi e Black OR White, a cura di Galit Eilat presso il Van Abbemuseum di Eindhoven.

I curatori

Sumesh Sharma (1980), giovane curatore indiano fondatore insieme a Zasha Colah di Clark House Initiative (Bombay). Clark House Initiative è stata fondata nel 2010 come collaborazione curatoriale che si basa sull’idea di libertà e accessibilità. Come Clark House hanno curato 'I C U JEST', evento collaterale della prima Biennale di Kochi-Muziris, 2012, e più recentemente, erano in residenza presso Kadist Art Foundation, Parigi.

Serena Trinchero, 1985, vive e lavora a Firenze.
Si laurea presso l'Università di Firenze in storia dell'arte contemporanea concentrando le sue ricerche sulle relazioni tra America ed Europa negli anni Venti attraverso lo studio delle little magazines. Dal 2008 si occupa di curatela lavorando a stretto contatto con artisti dell’area toscana e partecipando a progetti come OpenStudios02 promosso dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina.

Ingresso gratuito

ORARI: feriali 15.00 -19.00 | festivi 10.00 -12.00/ 15.00 – 19.00

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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Premio MARCO MELANI 2013
a cura di Enrico Ghezzi
Ottava edizione

Domenica 1 e Lunedi 2 Dicembre 2013 Cinema Teatro Masaccio di San Giovanni Valdarno

Il Regista Amos Gitai al Premio Marco Melani

Lunedi 2 dicembre 2013 alle ore 21 al Cinema Teatro Masaccio di San Giovanni Valdarno, il famoso regista israeliano Amos Gitai, per la sezione internazionale, ritirerà il Premio Marco Melani 2013,

Per la sezione italiana il premio andrà al regista Giuseppe M. Gaudino: (sarà presente l’autore)
Per la sezione internazionale il premio andrà al regista Amos Gitai: (sarà presente l’autore)


La città di San Giovanni Valdarno promuove l’ottava edizione del premio “in memoria” di Marco Melani (San Giovanni Valdarno, 12 aprile 1948 – Roma, 13 aprile 1996). Con l’istituzione di questo premio il Comune di San Giovanni Valdarno che ha dato i natali a Marco Melani, vuole ricordare una persona di grande spessore intellettuale che ha svolto la sua opera nell’ambito del cinema e della televisione italiana. La sua attività ha attraversato tutti i vari settori dell’universo cinema: regista e sceneggiatore (“Le cinque stagioni” di Gianni Amico, “Il parolaio” con Roberto Benigni e “I cornigliesi” con Enrico Rava), organizzatore di rassegne e festival (da “Ladri di cinema” che ha visto la partecipazione agli incontri da lui organizzati registi quali Billy Wilder, Elia Kazan, Bernardo Bertolucci, al “Salso Film Festival” dove scopre e fa conoscere Marco Tullio Giordana, Fiorella Infascelli, Amos Gitai, Anger, Iosseliani), critico cinematografico (ha collaborato con “L’Espresso”, “Movie”, “Il Manifesto”) , ideatore e curatore, infine, di mitiche trasmissioni televisive quali “Blob” e “Fuori Orario”. Il premio curato da Enrico Ghezzi, noto critico cinematografico, scrittore, autore e conduttore televisivo italiano, coordinato dal Comune di San Giovanni Valdarno / Casa Masaccio Centro per l’arte contemporanea con la collaborazione della Bibliloteca Comunale, verrà consegnato alla presenza di Enrico Ghezzi, dei familiari e di alcuni degli amici di Marco Melani: domenica 1 Dicembre 2013, per la sezione italiana al regista Giuseppe M. Gaudino, (sarà presente l’autore) e Lunedi 2 dicembre 2013 per la sezione internazionale al regista Amos Gitai (sarà presente l’autore).

Giuseppe M. Gaudino, regista italiano. Diplomato in scenografia e regia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, inizia come scenografo e costumista per il teatro, la televisione e il cinema (sue le scenografie di Il ladro di bambini, 1992 e Lamerica, 1994 di G. Amelio). Esponente di un cinema d’avanguardia radicale e suggestivo, esordisce nel 1985 con Aldis (saggio al CSC, presentato a Venezia), la cui tecnica raffinata ricompare nei video underground Per il rione terra (1990) e Calcinacci (codiretto con I. Sandri, 1990). Con Giro di lune tra terra e mare, presentato a Venezia nel 1997, si addentra nel corpo, nella storia e nel mito di Pozzuoli, sua città natale.

Amos Gitai regista israeliano. Studia architettura nel paese d'origine e consegue il dottorato all'Università di Berkeley nel 1986. I suoi primi film amatoriali risalgono all'adolescenza: ancora studente realizza documentari per la televisione israeliana. Da queste esperienze deriva il suo stile, fatto di immagini dialettiche e plastiche, capaci di descrivere la realtà con una forza maggiore del documentario tradizionale. Dopo Berlin-Jerusalem (1989), dove due donne ebree nella Berlino del primo Novecento condividono l'ideale di una Palestina in cui arabi e giudei possano convivere armoniosamente, in seguito alle pesanti intromissioni della censura israeliana trasferisce a Parigi dove risiede tuttora. Sempre attento ai temi dell'esilio, si è imposto all'attenzione internazionale con Kadosh (1999), intensa storia di due sorelle che reagiscono in modo opposto al potere religioso e familiar-morale esercitato dagli uomini, e con Kippur (2000), dove la rievocazione dell'attacco di Egitto e Siria contro Israele, il 6 ottobre 1973, diventa l'occasione per riflettere sul caos e la follia della guerra. Considerato a livello internazionale l'anima critica di Israele, conferma le sue doti di narratore diretto e immediato, oltre che di disincantato osservatore delle contraddizioni del suo paese, con Terra promessa (2004), dove racconta la storia emblematica di un gruppo di ragazze estoni che raggiungono Israele con la promessa di essere assunte come cameriere e vengono invece obbligate a prostituirsi, e soprattutto con Free Zone (2005), un road movie ambientato fra Gerusalemme e la Giordania che vale all'attrice H. Laszlo il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival di Cannes. L’ultimo suo film, Ana Arabia (2013) , girato in un unico piano sequenza in formato 1:25, è un momento nella vita di una piccola comunità di reietti, ebrei e arabi, che vivono insieme in un angolo dimenticato da tutti al “confine” fra Jaffa e Bat Yam, in Israele. Presentato all’ultima edizione della Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia, è stato insignito della menzione speciale del Premio Signis e del Premio Green Drop. Il film sarà proiettato lunedi 2 dicembre 2013 al Cinema teatro Masaccio di San Giovanni Valdarno in occasione della consegna del Premio Marco Melani sezione internazionale al regista.

PREMIO MARCO MELANI
8° EDIZIONE
1 - 2 Dicembre 2013

San Giovanni Valdarno – Cinema Teatro Masaccio
a cura di ENRICO GHEZZI


DOMENICA 1 DICEMBRE 2013

Ore 17.00 INCONTRO / CONVERSAZIONE
con ENRICO GHEZZI e GIUSEPPE M. GAUDINO

a seguire proiezione del film ALDIS, 1985
di GIUSEPPE M. GAUDINO

ore 21.00 CONSEGNA DEL PREMIO - SEZIONE ITALIANA
a GIUSEPPE M. GAUDINO (sarà presente l’autore)

ORE 22.00 OMAGGIO AL PREMIO MARCO MELANI
proiezione del film GIRO DI LUNA TRA TERRA E MARE, 1997
di GIUSEPPE M. GAUDINO


LUNEDI 2 DICEMBRE 2013

ore 17.00 INCONTRO / CONVERSAZIONE
con ENRICO GHEZZI e AMOS GITAI

a seguire film DOCUMENTARI D’ ARCHITETTURA di AMOS GITAI

ore 21.00 CONSEGNA DEL PREMIO - SEZIONE INTERNAZIONALE a AMOS GITAI (sarà presente l’autore)

ORE 22.00 OMAGGIO AL PREMIO MARCO MELANI
proiezione del film ANA ARABIA di AMOS GITAI (2013, 84’ , s/t italiano) menzione speciale Premio Signis e Premio Green Drop alla Settantesima Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia 2013.

Il premio Marco Melani
è promosso da: Comune di San Giovanni Valdarno
con il patrocinio di: Regione Toscana/ Provincia di Arezzo
realizzato da: Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea / Biblioteca Comunale
in collaborazione con: Valdarno Cinema Fedic

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea

52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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Riprende, dopo una breve pausa, la rassegna Art on Film promossa da Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale “Toscanaincontemporanea 2012”. Dal 1 novembre al 20 dicembre 2013, negli spazi dell’ ex-ceramica di via Mannozzi a San Giovanni Valdarno, nove nuovi film documentari in versione originale e sottotitolati in italiano che testimoniano la vita e l’opera di alcuni degli artisti più acclamati della scena contemporanea. La rassegna prende avvio con un film reportage sull’ultima Biennale d’arte di Venezia I padiglioni nazionali della Biennale d’ arte, alla scoperta delle tendenze e sensibilità dell'arte contemporanea nel mondo, attraverso le voci e i volti dei curatori e degli artisti. Marina Abramovic, in occasione della grande retrospettiva che il Museum of Modern Art di New York le ha dedicato nel 2010, ci trasporta nel vivo della sua ultima impresa performativa. Ai Weiwei, l’artista simbolo del dissenso contro il regime di Pechino, ci offre uno sguardo sulla Cina contemporanea e narra la sua vita e il suo lavoro. Mario Schifano è raccontato in una biografia postuma, attraverso immagini e filmati inediti che mostrano, per la prima volta, il lato umano e più nascosto dell'artista. Gli artisti Douglas Gordon e Philippe Parreno, presentano un ritratto del XXI secolo al controverso ex-fuoriclasse franco-algerino Zinedine Zidane. Mimmo Paladino con il suo Quijote rivela il passaggio della sua opera dal mondo dell'arte plastica e figurativa verso quello delle immagini in movimento. Le vicende di Charles e Ray Eames, protagonisti del design moderno nord americano, sono narrate in un film attraverso testimonianze dirette e documenti d’archivio. La storia dell’ artista brasiliano Vik Muniz che con la sua visione ha cambiato la vita di un gruppo di “catadores”, i raccoglitori di rifiuti riciclabili della discarica più grande del mondo. Infine un film documentario, attraverso il mondo, alla scoperta della vita e delle opere di Louis Kahn, uno dei più grandi architetti del Ventesimo secolo.



Programma:

Venerdi 1 novembre 2013 ore 21.00
I padiglioni nazionali. Biennale arte 2013
/ di Matteo Moneta, 2013

Venerdi 8 novembre 2013 ore 21.00
Marina Abramovic. The Artist is Present
/ di Matthew Akers, USA 2012, 106'

Venerdi 15 novembre 2013 ore 21.00
Ai Weiwei: Never Sorry
/ di Alison Klayman, USA 2012, 91'

Venerdi 22 novembre 2013
Mario Schifano Tutto
/ di Luca Ronchi, Italia, 2001, 77'

Mercoledi 27 novembre 2013 ore 21.00
Zidane. Un ritratto del XXI secolo
/ di Douglas Gordon & Philippe Parreno, Francia, 2006, 92'



Premio Marco Melani – Cinema Teatro Masaccio

Domenica 1 Dicembre 2013 ore 21.00
(programma in via di definizione)

Lunedi 2 Dicembre 2013 ore 21.00
Ana Arabia
/ di Amos Gitai ( sarà presente l’autore), Israele, Francia, 2013, 84’

Giovedi 5 dicembre 2013 ore 21.00
Quijote
/ di Mimmo Paladino, Italia 2006, 75’

Lunedi 9 dicembre 2013 ore 21.00
Eames - architetti, pittori, designer
/ di Jason Cohn, Bill Jersey, USA 2012, 84’

Venerdi 13 dicembre 2013 ore 21.00
Waste land, l'arte del riciclo ore 21.00
/ di Lucy Walker, UK/Brazilian, 2010, 98'

Venerdi 20 dicembre 2013 ore 21.00
My Architect – Alla ricerca di Louis Kahn
/ di Nathaniel Kahn, , USA, 2003, 116’

Il programma potrà subire delle variazioni

OPUSCOLO ›

Ingresso gratuito / versione originale con sottotitoli in italiano

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
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a cura di Saretto Cincinelli

Emanuele Becheri, Carlo Guaita, Callum Innes e Ignacio Uriarte

Nonostante le apparenze Fabula muta, mostra -incentrata prevalentemente su opere pittoriche di taglio aniconico- non si propone di inseguire un’idea ormai obsoleta di ‘specifico’ disciplinare ma di mantenere aperta una riflessione critica sulla pratica pittorica contemporanea: una cosa è infatti seguire i dettami di una ‘purezza’ d’ascendenza modernista, presto trasformatasi in prigione, un’altra tentar di ri-pensare un’idea di pittura che ha finito per integrare questi limiti per meglio trasgredirli e rimetterli continuamente in gioco.

FABULA MUTA

Pur non configurandosi come un discorso a largo raggio, Fabula muta che presenta opere di Emanuele Becheri (Prato 1773), Carlo Guaita (Palermo 1954) , Callum Innes (Edinbourgh 1962), Ignacio Uriarte (Krefeld 1972) parla a più voci: l’intento che muove la mostra non è tanto quello di fondare un territorio immediatamente riconoscibile quanto quello di inaugurare uno spazio di transito in cui sia possibile ri-pensare, oltre le diversità stilistiche, eventuali affinità nascoste fra le pieghe di differenti poetiche. Più che avvicinare un artista all’altro (le distanze generazionali geografiche e poetiche sono lì per attestarlo) Fabula muta si propone di mostrare la vicinanza di alcuni procedimenti generativi (la cancellazione, la traccia, la ripetizione differente …) che inscritti nelle singole opere permettono un comune allontanamento di ciascuna di esse dalla confusione che regna sull’attuale scena dell’arte a proposito della pittura.

Diversamente dai pittori degli anni 80, gli artisti in mostra non guardano alla pittura come ad una categoria del fare arte autosufficiente e finalmente ritrovata (che si tratterebbe semplicemente di adottare) ma come ad una pratica che può essere esercitata e interrogata in modi estremamente differenti.

Ciò che avvicina, senza per altro accomunarle, le ricerche di Innes, Becheri, Guaita, Uriarte è primariamente l’adozione di un lessico neutro: le loro opere tendono, infatti, a sospendere la struttura attributiva del linguaggio e dello stile, paiono orientate non pionieristicamente verso il futuro dell’immagine ma, problematicamente, verso la sua origine. Un’origine scoperta però come immediatamente non-semplice ma, da sempre, contaminata dal suo altro.

Pur con tutte le debite differenze, gli artisti in mostra, abdicano volontariamente all’eloquenza dell’opera, per orientare quest’ultima verso il suo non-ancora, mettendo in scena una sorta di regressione renitente che, consumando al proprio interno la finalità di ogni fine e l’inizialità di ogni inizio si costituisce come cifra ultima della loro contemporaneità.

Ciò che caratterizza queste ricerche è la mancanza di vettorialità tendente a restituire la pittura ad una dimensione metafisica. Nel lavoro di Innes, Becheri, Guaita, Uriarte, che potremmo definire u-topico ed a-topico, la pittura lungi dal coincidere con se stessa si trova “ri-messa in gioco” in maniera però non meramente ‘ironica’ o “trasgressiva”. Qui non si tratta, infatti semplicemente, di negare la pittura o di criticarla, ipotizzando di aver a che fare con qualcosa di omogeneo e definitivamente riconoscibile e neanche di aderire tout-court ad essa (confermandola in un’identità bloccata che non “va” in nessun altro luogo se non in se stessa) quanto di abitarne strategicamente l’eredità. Si tratta, in altre parole, di mantenersi ai margini della pittura con un gesto che, oltre a mettere costantemente a tema il suo stesso statuto, sia anche capace di sorvegliare la propria necessaria comunicazione con ciò da cui intende scartarsi. Disertare un certo rapporto con la tradizione significa, infatti, semplicemente frequentarla più ingenuamente o, detto altrimenti, subirla, senza calcolarne gli investimenti e, inoltre, spacciare questa subalternità per libertà riconquistata.

INVITO ›

Ingresso gratuito

ORARI: feriali 15.00 -19.00 | festivi 10.00 -12.00/ 15.00 – 19.00

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
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A seguire, sempre Sabato 12 ottobre 2013, alle ore 21 presso gli spazi di Stazione Ceramica, in Via Mannozzi a San Giovanni Valdarno, Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea propone un nuovo appuntamento di ART ON FILM, rassegna di film sull’arte contemporanea tratti dall’archivio dello schermo dell’arte Film Festival. Nell’occasione sarà proiettato il film William Kentridge: Anything is Possible di Susan Sollins, Charles Atlas, Stati Uniti 2010, 54'.
Celebrato nell’ultimo anno a Milano e Napoli con una serie di mostre e di eventi dedicati alla sua produzione artistica, teatrale e musicale, William Kentridge ha sviluppato tutta la sua ricerca attorno al disegno. Insignito nel 2010 del prestigiso Kyoto Prize, assegnato dalla Inamori Foundation, nei suoi film di animazione in bianco e nero Kentridge ha raccontato l’apartheid in Sudafrica, riflettendo e interrogandosi nel corso di oltre trent’anni di lavoro su temi di natura storica, politica e sociale. Intervistato nel suo studio di Johannesburg, l’artista racconta il suo percorso e la sua poetica mostrandosi nel ruolo di performer, regista e scenografo durante la realizzazione dei suoi progetti più recenti: dal video Breathe (2008), alla performance I Am Not Me, The Horse Is Not Mine (2008), eseguita dallo stesso Kentridge; fino all’opera teatrale The Nose (2010) di Dimitri Shostakovich, ispirata all’omonimo libro di Gogol. Il documentario è stato premiato con il Peabody Award.

Ingresso gratuito / versione originale con sottotitoli in italiano
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Rassegna di film sull'arte contemporanea tratti dall’archivio dello Schermo dell’arte Film Festival

La rassegna, promossa nell’ambito di Toscanaincontemporanea2012, nasce da una collaborazione tra Casa Masaccio centro per l’arte contemporanea e l’Associazione “Lo Schermo dell’arte”. Le proiezioni si terranno negli spazi dell’ ex-ceramica di via Mannozzi ( Stazione Ceramica) a San Giovanni Valdarno dal 7 settembre al 12 ottobre 2013. In programma cinque film documentari in versione originale sottotitolati in italiano che testimoniano la vita e l’opera di alcuni degli artisti più acclamati della scena contemporanea. Si tratta di film difficilmente reperibili, la maggior parte dei quali presentati in anteprima nazionale nell’ambito della varie edizioni dello Schermo dell’arte Film Festival di Firenze. Hiroshi Sugimoto rivela come la “fotografia è arte” e come ha progressivamente unito forme e contenuti occidentali alla sensibilità della sua cultura di origine. Louise Bourgeois , icona dell’arte moderna, poliedrica e visionaria artista è raccontata in un film che è un viaggio all’interno della sua vita e della sua immaginazione. Anish Kapoor, uno degli artisti più celebri del mondo, narra la sua ricerca di forme nuove, il suo pensiero sulla scultura e sulla concezione degli spazi in cui si trova ad interagire. Roman Opalka, artista concettuale, narra in prima persona la sua vita e il suo lavoro. Infine William kentridge, racconta il suo percorso e la sua poetica mostrandosi nel ruolo di performer, regista e scenografo durante la realizzazione dei suoi progetti più recenti.

Programma:

Sabato 7 settembre 2013 ore 21.00
Hiroshi Sugimoto - Visions in My Mind

di Maria Anna Tappeiner, Germania 2007, 43'

Venerdi 13 settembre 2013 ore 21.00
Louise Bourgeois: The Spider, the Mistress and the Tangerine

di Marion Cajori, Amei Wallach, USA 2008, 99'

Venerdi 20 settembre 2013 ore 21.00
The World According to Kapoor - A Portrait of Anish Kapoor

di Heinz Peter Schwerfel, Francia/GB 2011, 52'

Venerdi 4 ottobre 2013
Opalka–One Life, One Oeuvre

di Andrzej Sapija, Polonia 2011, 54'

Sabato 12 ottobre 2013 ore 21.00
William Kentridge: Anything is Possible

di Susan Sollins, Charles Atlas, Stati Uniti 2010, 54'

OPUSCOLO ›

MANIFESTO ›

Ingresso gratuito / versione originale con sottotitoli in italiano
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Corso Italia, 83
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L’ arte nasce da un'ossessione, dalla concretizzazione di un'utopia.
Come l’arte esce dal museo e si avvicina alla vita.
La creazione d’arte, come catalizzatore per il cambiamento culturale e sociale
Un'avventura, un incontro tra le opere, gli artisti, i luoghi e la comunità. Partire dagli spazi, da come questi vengono investiti dalle opere" attraverso la riscoperta del "fragile", del dubbio. Un "veicolo poetico" nel quale convivono arte, storia, memoria, scienza, mito, spazio e utopia. Un continuo tentativo di arricchire la nozione di arte . Nel caos apparente dell’arte " nascono possibilità, approcci, visioni: una continua sorpresa per il pubblico. La volontà di aprire i luoghi della città  agli artisti, al pubblico e a  nuove visioni.
Tutte le arti - architettura, danza, teatro, cinema, musica - riunite in un unico grande coro dell'umanità.

Un progetto a cura di Casa Masaccio arte contemporanea

OSSESSIONI/UTOPIE

CASA MASACCIO
22|23 giugno 2013 dalle ore 20 alle ore 02.00
DISSENTIRE
Fernando Sánchez Castillo, Cristina Lucas, Cabello/Carceller, Yaima Carrazana, Michelangelo Consani
a cura di Alba Braza Boïls

GROUND FLOOR
22|23 giugno 2013 dalle ore 20 alle ore 02.00
L’EVENTO IMMOBILE_REMIX
Video in loop

GIARDINO
dalle ore 21.00
REGALAMI UNA TUA OSSESSIONE
performance a cura di Anais Coumine

VICOLO ROSSI
dalle ore 21.00
WHITE ALLEY
a cura di Anna Twist

CASA GIOVANNI MANNOZZI
Collezione comunale d'arte contemporanea | recenti acquisizioni
22|23 giugno 2013 dalle ore 20 alle ore 02.00
LA WUNDERKAMMER DI ANDREA RAUCH
Enrico Baj Fabio De Poli Mimmo Di Cesare Giampaolo Di Cocco Gianni Fanello
Jean-Michel Folon Milton Glaser Leo Lionni Emanuele Luzzati Andrea Rauch
Guido Scarabottolo Ben Shahn Sergio Traquandi

CASA GIOVANNI MANNOZZI_CORTE INTERNA
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02
I COMUNI FILOSOFI  [1]
ovvero filosofi comuni in luoghi non comuni
videoinstallazione iperrealista
di The Fake Factory

 

OSSESSIONI/UTOPIE [0] [2]
ore 22.00| 23.00| 24.00
performance a cura di Maktubnoir

PALAZZO PANCIATICHI_ [CORSO ITALIA 14]
Fino al 31 luglio 2013 
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
THE LEFTOVER DILEMMA
una mostra personale di Alice Tomaselli
a cura di MK Search Art, San Giovanni Valdarno / Delhi
CASA MASACCIO COLLECTION
Alighiero Boetti  Giovanni Anselmo
a cura della Collezione comunale d’arte contemporanea
I COMUNI FILOSOFI  [2]
ovvero filosofi comuni in luoghi non comuni
videoinstallazione iperrealista
di The Fake Factory

GIARDINO 
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
OSSESSIONI/UTOPIE [1]
ore 22.00| 23.00| 24.00
performance a cura di Maktubnoir
MELANCHOLIA
di Lars Von Trier

HISTORICAL AND CONTEMPORARY CITY
la città come laboratorio
Un confronto serrato  fra la storia e il presente. Una visione meno nostalgica,  più incentrata sull’innovazione  e la sostenibilità, un dialogo continuo tra la città nuova storica, la città odierna e la cultura urbanistica contemporanea.

PALAZZO D’ARNOLFO
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
STRATIFICAZIONI:
I CENTRI DI NUOVA FONDAZIONE DEL VALDARNO
NEL QUADRO DELL’ITALIA MEDIEVALE
a cura di Paolo Pirillo
CITY_VISION
LE ISOLE DEL TESORO
cantiere di progettazione, Image
LA CITTÀ (IN)VISIBILE
cantiere video con Simone Muscolino
THE BEYOND MEDIA FESTIVAL/VISIONS
a cura di Image
QUANTO PESA IL SUO EDIFICIO, MR. FOSTER?
di Norberto López Amado e Carlos Carcas.

PALAZZO D’ARNOLFO PORTICI
22|23 giugno 2013 dalle ore 23 alle ore 02.00
SCARPE SENZA DONNE
di Lucia Baldini e Anna Dimaggio

PIAZZA MASACCIO
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
UTOPIAS
video mapping a cura di  Raquel Yunta
APOCALYPSE TOWN     
cronache dalla fine della civiltà urbana
Città sull'orlo della dissoluzione. Sempre più, simili campagne post-urbane. Fabbriche e  luoghi abbandonati,  in un ambiente sempre più solitario e sempre più trascurato.
Luoghi dove attivisti visionari e creativi ripensano con dovizia e con amore la città, dove si organizzano geniali intraprese, con giardini nomadi ed elettronici, per costruire città più sostenibili grazie a un perfetto metabolismo naturale.
Questo è il racconto di spazi e di esseri umani che non fanno parte delle rappresentazioni consolidate a cui siamo abituati, storie di persone che inventano nuovi modi di vita in ambienti in cui a essersi dissolta - forse per sempre - è la società contemporanea per come la conosciamo.

STAZIONE CERAMICA_ VIA MANNOZZI
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
BAR/ATTO E  LITTLE FREE LIBRARY
a stazione ceramica , nasce il BarAtto
dove si consuma in base ai prodotti da scambiare:
vino, acqua, birra, thè, caffe, dolci, frutta, verdura,
oggetti, libri, dischi, quadri e altro.
a cura dell’Associazione Stazione Ceramica

SPAZIO CENTRALE
ore 22.00| 23.00| 24.00
I GIARDINI SENSIBILI
Attività motoria e percettiva nella natura, gioco ludico
sensoriale all’interno di uno spazio teatrale immersivo
Compagnia TPO – Teatro Fabbrichino
ore 00.30 | 02.00
VDB90
LIVE A – V
Piero Fragola  Ennio Colaci e Alice

SPAZIO BIANCO [1]
dalle ore 17.00 alle ore 02.00
COME ERA COM’È
Mostra fotografica a cura
di  ValdarnoKnow
YARN BOMBING CRAFT PARTY
ore17.00| 02.00 Workshop | Knit Cafè | Guerrilla art urbana
Un’azione  che veste la città di graffiti di lana colorati e inaspettati.
http://etsycraftparty-sangiovannivaldarno-italy.eventbrite.com/
a cura di ValdarnoKnow in collaborazione con
Nodi Snodati  La Mandragola e Etsy.com

SPAZIO BIANCO [2]
dalle ore 21_ INDIGNEZ-VOUS
WHAT’S WRONG ?
senza realtà non ci può essere utopia
installazione
di Giacomo Casprini
INDIGNADOS
di Tony Gatlif
AI WEIWEI_NEVER SORRY
di Alison Klayman
MALACARNE
di Alberto Giuliani

 

VIA MANNOZZI
22|23 giugno 2013 dalle ore 20 alle ore 02.00
TAKSIM GEZI PARK_ovunque resistenza
FREE AREA ARTISTS
Spazio per la libera espressione artistica

VIA MANNOZZI
22|23 giugno 2013 dalle ore 18 alle ore 04.00
IL GIARDINO DEGLI ULIVI
Installazione_ambientale

VIA MANNOZZI_[FONTANA] 
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
LE SUITES PER VIOLONCELLO SOLO
DI JOHANN SEBASTIAN BACH
Marco Baldini - violoncello

VIA MANNOZZI GALLERY
22|23 giugno 2013 dalle ore 21 alle ore 02.00
ESTHÉTIQUE VISIONNAIRE
THE TREE OF LIFE
di Terrence Malik
MELANCHOLIA
di Lars Von Trier

VIA MANNOZZI
22|23 giugno 2013 dalle ore 20 alle ore 02.00
GIOCHI DI PROFUMI
a cura di Associazione Culturale Itinera

NOTTE BIANCA#SGV 2.0_SOCIAL MEDIA TEAM
http://www.facebook.com/nottebiancasgv
http://twitter.com/nbsgv
a cura di Chiara Ferretti



EACH TO HIS OWN PERFORMANCE ›

OSSESSIONI UTOPIE ›
COMPAGNIA TPO ›


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it

Casa Masaccio presenta Dissentire, una mostra che sottolinea il ruolo dell’artista come strumento di trasmissione della Storia e come critico della storiografia attraverso l’arte.

Michelangelo Consani e' stato invitato a “dissentire” sul lavoro da lui presentato in questo spazio nella mostra precedente; mentre Fernando Sánchez Castillo, Cristina Lucas, Cabello/Carceller e Yaima Carrazana si fanno cronisti di nuovi sguardi sul passato.

DISSENTIRE
A cura di Alba Braza Boïls
 
Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno
4 maggio– 9 giugno 2013

Inaugurazione sabato 4 maggio 2013 ore 18.00

Fernando Sánchez Castillo, Cristina Lucas, Cabello/Carceller, Yaima Carrazana, Michelangelo Consani.

La mostra è promossa da Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2012.

Casa Masaccio Arte Contemporanea presenta la mostra Dissentire, curata da Alba Braza Boïls. L’esposizione comprende i lavori di cinque artisti: Fernando Sánchez Castillo, Cristina Lucas, Cabello/Carceller, Yaima Carrazana e Michelangelo Consani.

Dissentire mette in evidenza il ruolo dell’artista come elemento di trasmissione della storia e come un agente critico della nostra storiografia, e riflette sul potenziale della Storia dell’Arte come risorsa per scrivere la Storia.

Tradizionalmente la Storia dell’Arte e la Storia sono presentate in modo parallelo, facendo diventare la prima uno strumento oggettivo, documentario. Possiamo considerare più semplice interpretare l’arte contemporanea come un racconto pieno di decodificazioni soggettive risultanti dall’ideologia di ogni artista; l’arte del passato è invece ormai consacrata, si colloca di solito all’interno di una cornice fissa con una lettura già stabilita dalle proprie fonti di documentazione.

Dissentire accoglie il lavoro di artisti che usano proprio l’arte come mezzo per riflettere sul suo ruolo di strumento di trasmissione e creatore di soggettività. Senza trattarsi di esempi unici, né pretendendo che siano rivelatori, la mostra ha tre punti di partenza sovrapposti che confliggono fra loro: Dissentire dalla storia attraverso l’opera d’arte, Dissentire dalla storia narrata da opere monumentali e/o anonime, Dissentire su di noi come partecipanti del gioco.

Dissentire dalla storia attraverso l’opera d’arte

Fra le immagini che oramai formano la nostra memoria, che identifichiamo come un fatto storico univoco, troviamo “La libertà che guida il popolo” (1830) di Eugène Delacroix, sulla quale potremmo aggiungere, come disse Roland Barthes, che per spiegare qualcosa, il pittore ha a disposizione soltanto un istante, che immobilizzerà sulla tela, per questo lo deve scegliere con molta cura (“Diderot, Brecht, Eisenstein”, Image—Music—Text, Hill and Wang, 1997).
Cristina Lucas, avvantaggiata dal poter lavorare con l'immagine in movimento, parte da questa accurata scena, scelta da Delacroix, per fare una lettura critica di quel trionfo delle libertà ottenute grazie alla Rivoluzione Francese,  che ipotizzava grandi progressi per gli uomini, ma non altrettanti per le donne. Questo video, La liberté raisonnée, parte ironicamente dalla scena del dipinto, ma va avanti per alcuni secondi mostrando uno sguardo critico nei confronti di un sistema di potere.

In Habla (Parla), sempre di Cristina Lucas, il punto di partenza è la leggenda che racconta di Michelangelo che, contemplando il “Mosè” al termine delle ultime rifiniture, picchiando il ginocchio della scultura chiede: “Perché non parli?”. Leggenda o realtà, possiamo solo essere certi che non ebbe mai risposta, così come  Lucas quando si rivolge a questa immagine del patriarca del monoteismo, al quale chiede risposte e chiarimenti lasciandosi trasportare dall'ira, causata dall'incomprensione, fino a distruggere (forse “uccidere”) la scultura a martellate.
Simboli di potere occulti nella bellezza sono presenti anche in Pegasus Dance, di Fernando Sánchez Castillo. Nel video due furgoni usati dalla polizia antisommossa fanno un’esibizione coreografica al ritmo di “Artist Life” di Strauss.
Il bisogno di creare nuovi capitoli in libri già compiuti si fa ancora più urgente in un presente ricco di trasformazioni epocali e di svolte politico-economiche a livello globale, che non solo richiedono risposte, ma anche spiegazioni che giacciono dimenticate in archivi nefandi. Álex, la protagonista di A/O (Caso Céspedes), di Cabello/Carceller, apre uno degli archivi più segreti, quelli dei processi della Inquisizione Spagnola. Ci racconta la vita di Elena de Céspedes, che nata donna, mulatta e schiava nella Spagna del secolo XVI, andrà alla Guerra dei Moreschi travestita da uomo; vivrà e studierà medicina con questa identità e diventerà la prima donna chirurgo della storia. In  seguito si sposerà nuovamente, ora con una donna, riuscendo perfino ad ingannare il Tribunale dell’Inquisizione che aveva dubbi sulla sua virilità.

La vita di questo personaggio storico dimenticato viene narrata attraverso l’identità di Álex, che assumendo l'immagine del protagonista del film di Antonioni Blow Up (1966), ci pone la seguente domanda: “Il presente è il prodotto del passato, ma cosa sappiamo noi della storia?”.

Dissentire stabilisce il ruolo dell’artista come cronista della Storia e lo assume come una figura che ha la possibilità di aprire nuove letture.

Yaima Carrazana indaga negli errori di traduzione degli erràta còrrige che compaiono a volte nei mezzi di divulgazione. Potrebbe sembrarci strano l'errore di interpretazione che finì per dare delle piccole corna al “Mosè” di Michelangelo, ma invece non si tratta di un fatto isolato.
Che Guevara y el Arte Conceptual è composto dal libro intitolato “Conceptual Art”, edito da Taschen nel 2005, aperto alla pagina 8; su questo l’artista ha effettuato un intervento che è consistito nell’evidenziare in colore giallo un errore palese trovato nel testo, che recita così: “Che Guevara morì in Colombia in uno scontro con l’esercito. Forse “scontro” è una interpretazione soggettiva dello scrittore, o forse si tratta di una traduzione inesatta, ma sicuramente accadde in Bolivia.

Una modifica della logica dell'ordine e della composizione potrebbe essere la spiegazione di Untitled. (Moscú 1988 - New York 2003)sempre di Yaima Carrazana. Qui si mostrano due libri trovati dall’artista: Kasimir Malevich 1878-1935, Mosca 1988e Kasimir Malevich: Suprematism, New York, 2003. Entrambi illustrano il lavoro Rettangolo Nero, Triangolo Blu (1915) di Malevich, ma mentre nel primo l’opera è correttamente collocata, nel secondo l’immagine è ruotata di novanta gradi, in modo tale che l’opera è ora più vicina ad un paesaggio con una montagna blu che all’opera originale.
Dissentire dalla storia narrata da opere monumentali e/o anonime

Uno dei lavori che riprende discorsi che rompono patti di silenzio fra presunti gentiluomini e che dà parola a personaggi secondari è Baraka, di Fernando Sánchez Castillo. Nel video l’artista intervista la persona incaricata di realizzare la maschera mortuaria del dittatore Franco. L’artigiano, fino ad ora anonimo, ci spiega dettagliatamente il processo di realizzazione delle ultime tre immagini fatte al dittatore dopo la sua morte: lo stampo del viso, del pugno e del palmo della sua mano. Si tratta di una testimonianza che comincia con la confessione dell’artigiano di avere preso una ciglia del defunto, ciglia che diventerà un'ossessione per l’artista; il video   continua con la visita dell’artista a una serie di indovini per far leggere, attraverso una fotografia, le linee della mano del dittatore.

La revisione della storiografia può causare discordia e risvegliare emozioni che pensavamo dimenticate. Per effettuarla basta spostare le statue, oppure abbiamo bisogno di distruggerle? Potremmo includere le statue equestri o maschere mortuarie recenti dentro della Storia del’Arte privandole del messaggio per il quale furono create?
 
False Flag, di Michelangelo Consani, usa il potere trasmesso dalle opere monumentali e dalle sculture commemorative a beneficio di chi dissente. Le due sculture sono di artisti anonimi che lavorarono al servizio di Mao Tse-tung. La prima rappresenta un aguzzino che brandisce la frusta e la seconda uno schiavo incatenato. Le due sculture appartenevano a un gruppo di circa cinquanta elementi pubblicati in un libro edito in Cina e trovato dall’artista. Nonostante il loro aspetto monumentale, si tratta di due sculture di piccolo formato, tascabili, facili da nascondere nell’urgenza. Inoltre, il termine “false flag” (falsa bandiera) allude alla strategia condotta generalmente da governi, servizi segreti o agenzie d'intelligence, che creano falsi nemici per controllare l’opinione pubblica.

Dissentire su di noi come partecipanti del gioco.

Yaima Carrazana rivede le opere di una serie di artisti contemporanei hanno usato il gioco del mikado per farne un'opera sociale, politica.
The Last Mikado cita il lavoro di questi artisti, lo studia e lo ripete proponendo ironicamente un'opera che vuole polemicamente porre fine a questa serie.

Michelangelo Consani, accoglie l'azzardato invito della curatrice a dissentire dal  lavoro da lui presentato in questo spazio nella mostra precedente. Sono rare le occasioni in cui un artista modifica un lavoro finito e già presentato in pubblico, anche quando i suoi convincimenti, le sue idee  sono mutati rispetto alle premesse. Possiamo accettare che una diversa visione del mondo dell'artista, un suo diverso punto di vista lo costringa a operare un cambiamento su una sua opera già finita? L'opera David (Verrocchio) e la patata: The Caspian Depression. And a One Straw Revolution sarà l'oggetto di questo esperimento generando molteplici implicite domande sulla professione dell’artista e la sua funzione sociale. 

Dissentire dà spazio a nuove letture o interpretazioni che potrebbero essere anche esse il punto di partenza per “dissentire” dalla propria teoria.  


 


Cristina Lucas

La liberté raisonnée, 2009
Video HD 4’ 46’’

 


Cristina Lucas

Habla, 2008
Video HD 7’
Courtesy, Metz, France


   


Cabello/Carceller

A/O (Caso Céspedes), 2010
Video HD 14’ 40’’
Courtesy delle artiste, Galleria Elba Benítez (Madrid) e Joan Prats (Barcellona)

   
 


RASSEGNA STAMPA ITALIA ›
RASSEGNA STAMPA ESTERO ›

Ingresso gratuito.

Orari:
feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
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casamasaccio@comunesgv.it
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STRATIFICAZIONI IL VALDARNO DALLE TERRE DI NUOVA FONDAZIONE ALLA CONTEMPORANEITÀ
San Giovanni Valdarno –Palazzo d’Arnolfo
mercoledi 17 aprile 2013

GIORNATA DI STUDI
LA CITTA’ CONTEMPORANEA Passato, Presente e Futuro


Mercoledi 17 aprile 2013 dalle ore 15 alle ore 18, il Comune di San Giovanni Valdarno promuove in Palazzo d’Arnolfo, nell’ambito del progetto “ Stratificazioni: il Valdarno dalle terre di nuova fondazione alla contemporaneità “, una giornata di studi, dal titolo "La città contemporanea - Passato, presente e futuro” . L’iniziativa è legata all’apertura, nella prossima estate, del nuovo Museo delle Terre Nuove, dove sarà narrato il fenomeno delle Terre Murate del Valdarno, nel contesto della storia generale delle Terre Nuove in Europa, nel medioevo e nel rinascimento. Il nuovo Museo si avvale della curatela scientifica del Prof. Paolo Prillo, storico dall'Università di Bologna, e del Prof. David Friedman, storico dell’urbanistica e dell’ architettura del MIT.
La giornata di studi del 17 aprile, a cura dei Proff. Alick M McLean e Richard Inghersol della Syracuse University di Firenze, intende proporre una riflessione sulla necessità di accompagnare le attività del nuovo Museo con una serie di mostre e conferenze sul rapporto tra le Terre Nuove e le Città nuove contemporanee.

La giornata di studi, si presenta più come un "workshop" finalizzato allo sviluppo di una proposta scientifica, necessaria al reperimento di risorse pubbliche e private, italiane e straniere, e a definire una futura programmazione di attività (conferenze, seminari, mostre etc.,) sul tema, da realizzare nell’ambito delle prossime attività del Museo delle Terre Nuove.
L'idea è quella di avere una presenza viva e costante nel Museo delle Terre Nuove della cultura urbanistica contemporanea, che sia da stimolo per un confronto serrato fra la storia e il presente. Una visione meno nostalgica, più incentrata sull’innovazione e la sostenibilità, un dialogo continuo tra la città nuova storica e la città odierna.
La giornata di studi sarà strutturata con tre relazioni, affidate ai due curatori e al Prof. Giuseppe Gherpelli, a seguire una tavola rotonda, che prevede la partecipazione di autorità locali, dirigenti regionali, architetti e esperti in museologia. La tavola rotonda avrà il compito di indagare i legami profondi fra lo studio della città nuova storica e la città contemporanea e di individuare gli strumenti e le modalità di ricerca e di studio sull’ urbanistica contemporanea promosse dal Museo, utili a predisporre attività ed azioni future da programmare nel nuovo Museo delle Terre Nuove.

Sistema Museale del Valdarno
tel. 055 9126283
www.museidelvaldarno.it
FUORI POSTO

Artisti: Olga Pavlenko, Firenze UKR, Lek Gjeloshi, Firenze ALB, Michelangelo Consani, Castellanselmo IT, Luca Bertolo, Giustiniana di Seravezza IT, Emanuele Becheri, Vaiano IT, Arin Rungjang, Bangkok THAI, Kornkrit Jianpinidnan, Bangkok THAI, Eiki Mori, Tokyo JAP, Tsang Kin-wah, HongKong CH, Jirayu Rengjaras, Kalasin THAI,

a cura di Pier Luigi Tazzi


Non inscrivibili in alcun trend e utilizzando differenti media, dalla pittura al video, dalla fotografia all'installazione multimediale, superando ogni distinzione discriminatoria fra centro e periferia, giocando sulle opposizioni canoniche fra outsider e insider e mettendole in questione, questi artisti propongono una loro disappartenenza dal Grande Mondo e ai suoi sistemi e affermano una relazione diretta con i principi fondamentali della vita che emergono nelle espressioni culturali di differenti storie, collettive e personali. Il loro essere fuori posto, l'essersi posti fuori e in maniera critica, sebbene non oppositiva, dai posti che il sistema dell'arte e della cultura dominante loro assegnerebbe per riconoscerli, ne avvalora le rispettive presenze quali componenti sostanziali e inalienabili in quel complesso ambiente che è il luogo della vita di tutti i viventi, qui e ora. Le loro rispettive opere rendono sensibile quell'energia sotterranea che sta al di sotto delle superfici del mondo e ne sostanzia l'esistenza. Memorie ed esperienze si fondono per dar luogo ad un qualcosa che è offerta e promessa, riconoscimento e anticipazione. Provengono dal vicino della provincia toscana e dal lontano dei margini del mondo, condividendo in questo modo il loro essere fuori posto.

L’ iniziativa è promossa dal Museo Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2012.


Arin Rungjang
PHAULKON
Video installation


FILE ALLEGATI:
CATALOGO MOSTRA ›

Ingresso gratuito.

Orari:
feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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RESIDENCY IN CONTEMPORARY REINAISSANCE
Residenza di artisti in Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea | Mostra/Display (novembre 2012 - gennaio 2013)

Esposizione dei lavori prodotti dagli artisti
1 dicembre 2012 - 20 gennaio 2013

Artisti: Vibha Galhotra (Dheli), Monali Meher (Amsterdam/Munbai), Remen Chopra (Dheli) Sonia Jose (Bangalore)

a cura di Veeranganakumari Solanki (Munbai)


Giovane curatrice proveniente da Munbai, India, vincitrice ad Artissima del Curator Prize 2011, Illy Sustain Art .

La residenza di artisti è realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea 2012

Casa Masaccio arte contemporanea in collaborazione con MKSA, giovane istituzione no profit di , e con il patrocinio dell’Associazione Italia – India e dell’Associazione indoeuropea per la moda e il design, e con il patrocinio dell’Ambasciata Indiana in Italia, promuove nell’ambito del progetto Toscanaincontemporanea2012 una residenza d’artisti indiani in Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno a partire dal mese di Novembre 2012. Dal 1 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013 saranno esposti in Casa Masaccio, i lavori prodotti durante la residenza d’artista.

Nella casa del grande artista, divenuta spazio di creazione contemporanea, si sviluppa il progetto Casa Masaccio “residenza d’artisti”, che mira alla creazione di una piattaforma permanente di residenze d’eccellenze per la mobilità degli artisti sia nazionali che esteri. Un progetto che fa dell'arte lo strumento per capire il presente, le sue trasformazioni e i nuovi linguaggi, un progetto che intende creare un ponte tra memoria e contemporaneità. Il progetto si inserisce nell’ambito di una collaborazione tra Casa Masaccio (SGV) e MKSA (Munbai), finalizzata allo sviluppo delle relazioni e al confronto internazionale tra spazi d’arte contemporanea e tra giovani curatori, critici e artisti dei due paesi. Casa Masaccio con questa residenza d’artisti propone un progetto di respiro internazionale capace di guardare a realtà emergenti in un periodo di globale difficoltà.

Dedicare un progetto specifico di residenza ad artisti indiani resta un fatto inedito per l'Italia, e resta un dato molto importante per le realtà indiane coinvolte nel progetto, che solitamente instaurano legami profondi là dove vedono un investimento dedicato. La residenza si propone anche come volano di promozione e di valorizzazione del Valdarno e del territorio regionale nel suo insieme. Attraverso i rapporti culturali ed istituzionali che si svilupperanno con l’attivazione di una vera e propria agenda sull’India in Valdarno e sul territorio regionale, sarà possibile attivare un’efficace e proficua strategia di marketing territoriale. Gli artisti invitati, attraverso le loro pratiche artistiche e la scelta di diversi media, saranno chiamati ad interrogarsi e a confrontarsi con la comunità locale, con la storia artistica, economica e sociale della città e con le sue trasformazioni contemporanee. Il confronto sui temi proposti investirà lo spazio e i luoghi interessati dal progetto e gli artisti saranno chiamati a produrre dei lavori che saranno realizzati in situ, per essere poi esposti temporaneamente, alla fine della residenza, in Casa Masaccio, dal 1 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013.

Residency in Contemporary Reinaissance
San Giovanni Valdarno, la città toscana nella valle dell'Arno, nel distretto di Arezzo, traccia una personale e significativa associazione tra arte, cultura e architettura. Luogo di nascita di Masaccio famoso pittore del Rinascimento (b. 1401), San Giovanni Valdarno ha un rapporto significativo e prolungato con le pratiche e i mutevoli movimenti artistici che si integrano all'interno della storia, dell'arte e della cultura di questa città. Anche se San Giovanni Valdarno è stata fondata nel 1299 dalla Repubblica di Firenze, si è integrata con le culture e influenze provenienti dalle regioni limitrofe, assorbendo in tal modo elementi multiculturali fin dall'inizio. Il layout architettonico del centro storico della città è stato creato da Arnolfo di Cambio in base al layout delle città romane con una piazza che forma il centro con due strade principali su entrambi i lati da cui la città si estende attraverso strade secondarie. Anche se San Giovanni Valdarno è una città industriale, ha conservato e conserva il suo patrimonio culturale ed artistico. La città attraversata da artisti e movimenti nel corso dei secoli è stata influenzata dagli eventi storici, politici e avvenimenti contemporanei. Artisti che hanno proposto punti di vista personali e idee attraverso pratiche trasformate in linguaggio universale, così come la storia della città di San Giovanni Valdarno. Gli artisti invitati a partecipare a questa residenza, saranno chiamati ad esplorare e scavare attraverso idee e ricerche, la storia architettonica e artistica della città, integrandola nel loro operare e nelle loro pratiche artistiche personali. Una residenza che si preoccuperà di sviluppare, attraverso gli artisti e il curatore, un dialogo con San Giovanni Valdarno, la sua cultura e la sua popolazione, e al tempo stesso creerà, attraverso pratiche artistiche contemporanee, nuove idee e forme.

FILE ALLEGATI:
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TAVOLA ROTONDA E PROFILI DEI PARTECIPANTI ›
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INVITO PRESENTAZIONE CATALOGO ›
INVITO MOSTRA ›



Ingresso gratuito.

Orari:
feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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RESIDENCY IN CONTEMPORARY REINAISSANCE
Martedì 27 novembre / dalle ore 11 / nell'aula del Cenacolo dell'Accademia di Belle Arti di Firenze

In occasione del progetto di residenza di artisti "Residency in Contemporary Reinaissance", attualmente in corso in Casa Masaccio, che vede la presenza di quattro artiste indiane e della giovane curatrice Veeranganakumari Solanki (n. 1985) proveniente da Mumbai, vincitrice nel 2011 ad Artissima del Curator Prize 2011 - illy sustainArt, si terrà una conferenza/conversazione sul tema delle pratiche artistiche e curatoriali. Parteciperanno all'incontro la curatrice e gli artisti in residenza.

Casa Masaccio arte contemporanea in collaborazione con MK Search Art (MKSA), giovane galleria italo-indiana con sede a San Giovanni Valdarno e Delhi, e con il patrocinio dell’Associazione Italia – India, dell’Associazione indoeuropea per la moda e il design nonché dell’Ambasciata indiana in Italia, promuove nell’ambito del progetto Toscanaincontemporanea2012 una residenza d’artisti indiani in Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno a partire dal mese di Novembre 2012. Dal 1 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013 saranno esposti in Casa Masaccio, i lavori prodotti durante la residenza d’artista.

Il progetto Casa Masaccio “residenza d’artisti” mira alla creazione di una piattaforma permanente di residenze d’eccellenza per la mobilità degli artisti sia nazionali che esteri. Il progetto fa dell'arte lo strumento per capire il presente, le sue trasformazioni, per creare un ponte tra memoria e contemporaneità. Partecipano a questa edizione della residenza la curatrice Veeranganakumari Solanki e le artiste Remen Chopra, Vibha Galotra, Sonia Jose, Monali Meher. Remen Chopra (n. 1980) vive e lavora a New Delhi. Ha frequentato la School Of Visual Arts di New York ed ha esposto le sue opere a livello internazionale in mostre personali e collettive.
Vibha Galhotra (n. 1978) vive e lavora a New Delhi. Galhotra ha esposto le sue opere a livello internazionale in biennali e anche con personali nazionali e internazionali. Ha vinto la borsa di studio per giovani artisti, HRD, Assessorato alla Cultura, Department of Culture, India e il premio Inlaks per le belle arti. Attualmente, ha in corso “Metropia”, una mostra personale presso il Southeastern Center for Contemporary Art (SECCA), North Carolina, USA. Sonia Jose (n. 1980) vive e lavora a Bangalore. Jose è laureata in belle arti presso la Srishti School of Art Design and Technology, Bangalore. Ha esposto le sue opere a livello internazionale e nazionale in biennali e mostre e ha tenuto diverse mostre personali in India. Ha ricevuto il Robert Bosch Art Grant nel 2009 per il suo progetto artistico 'A place called home'.
Monali Meher (n. 1969) vive e lavora ad Amsterdam. Meher ha studiato alla Sir J.J. School of Arts, Mumbai, 1990. Nel 2000-01 ha ricevuto la residenza presso la Rijksakademie Van Beeldende Kunsten, finanziato dal Ministero olandese degli Affari esteri & Nuffic, sovvenzionata da Huygens concessione, in Amsterdam. Le sue opere e sono stati pubblicati ampiamente e ha partecipato a mostre personali di livello internazionale e a mostre collettive in musei e biennali

Per il progetto Ossessioni/Utopie, il Museo Casa Masaccio centro per l'arte contemporanea, nell’ambito di Toscanaincontempotranea2012, promuove, in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Firenze, una riflessione sulle relazioni tra spazio espositivo e pratiche artistiche e curatoriali; un’ indagine sul lavoro di cura dell’arte attraverso alcune conferenze/conversazioni, che vedranno la partecipazione e il confronto tra alcuni protagonisti della scena contemporanea regionale, nazionale ed internazionale. Gli incontri, presenteranno pratiche artistiche e curatoriali diverse, cercando di esplorare e analizzare a fondo gli sviluppi attuali del lavoro curatoriale. L’obiettivo principale di queste attività, oltre a contribuire alla formazione di quello che è e di quello che sarà il futuro pubblico dell’arte contemporanea, sarà quello di dare voce ad un gruppo di curatori, intellettuali, teorici e critici e ad alcune realtà d' arte contemporanea presenti sul territorio regionale, per un confronto diretto con le istituzioni.

L’EVENTO IMMOBILE. Apparizioni
A cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli, Alessandro Sarri

Rassegna realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale
Toscanaincontemporanea 2011

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
San Giovanni Valdarno (Ar)
3-28 novembre 2012
Inaugurazione sabato 3 novembre 2012, ore 18.00
Per l’inaugurazione, nella Pieve di San Giovanni Battista, proiezione del video di João Onofre, Casting, 2000

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea promuove la VI° edizione della rassegna L’evento immobile, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, che quest’anno ha per titolo Apparizioni.

L’esposizione Apparizioni conclude la rassegna, iniziata con la parternship del museo Man di Nuoro nel 2007, e si propone d’indagare, tramite le opere video di João Onofre (P), Robbert Weide (NL), Sean Rogg (UK), Helen Dowling (UK), Marrit Snel (NL), Hans Schabus (A), Ruben Bellinkx (B), Katrin Connan (D), Sophie Krayer (CH), la configurazione costitutivamente paradossale e indecidibile di apparizione.

L’evento odierno, segue le due giornate di studio tenutesi lo scorso maggio a Firenze presso Ex 3 Centro per l’arte contemporanea - con interventi di Rocco Ronchi, Riccardo Panattoni, Elio Grazioli e la presentazione dell’opera video Echo di Hans Schabus – e a San Giovanni Valdarno - con gli interventi di Paolo Bertetto, Marco Senaldi e l’opera video Untitled, Vulture in the studio di Joao Onofre e contestualmente, a Casa Masaccio, la mostra En plein air di Paolo Meoni-.

Cosa appare attraverso l’apparizione? L’atto puro e transitivo che si salda a tutto ciò che l’apparizione fa o magari qualcosa che scompare attraverso ciò che essa s’incarica proprio di far apparire intransitivamente?

Nello spirito della rassegna L’evento immobile che, sin dalla prima edizione, indaga la dimensione incoativa dell’evento, proponendosi di analizzare ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento, le opere in mostra, per la maggior parte inedite in Italia, si misurano con il tema dell’Apparizione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi in ciò che di se appare più irriducibile.

L’apparizione può apparire per nascondere o dissimulare qualcosa? Oppure accade che l’apparizione si fermi, si congeli senza divenire nient’altro che la propria irriducibile impossibilità a non apparire in sé, scavando sempre di più la distanza che l’ha separata, la separa e la separerà dall’immagine d’ogni possibile rimando?

Un doppio legame, una doppia ingiunzione, una doppia interdizione dunque; adesso ciò che appare sembra apparire nonostante e attraverso di sé, in quel ritardo irriproducibile che non cessa di sigillarsi nella flagranza inaudita di un anticipo sempre già riprodotto, per la prima volta.

In mostra le opere:

Ruben Bellinkx, Table Meeting, 2010 e The Trophy 2011
Helen Dowling, Lissencephaly 2009
Katrin Connan - Sophie Krayer Lullaby, 2007
Sean Rogg, Wolf Ram, 2008
Hans Schabus, Echo, 2009
João Onofre, Casting, 2000
Marrit Snel, Egg of Chaos, 2008
Robbert Weide, Streetrebel, 2009 e Vogels, 2011



Inaugurazione sabato 3 novembre 2012, ore 18.00

Ingresso gratuito.

Orari:
feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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L’arte della fuga

Marco Biagini, Leonora Bisagno, BJ Burrows, Sonja de Graaf, Federico Lombardo, Gianluca Maver, Riccardo Mazzoni, Sabrina Milazzo, Sandra Nastri, Michael Rotondi

a cura di casa masaccio arte contemporanea

La mostra, promossa nel contesto della collezione comunale d’arte contemporanea, presenta alcune opere provenienti dai depositi di Casa Masaccio, tra cui alcune probabili nuove acquisizioni della collezione comunale d’arte contemporanea.
Una mostra che risponde alla missione e alle finalità del Museo Casa Masaccio, “centro” pubblico per l’arte contemporanea, e dei suoi rapporti con il territorio, finalizzata alla documentazione, alla conservazione, alla valorizzazione e alla promozione dell’ arte e della cultura contemporanea. In Casa Masaccio un’ esposizione di un nucleo di opere, provenienti in parte dalla cessazione dell’ attività di una galleria privata del territorio, alcune donate alla collezione comunale altre semplicemente in deposito. Una mostra che presenta e attualizza, lo stato della ricerca dei singoli artisti invitati. Un intervento del Museo Casa Masaccio sul territorio a sostegno e a tutela degli artisti e delle opere presenti nelle disponibilità della galleria; un’ inevitabile e probabile ”fuga” da una realtà privata ad una collezione pubblica, in una situazione di crisi culturale, sociale, economica e politica prolungata. La fuga può essere un'arte. Forse deve esserlo, visto che bene o male tutti, prima o poi, ci troviamo in questa situazione: in fuga da una vita che non va come vorremmo, da un lavoro oppressivo, da una città troppo grande, o troppo piccola, da un amore che continua a perseguitarci in sogno. Una Fuga come atto di libertà, come qualcosa di salutare, perché, come insegnava Demostene, "l'uomo che fugge può combattere di nuovo."
Una mostra che intende essere un luogo aperto sull’arte dei nostri giorni, in cui sia possibile realizzare il desiderio di scambiare esperienze, idee, riflessioni, così come di provocarle.
Una mostra che parli di intensità e non di categorie, guardando solamente alle opere. Un’esposizione che evidenzia l’attività degli artisti invitati, che lavorano a idee specifiche sull’arte e sulla vita di oggi, presentando in alcune occasioni atteggiamenti affini per intensità e qualità ossessiva. Una mostra che indaga quei temi che inquietano e preoccupano la società attuale, e che le opere degli artisti esprimono in maniera reale, poetica e spesso visionaria. Opere che permettono allo spettatore di poter ricreare la propria esperienza estetica; il tempo lento dell’esperienza vissuta. Gli artisti di oggi, in un momento di apparente uniformità globalizzante, non condividono uno stile ma il tentativo di costruirsi personali universi estetici di difendere il proprio spazio e la propria percezione del mondo, di sostenere le proprie necessità formali e di fabbricarsi una nuova realtà dando luogo a un’arte che abbia senso nel nuovo contesto determinatosi.

Recenti acquisizioni
Marco Bolognesi, Giacomo Casprini, Francesca es, F.lli Format, Irene Lupi, Paolo Meoni, Gian Marco Montesano, Janet Mullarney, Giovanni Ozzola, Robert Pettena, Antonio Rovaldi, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Maitree Siriboon.

a cura di casa masaccio arte contemporanea

La storia di questa collezione si profila come un’attenzione che ruota fin dall’inizio intorno ad una speciale, precoce sensibilità ai fatti dell’arte, manifestata dalla città e che già nel corso degli anni Sessanta accreditava San Giovanni Valdarno come centro di iniziativa artistica pienamente calato nel contemporaneo, di cui rifletteva con dovizia fermenti , contraddizioni, utopie. In tale quadro si inscrive, del resto, la breve ma intensa storia del “Premio Masaccio” bruscamente interrotta alla sua sesta edizione – e forse non casualmente- del 1968: un concorso estemporaneo che diventa un crocevia di personalità ed esperienze che di lì a poco avrebbero indelebilmente marcato tutta l’arte a venire. Basta ricordare solo alcuni nomi - Paolini, Anselmo, Boetti, Kounellis, Zorio, Nespolo, Moretti, Nigro, Farulli, Nannucci, Guarneri, Scatizzi per rendersi conto come i “Premi Masaccio” abbiano saputo documentare i sommovimenti di una tra le stagioni più fervide dell’arte italiana del dopoguerra.
In anni più vicini a noi, l’attenzione verso le arti visive e la contemporaneità ha maturato nuove determinazioni che hanno condotto gradualmente Casa Masaccio ad attestarsi come spazio espositivo di alto profilo, capace di inserirsi a pieno titolo nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Queste sommariamente le tappe di quel percorso istituzionale e culturale che hanno presieduto alla formazione della collezione comunale d’arte contemporanea.
Le opere presenti in collezione, infatti, appartengono in parte, alle acquisizioni degli assegnatari dei “ Premi Masaccio” dal 1963 al 1968 e in parte da donazioni, a testimonianza dell’attività svolta in Casa Masaccio dagli anni ‘80 ad oggi.

In Casa Giovanni Mannozzi, da poco tempo sede della collezione comunale, saranno esposte alcune opere storiche della collezione, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Alberto Moretti e un nutrito gruppo di opere, recentemente acquisite o donate dai vari artisti, tra cui opere di: Marco Bolognesi, Giacomo Casprini, Francesca es, F.lli Format, Irene Lupi, Paolo Meoni, Gian Marco Montesano, Janet Mullarney, Giovanni Ozzola, Robert Pettena, Antonio Rovaldi, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Maitree Siriboon.

Inaugurazione sabato 15 settembre ore 19.00

Ingressi gratuiti.

Orari:
Casa Giovanni Mannozzi
feriali 15-19, festivi 10-12/15-19, lunedi chiuso


a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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Quattro giornate di eventi: mostre, installazioni, video proiezioni, performance e concerti dal vivo

Occupy, da Wall Street a Stazione Ceramica. Occupy_Stazione Ceramica è l'arte che riprende gli spazi/vuoti urbani per gestirli, ricrearli e offrirli alla cittadinanza attraverso una nuova prospettiva. Quattro giorni di contaminazione virale - in programma dal 21 al 30 giugno nei locali della ex ceramica di via Mannozzi a San Giovanni Valdarno (Ar) – immersi tra la denuncia dell'abuso di potere del capitalismo finanziario e l'azione della cultura contemporanea. Una kermesse itinerante realizzata dal cantiere creativo di Stazione Ceramica in collaborazione con il Comune di San Giovanni Valdarno e Casa Masaccio Contemporanea. Dopo “Urlo” e “Do It!”, questa volta il progetto del collettivo continua con Occupy_Stazione Ceramica: performance, installazioni video, sonorizzazioni, concerti ed esposizioni multimediali “occuperanno” luoghi chiusi, abbandonati, periferici e comunque appartenenti al patrimonio della città.
Occupy_ Stazione Ceramica si propone di dar vita temporaneamente a spazi abbandonati o ai margini della città. Nel progetto itinerante che si articolerà in quattro giornate, saranno coinvolti gli spazi di Stazione Ceramica, la piazzetta con fontana dietro i saloni della Basilica, via Mannozzi, la galleria esterna e il sottopasso ferroviariodi San Giovanni Valdarno. Luoghi che per l'occasione si trasformeranno in spazi scenici occupati da eventi artistici e dalle persone che parteciperanno alla iniziative, formando una rete relazionale tra progetti promossi da diverse realtà culturali.
L'idea è quella di un format / laboratorio dove gli spazi interessati (da installazioni, performance, proiezioni) saranno percepiti come autosufficienti e legati ad un'unica rete concettuale. Espressioni artistiche che nel loro insieme non si preoccupano di mostrare un prodotto, ma si preoccupano di mostrare le relazioni e i processi di fatti artistici.
Nel giorno del solstizio d'estate (21 giugno – partenza alle ore 19,30 dalla Stazioenceramica), la rassegna si apre con una passeggiata Walking on soundshine 2012 .....all'imbrunire - a cura FKL Italia e Casa Masaccio Arte contemporanea – alla ricerca del paesaggio sonoro che si nasconde tra le mura, le strade della città e la campagna.

Occupy_ Stazione Ceramica continuerà nella notte tra il 23 e il 24 giugno con installazioni, mostre, musica live, in programma all'interno della settima edizione della Notte Bianca di San Giovanni. A partire dalle ore 18,00 nello spazio e l’aria adiacente all’ex-ceramica, ci sarà “The Fake Factory_ tutto ciò che vedi è falso”, un progetto che mette in mostra dieci anni di ricerca nel videodesign contemporaneo; tra gli altri, nello spazio centrale, i lungometraggi sperimentali “La jetée” (1962) di Chris Marker e Rien ne và Plus (2005) di Katja Pratschke & Gustav Hamos. Nella galleria open air (dalle 18,00) - “StARTpoint_ Proiezioni” Accademia in mostra / Accademia in scena, un’installazione del giovane artista cinese Chao yi, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dalle 21 al Tube, sottopasso ferroviario, l'happening teatrale “Dimmi di no” di Pachamama’s -Teatro a cura di Fernanda Gonzales, Tiziana e Sandra Piomboni, Michele Papi. Dj set, hip hop, breakdance e graffiti sono in programma (dalle 18,00) all' “Underground Pot!”, nella piazzetta con fontana di via Mannozzi.
Nella notte del 23 giugno la musica live sarà in connessione anche con l’altra “stazione”, quella della notte dei diritti curata dalla Materiali Sonori che attraverso il progetto “Canti erranti” proporrà sul palco di Stazione Ceramica (dalle 21,00) gruppi come Le Fumenta di Aldebaran, Quartiere tamburi e il chitarrista Mino Cavallo A partire dalle 23,00 nel palco centrale di Stazione Ceramica, la performance e il Dj set di “Mike Balestri nell'occhio della biscia” e il progetto “W2”, realizzato in collaborazione con la Fondazione Arezzo Wave Italia, con il Dj set Mitch e il Vj set di Jacospen, vincitore di Elettrowave Challange 2012.
Giovedi 28 giugno un’altra tappa della rassegna, con l’anteprima del festival Orientoccidente 2012 con il concerto di Mino Cavallo e di Daniel Chazarreta.
Infine la rassegna si chiude sabato 30 giugno con un Finissage delle mostre, delle installazioni, e delle proiezioni video allestite negli spazi di Stazione Ceramica, con l’elettro-rock dei SO! e a seguire il Dj set di Johnny b good.

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presso
cantiere creativo stazione ceramica
52027 San Giovanni Valdarno
Via Mannozzi

a cura di
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
Giunto alla sua terza edizione, StARTpoint, il grande evento realizzato e promosso dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, nell'ambito del progetto regionale Toscana Incontemporanea 2011, raccoglie le opere dei giovani artisti della prestigiosa Istituzione fiorentina che si confrontano con alcuni luoghi istituzionali dell'arte contemporanea.
La manifestazione, che apre l'Accademia alla spazi per la contemporaneità, secondo una formula già adottata gli scorsi anni, si espande sia dentro, sia fuori dagli spazi dell’Accademia. “Il senso di apertura reciproca fra l’Accademia e il territorio – dichiara Giuliana Videtta, Direttrice dell’Accademia – insieme alla valorizzazione della Scuola di Scenografia, costituisce il tratto caratterizzante di questa edizione che si manifesta attraverso opere progettate per il luogo che le accoglie”.
“La pluralità dei luoghi – osservano i curatori - corrisponde a focalizzazioni multiple sull'attività dell'Accademia e mette in rilievo la capacità plastica di operare su diversi fronti, video, fotografia, scultura, allestimenti, confrontandosi con i contesti e con i differenti orientamenti curatoriali”. Casa Masaccio dal 23 giugno e fino a domenica 22 luglio, ospita PROIEZIONI l’ultimo evento espositivo di StARTpoint 2011 – 2012, iniziatosi con SOUK a dicembre dell’anno scorso presso l’EX3 di Firenze.

Comprende dieci artisti, nove a Casa Masaccio fino al 22 luglio, gli italiani Irene Lupi, Teresa Santoni, Pierluigi Galletti, Edgar Noè Vannelli e Simona Perruzza, i cinesi Zhang Chengsen e Xiang Qinggang, la giapponese Yuki Ichihashi e l’ucraina Olga Pavlenko, e uno, il cinese Chao Yi, a Stazione_Ceramica per la sola Notte Bianca di San Giovanni 2012.

Tutti provenienti dall’Accademia Fiorentina, appartengono a generazioni diverse e a contesti culturali di origine differenti di cui riflettono la cultura estetica. Video, collage,strumenti elettronici di comunicazione, scultura come ready made modificato, pittura, fotografia, acquerello con aggiunta di altri materiali, installazione, macchine per disegnare, i loro media espressivi e compostivi.
Le loro rispettive opere occupano discretamente lo spazio dell’arte, con minime interferenze reciproche. Come in ogni proiezione richiedono un apparato tecnico, uno spazio vuoto, uno schermo, reale o metaforico, su cui apparirà la loro fabula picta.

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ORARI MOSTRA:
Casa Masaccio 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

PROIEZIONI
Zhan Chengsen, Pierluigi Galletti, Yuki Ichihashi, Chao Yi, Irene Lupi, Xian Qinggang, Olga Pavlenco, Simona Perruzza, Teresa Santoni, Edgar Noè Vannelli

Inaugurazione sabato 23 giugno ore 18.00

INGRESSO: gratuito


Informazioni
www.accademia.firenze.it  
www.casamasaccio.it

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casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
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Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
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Casa Giovanni da San Giovanni
23 -24 giugno 2012
San Giovanni Valdarno
Corso Italia 105
dalle ore 18.00 alle ore 02.00

Casa Masaccio Collection


Giardino_Casa Masaccio
[Vicolo Rossi_Via Giovanni da San Giovanni]

Marco Monfardini | reCODE | live sonorisation

Casa Masaccio con la consolidata partnership del Museo Man, e la collaborazione di Ex 3, promuove, mentre è ancora in corso la mostra L’evento immobile. Sfogliare il tempo (visitabile al museo Man di Nuoro sino al 6 maggio) una nuova edizione della rassegna L’evento immobile, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri. La manifestazione, giunta alla VI edizione, sarà articolata in vari eventi che si susseguiranno in Toscana a partire dal mese di maggio, per concludersi a San Giovanni Valdarno con la consueta mostra di settembre a Casa Masaccio. Incentrata su un percorso plurale e intermittente, all’insegna della delocazione, L’evento immobile si propone di analizzare, attraverso conferenze e presentazioni di opere video, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e, parallelamente, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo.
La manifestazione cerca così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo, una temporalità in stato d’arresto, in stallo, tale da non poter essere ridotta a semplice movimento o a semplice stasi.

Venerdì 4 maggio e Venerdì 11 maggio 2012 sono previsti presso Ex 3 Centro per l’arte contemporanea, Firenze, e Casa Masaccio Arte contemporanea, San Giovanni Valdarno, incontri e interventi di approfondimento teorico sul tema della rassegna con i professori Paolo Bertetto, Elio Grazioli, Riccardo Panattoni, Rocco Ronchi e Marco Senaldi.

Venerdì 4 maggio 2012, EX 3 Centro per l’arte contemporanea, Firenze.
- Proiezione dell’opera video di Hans Schabus, Echo, 2009, dalle ore 16:00. (visibile anche nei giorni di sabato 5 e domenica 6 maggio, negli orari di apertura del Centro, ore 11.00 – 19.00)
- Riccardo Panattoni, Cristalli di tempo, Elio Grazioli, Video infrasottili, Rocco Ronchi, Il trauma del reale, interventi a partire dalle ore 17:00.

Venerdì 11 Maggio 2012, Pieve di San Giovanni e Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno: - Proiezione dell’opera video di João Onofre Untitled (Vulture in the Studio), 2002, Pieve di San Giovanni, dalle ore 16:00 (visibile anche nei giorni di sabato 12 e domenica 13 maggio ore 16:00 - 18.00)
- Paolo Bertetto e Marco Senaldi, conferenze, Casa Masaccio, a partire dalle ore 17:00
- Inaugurazione della mostra Paolo Meoni. Opere video, Casa Masaccio: opening ore 19:00.

La manifestazione è realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2011.

Brevi note sui relatori:

Paolo Bertetto è professore di cinema all’Università La Sapienza di Roma. È stato direttore scientifico del Museo Nazionale del Cinema e ha insegnato nelle Università di Torino, di Paris 8, di Nice e alla Scuola Nazionale di Cinema. Oltre a vari cataloghi, ha pubblicato Alain Resnais (1976), Fritz Lang, Metropolis (1991, 2007); L’Enigma del desiderio. Buñuel, Un Chien andalou e L’Age d’or (2001, Premio Umberto Barbaro Filmcritica); Lo specchio e il simulacro (2007, Premio De Lollis saggistica); La macchina del cinema (2010). Per Marsilio è autore di Cinema fabbrica avanguardia (1975) e Il cinema d’avanguardia in Europa 1910-1930 (1983), e ha curato i volumi David Lynch (2008, 2a ed.) e Storia del cinema italiano. Uno sguardo d’insieme (2011). E’ autore anche di due romanzi: “Cuore scuro” (Piemme, 2008), “Autunno a Berlino” (Piemme, 2011).

Elio Grazioli insegna Storia dell’arte contemporanea e Teoria e storia della fotografia all’Università degli Studi di Bergamo e Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Dirige con Marco Belpoliti il semestrale monografico “Riga”. Ha curato per la Bruno Mondadori i volumi di Rosalind Krauss, Teoria e storia della fotografia (1996); Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art (1998); L’informe. Istruzioni per l’uso (2003); L’inconscio ottico (2008); Inventario perpetuo. Presso lo stesso editore ha pubblicato Corpo e figura umana nella fotografia (1998); Arte e pubblicità (2001); La polvere nell’arte (2004) e Ugo Mulas (2010). Presso Bollati e Boringhieri: Piero Manzoni (2007).

Rocco Ronchi è professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università degli studi dell’Aquila e docente di Arti visive presso il Corso di Laurea in Economia dell’Arte dell’Università “L.Bocconi” di Milano. È membro del comitato scientifico di “Sartriana” (Christian Marinotti Editore), membro della Société des amis de Bergson. Tra le principali pubblicazioni: Bataille Levinas Blanchot. Un sapere passionale, Spirali, Milano, 1985; Bergson filosofo dell’interpretazione, Marietti, Genova, 1990; La scrittura della verità. Per una genealogia della teoria, Jaca Book, Milano, 1996; La verdad en el espero Akal, Madrid, 1996; Luogo comune. Verso un’etica della scrittura, Egea, Milano, 1996; Il pensiero bastardo. Figurazione dell’invisibile e comunicazione indiretta, Marinotti, Milano, 2001; Teoria critica della comunicazione, B. Mondadori, Milano, 2003; Liberopensiero. Lessico filosofico della contemporaneità, Fandango, Roma, 2006; Filosofia della comunicazione, Bollati Boringhieri, Torino, 2008; Bergson. Una sintesi, Marinotti, Milano, 2012; Come fare, Per una resistenza filosofica, Feltrinelli, 2012.

Riccardo Panattoni è Docente di Filosofia Morale Università di Verona e codirettore con Emanuele Morandi della rivista "Con-tratto" di Padova, e direttore del “Centro Studi sulle Categorie Politiche dell’Europa” di Reggio Emilia. È autore di Il Dono della Filosofia - Martin Heidegger e l’abitare dell’uomo (1997); Appartenenza ed eschaton (Liguori, Napoli 2002); L’origine del conflitto. Martin Heidegger – Ernst Junger – Carl Schmitt (Il poligrafo, Padova 2003); Scritture. Violenza, potere, libertà (Marietti, Genova Milano 2005); L’ospitalità, l’infrangersi (Marietti, Genova 2006); Le ceneri delle immagini. Spazi della memoria. Luoghi della perdita (Marietti, Genova 2006) e coautore di L’Esperienza di Dio – Filosofi e Teologi a confronto (1996); Ripensare lo spazio politico: quale aristocrazia? (1998); Dietrich Bonhoeffer e la comunità del cuore (1999); La Comunità: la sua legge, la sua giustizia (2000). Con Gianluca Solla è co-autore de Il corpo delle immagini. Per una filosofia del visibile e del sensibile (Marietti, Genova 2008). Ha curato per B.Mondadori Lo sguardo Psichiatrico, 2009 e Parole e immagini dal manicomio, 2011.

Marco Senaldi insegna Cinema e Arti Visive all’Università di Milano Bicocca. Oltre ad aver curato mostre, Cover Theory - L’arte contemporanea come reinterpretazione, (catalogo Scheiwiller, 2003); Il Marmo e la Celluloide - Arte contemporanea e visioni cinematografiche (catalogo Silvana Editoriale, 2006), ha tradotto e curato testi di Gilles Deleuze, Slavoj Zvizvek e Arthur Danto. Ha pubblicato fra l’altro Enjoy! Il godimento estetico, Meltemi, 2003 (2° ed. 2006); Van Gogh a Hollywood. La leggenda cinematografica dell’artista, Meltemi, 2004 (2° ed. 2007); Synopsis. Introduzione all’educazione estetica, (con F. Carmagnola) Guerini, 2005; Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea, Bompiani 2008. Suoi interventi sono apparsi su “Flash Art”, “Exibart Onpaper”, “il Manifesto”, “Corriere della Sera”, “D la Repubblica delle donne”, “Interni”.

Hans Schabus, nato a Watschig, Austria, 1970. Vive e lavora a Vienna.
Fra le recenti personali:
2011: The Space of Conflict, Culturgest, Lisbon; Remains of the Day, Collective, Edinburgh; Mamma mia, Base, Florence; Nichts geht mehr, IAC, Villeurbanne. 2010: Wohin und Zurück, Galerie Jocelyn Wolff, Paris; Die Rocky Horror Hansi Show, Clubblumen, Wien
Fra le recenti collettive
2011: Temporaneo 2011, Nomas Foundation, Rome, Palazzo Riso, Palermo; Making is Thinking, Witte de With, Rotterdam; Suspense, Suspended sculptures, EX3, Firenze; Stile der Stadt, Altonaer Museum, Hamburg; Alpine Desire, Austrian Cultural Forum, New York.

João Onofre, nato a Lisbona, Portogallo, 1976. Vive e lavora a Lisbona.
Fra le recenti personali:
2011: Galeria Toni Tapies, Barcelona, Spain; Box Sized Die, Palais de Tokyo, Paris, France; Galleria Franco Noero, Turin, Italy; Fundació Juan Miró, Barcelona, Spain. 2010: Lighten Up, Centro de Artes Visuais, Coimbra, Portugal. 2008: João Onofre, Art Unlimited, Art 39 Basel, Switzerland.
Fra le recenti collettive:
2011: Plus Ultra, Works from The Sandretto Re Rebaudengo Collection, Macro Testaccio, Rome, Italy; Videosphere: A New Generation, Albright-Knox Gallery, Buffalo New York; Observers, CCB –Centro Cultural Belém, Lisbon; No place like – 4 houses 4 films, Colégio das Artes, Coimbra; Espaço BES Lisboa and Palácio das Artes, Porto; The Half-Shut Door: Artist’s Soundtracks, SE8, London, U.K.; The Last First Decade, Ellipse Foundation, Estoril; Stereo, Centro de Memória, Vila do Conde; Super 8, Christopher Grimes Gallery, Santa Monica.

Hans Schabus, Echo, 2009, Courtesy Galleria zero, Milano
Uno schermo nero cede il passo ad una lunga immagine fissa di un paesaggio naturale: una foresta ai margini di uno stagno. La pace assoluta con solo poche note del canto degli uccelli. A metà del film un suono differente, come una corsa tra rami spezzati. Hans Schabus cade per la prima volta e si rialza tra lo sciabordare dell’acqua e del rumore dei rami. Il ritmo del video poi cambia. L'immagine viene rallentata dopo la seconda caduta in acqua del personaggio. Si alza ancora con difficoltà e comincia a correre ancora, lasciando rapidamente il campo di visione dopo un primo piano delle gambe tra le foglie morte. Il minuto finale di questo breve video è dedicato alla natura selvaggia filmata in primo piano, poi lo schermo ridiventa nero, punteggiato dal canto degli uccelli. L'artista offre un concentrato metaforico della condizione umana: incorniciato da un immutabile natura verticale, il protagonista vive così la sua inesausta ricerca orizzontale, inciampando come Sisifo senza cessare mai di eseguire il suo compito.

João Onofre, Untitled (Vulture in the Studio), 2002, Courtesy Franco Noero, Torino L'assurdo spesso si mostra come una finestra rivelatrice di realtà. Il lavoro di Joao Onofre, Untitled (vulture in the studio) sconta proprio questo inesausto confronto, mostrando un insieme abbastanza tranquillo - lo studio dell'artista - e impregnandolo, a poco a poco, di un'irrazionalità che porta lo spettatore ad un ulteriore livello d'interpretazione. In un primo momento non vediamo nulla, solo uno studio vuoto, innocuo nelle proprie implicazioni. Lentamente s'infiltrano nello spazio suoni di passi che si trascinano come graffiando il pavimento. L'attesa di un 'essere umano' viene inaspettatamente frustrata dall'apparizione di un enorme avvoltoio. L'animale sembra prendere tempo ad esaminare i dettagli dello spazio, saltando goffamente da una parte all'altra dello studio. L'immagine sconvolgente di quest'animale ci ricorda in fondo che anche noi non siamo altro che intermediari tra l'ordinato e il caotico e che, nonostante i nostri sforzi, ci troviamo costantemente esposti a ciò che ci sfugge e di cui non si ha controllo alcuno.

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Corso Italia, 83
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Casa Masaccio con la partnership del Museo Man e la collaborazione di Ex 3, promuove nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale “Toscanacontemporanea2011” una nuova edizione de L’evento immobile, rassegna a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.
La manifestazione, giunta alla sua VI° edizione sarà articolata in vari eventi che, a partire dal mese di maggio si susseguiranno in Toscana, per concludersi con la consueta mostra a Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno nel settembre 2012.

Incentrata su un percorso plurale e intermittente, all’insegna della delocazione, L’evento immobile si propone di analizzare, attraverso conferenze e presentazione di opere video, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e, parallelamente, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo.

La manifestazione cerca così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo, una temporalità in stato d’arresto, in stallo, tale da non poter essere ridotta a semplice movimento o a semplice stasi.

Dopo la giornata di Venerdì 4 maggio tenutasi presso Ex 3 Centro per l’arte contemporanea, Firenze, con gli interventi di Elio Grazioli, Riccardo Panattoni, Rocco Ronchi e la proiezione dell’opera di Hans Schabus Echo, 2009, l’approfondimento teorico sul tema della rassegna prosegue a Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno con le conferenze di Paolo Bertetto e Marco Senaldi e la presentazione dell’opera video di João Onofre, Untitled (Vulture in the Studio), 2002.

Venerdì 11 Maggio 2012, Pieve di San Giovanni e Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno:

- Pieve di San Giovanni Battista, dalle ore 16.00 proiezione dell’opera video di João Onofre Untitled (Vulture in the Studio), 2002, visibile anche nei giorni di sabato 12 e domenica 13 maggio 2012 : ore 16:00 -18.00)
- Palazzo d’Arnolfo a partire dalle ore 17,00 interventi di: Paolo Bertetto e Marco Senaldi
- Casa Masaccio ore 19:00 inaugurazione della mostra Paolo Meoni. En plein air Opere video La rassegna è realizzata nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2011.

Brevi note sui relatori:

Paolo Bertetto è professore di cinema all’Università La Sapienza di Roma. È stato direttore scientifico del Museo Nazionale del Cinema e ha insegnato nelle Università di Torino, di Paris 8, di Nice e alla Scuola Nazionale di Cinema. Oltre a vari cataloghi, ha pubblicato Alain Resnais (1976), Fritz Lang, Metropolis (1991, 2007); L’Enigma del desiderio. Buñuel, Un Chien andalou e L’Age d’or (2001, Premio Umberto Barbaro Filmcritica); Lo specchio e il simulacro (2007, Premio De Lollis saggistica); La macchina del cinema (2010). Per Marsilio è autore di Cinema fabbrica avanguardia (1975) e Il cinema d’avanguardia in Europa 1910-1930 (1983), e ha curato i volumi David Lynch (2008, 2a ed.) e Storia del cinema italiano. Uno sguardo d’insieme (2011). E’ autore anche di due romanzi: “Cuore scuro” (Piemme, 2008), “Autunno a Berlino” (Piemme, 2011).

Marco Senaldi insegna Cinema e Arti Visive all’Università di Milano Bicocca. Oltre ad aver curato mostre, Cover Theory - L’arte contemporanea come reinterpretazione, (catalogo Scheiwiller, 2003); Il Marmo e la Celluloide - Arte contemporanea e visioni cinematografiche (catalogo Silvana Editoriale, 2006), ha tradotto e curato testi di Gilles Deleuze, Slavoj Zvizvek e Arthur Danto. Ha pubblicato fra l’altro Enjoy! Il godimento estetico, Meltemi, 2003 (2° ed. 2006); Van Gogh a Hollywood. La leggenda cinematografica dell’artista, Meltemi, 2004 (2° ed. 2007); Synopsis. Introduzione all’educazione estetica, (con F. Carmagnola) Guerini, 2005; Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea, Bompiani 2008. Suoi interventi sono apparsi su “Flash Art”, “Exibart Onpaper”, “il Manifesto”, “Corriere della Sera”, “D la Repubblica delle donne”, “Interni”.

Biografia degli artisti:

João Onofre, nato a Lisbona, Portogallo, 1976. Vive e lavora a Lisbona.
Fra le recenti personali:
2011: Galeria Toni Tapies, Barcelona, Spain; Box Sized Die, Palais de Tokyo, Paris, France; Galleria Franco Noero, Turin, Italy; Fundació Juan Miró, Barcelona, Spain. 2010: Lighten Up, Centro de Artes Visuais, Coimbra, Portugal. 2008: João Onofre, Art Unlimited, Art 39 Basel, Switzerland.
Fra le recenti collettive:
2011: Plus Ultra, Works from The Sandretto Re Rebaudengo Collection, Macro Testaccio, Rome, Italy; Videosphere: A New Generation, Albright-Knox Gallery, Buffalo New York; Observers, CCB –Centro Cultural Belém, Lisbon; No place like – 4 houses 4 films, Colégio das Artes, Coimbra; Espaço BES Lisboa and Palácio das Artes, Porto; The Half-Shut Door: Artist’s Soundtracks, SE8, London, U.K.; The Last First Decade, Ellipse Foundation, Estoril; Stereo, Centro de Memória, Vila do Conde; Super 8, Christopher Grimes Gallery, Santa Monica.

Sinossi:
João Onofre, Untitled (Vulture in the Studio), 2002, Courtesy Franco Noero, Torino
DVD, video, 9 min. loop, suono stereo
L'assurdo spesso si mostra come una finestra rivelatrice di realtà. Il lavoro di Joao Onofre, Untitled (vulture in the studio) sconta proprio questo inesausto confronto, mostrando un insieme abbastanza tranquillo - lo studio dell'artista - e impregnandolo, a poco a poco, di un'irrazionalità che porta lo spettatore ad un ulteriore livello d'interpretazione. In un primo momento non vediamo nulla, solo uno studio vuoto, innocuo nelle proprie implicazioni. Lentamente s'infiltrano nello spazio suoni di passi che si trascinano come graffiando il pavimento. L'attesa di un 'essere umano' viene inaspettatamente frustrata dall'apparizione di un enorme avvoltoio. L'animale sembra prendere tempo ad esaminare i dettagli dello spazio, saltando goffamente da una parte all'altra dello studio. L'immagine sconvolgente di quest'animale ci ricorda in fondo che anche noi non siamo altro che intermediari tra l'ordinato e il caotico e che, nonostante i nostri sforzi, ci troviamo costantemente esposti a ciò che ci sfugge e di cui non si ha controllo alcuno.

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Venerdi 11 maggio alle ore 19.00 si inaugura in Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno la mostra dell’artista Paolo Meoni En plein air opere video a cura di Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, realizzata in collaborazione con Dryphoto arte contemporanea e Die Mauer arte contemponarea. La mostra è promossa nell’ambito della rassegna L’evento immobile 2012 e del progetto d’iniziativa regionale “Toscanacontemporanea2011”.

I recenti En plen air (2012) e Rewind (2011) hanno permesso di identificare nel fantasma della fotografia lo spettro che forse da sempre abita e fertilizza la ricerca di Paolo Meoni. Ripercorrendo a ritroso l’opera video dell’artista è ormai difficile non individuare nella relazione tra immagine statica e in movimento una sorta di basso continuo da cui scaturisce la maggior parte dei suoi lavori.
Saretto Cincinelli

Il dispositivo narrativo che Paolo Meoni adotta nel suo recente lavoro dal titolo En plein air si basa sulla negazione e sulla sostituzione, chiamando in causa contemporaneamente più forme di comunicazione: la parola, l’immagine fotografica e l’espressione del volto, tutte compresenti e racchiuse nel video, ma percepibili come tra loro staccate, “esposte” all’attenzione del fruitore come snodate l’una rispetto all’altra, in una sorta di anatomia del linguaggio. La scena, sempre uguale a se stessa, volutamente semplice grazie all’uso della camera fissa e alla scelta del bianco e nero, si propone come molto “normale”, eppure lo scollamento tra i diversi tipi di comunicazione introduce una sorta di sospensione, di senso di mancanza...
... En plein air è dunque un lavoro che, partendo da un impianto preziosamente elementare, conduce lontano verso interrogazioni sulla natura stessa della fotografia, sulle sue possibilità o meno di tradursi in linguaggio compiuto, oppure sulla sua sostanziale e anche misteriosa condizione di traccia. Il fatto poi che Paolo Meoni scelga il video per “raccontare” questa insondabilità della fotografia (non a caso le immagini fotografiche descritte dall’uomo non sono mai visibili agli occhi dell’osservatore) aggiunge ulteriore complessità e ... senso di mancanza e di attesa.
Roberta Valtorta

Tutta la pratica che potremmo definire involutiva di Paolo Meoni - pratica in cui l’altro dell’immagine si presenta sotto le spoglie di un fuori che è nello stesso tempo un dentro - sembra appunto incagliarsi irreparabilmente nella rada borgesiana di “rovina circolare”. In effetti il concetto coniato dallo scrittore argentino, rovina circolare appunto, esemplifica perfettamente il modus operandi che attraversa tutto il lavoro dell’artista. Si tratta di rovine affatto particolari, rovine che stanno fra la vita e la morte in una continua collisione anacronistica; troppo poco vive per non essere rovine e troppo poco morte per esserlo compiutamente. Visioni installate in una sorta di imene plastico in cui la scena galleggia fra l’avvento di ciò che è già comparso e l’esito di ciò che non accadrà mai, scene che non rimuginano altro che “ l’intervallo muto della loro duplice essenza che disordina e ordina, sconvolge e acquieta, tormenta e regola, porta alla luce e nasconde” (Jean-Luc Nancy). Visioni meno abbandonate da qualcuno che abbandonate dall’abbandono stesso come fine inscritto nel mezzo. Un abbandono o meglio una sopravvivenza di cui si sono perse le tracce e di cui non si risaliranno mai le cause.
Alessandro Sarri

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INAGURAZIONE venerdì 11 maggio ore 19.00

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A cura di Angela Madesani

Si apre al pubblico sabato 14 aprile 2012, in CASA MASACCIO a San Giovanni Valdarno, la mostra dell’artista francesca es dal titolo on being, curata da Angela Madesani. L’evento inaugurale sarà caratterizzato anche da una sonorizzazione live a cura di Schnitt del video Marie88.
I lavori di Francesca Es sono riassunti dell’esperienza esistenziale, della parabola della vita di uomini, animali, piante, oggetti: reliquiae temporis acti. L’artista raccoglie e porta nella sua “camera chiara” quanto la colpisce, quel che resta del vissuto. Il passare del tempo l’affascina, è colpita dalle tracce che esso lascia sulle cose, sugli oggetti come la bambola, un oggetto inquietante in cui è l’imitazione dell’afflato vitale, una bambola che ha trovato sulla spiaggia consumata dai lunghi trascorsi acquatici (Venere 2011); ma Francesca Es guarda anche alle tracce lasciate dal tempo sulla natura, sugli individui, così nel lavoro sulle famiglie, intitolato on being my mother.
Il suo è un lavoro esteticamente perfetto, di un’eleganza impeccabile in cui l’apparente imperturbabilità dell’atmosfera, tuttavia, non è tale. Anzi in ogni sua immagine, che si tratti di still life o di ritratto, la perfezione è pura apparenza. L’atmosfera che si viene a creare è innaturale, tutto appare studiato, finto. Da un momento all’altro ci si potrebbe trovare di fronte al vuoto. Quel vuoto che è nel suo studio in cui predomina il bianco, il colore del lutto per gli orientali, dove a ognuno è data la possibilità di perdersi.
In Bonneville del 2011 ha fotografato i fiori che coronano gli altari spontanei che sorgono al ciglio delle strade, nei luoghi dove sono accaduti incidenti mortali. Li ha asportati, portati in studio, fotografati e rimessi dove erano. Le sue sono testimonianze della precarietà dell’esistenza.
Per un altro gruppo di lavori (Disappearence 2011) si è servita dei soffioni, i fiori che crescono selvatici e che svaniscono con un soffio. È una sorta di Vanitas.
In mostra anche dei dittici On being still (2010) in cui ci propone una riflessione su natura morta e still life: parole opposte che assumono lo stesso significato. Nei dittici vita e morte sono speculari, l’immagine di una bambina con l’immagine di un teschio. A Francesca Es interessa quella linea sottile che separa le cose, quello che sembra ma non è. È importante la relazione che si viene a creare fra i due soggetti. In On being suspended (2010) è la ricerca di un'identità sospesa fra ciò che esiste ma è invisibile e ciò che non esiste ma è visibile, in un tempo che non è oggi e in uno spazio che non è un luogo. Il battito delle ciglia è un momento esistente ma impercettibile, nel quale le persone sono sospese fisicamente fra luce e buio e metaforicamente fra Vita e Morte.
Es vuole, in qualche modo, rompere il circolo vizioso dell’esistenza per mettere fine all’ incubo che la vita si ripeta uguale a se stessa più volte.
La sua ricerca che presenta sicuramente delle forti impronte autobiografiche, anche se inconsce, in realtà non offre risvolti di natura intima, non si compiace di quanto è personale, la sua è una riflessione più ampia che comporta un rapporto con l’altro, un’indagine profonda del circostante che viene poi elaborata secondo il suo modo di procedere.
Il suo più recente lavoro, qui in mostra, presenta oggetti raccolti durante un breve quanto intenso viaggio a Buenos Aires e in Patagonia. È un lavoro su quanto rimane. Là ha raccolto ossa e resti di diverso genere. In quel luogo particolare tra Argentina e Cile, esistono poche strade, quasi tutte sterrate. È il luogo del chilometro 0, dove finisce o inizia la Ruta 40, che attraversa tutta l’Argentina e arriva sino alla Terra del Fuoco. Nelle sue immagini piccole cose trovate, resti di esistenza, scheletri di animali, piume, una grande di aquila, ossa di pecora, di guanaco, un animale simile al lama. Ma sono anche piume raccolte al Garage Olimpo, un centro di detenzione nel periodo della dittatura, dove sono stati reclusi parecchi dei cosiddetti desaparecidos. È un luogo dove sono ancora le presenze di quei momenti terribili, ma lei non ha fotografato nulla là. Ha solo preso dei resti e li ha portati nel suo studio, dove, unico caso, ha deciso di fotografarli con uno sfondo nero. Le loro sono storie di terrore, venivano bendati, vivevano al buio in celle anguste, disumane. Storie di morte violenta, obbligata. L’uomo è un crudele aguzzino, che somministra terrore e patimento ai suoi simili.
Un’immagine è dedicata alle bottiglie di plastica trovate nei pressi degli altari offerti alla Defunta Correa, che in Patagonia sono l’unico segno di presenza umana. Si tratta di una donna, vissuta nel XIX secolo, alla quale era scomparso il marito. Lei si era messa alla sua ricerca con il suo bambino neonato in braccio. La donna stremata a un certo punto era morta di fame e di sete. Ma la leggenda racconta che il bambino, abbeverandosi del latte della madre, fosse stato ritrovato ancora in vita. Si tratta di una sorta di miracolo. La gente, ancora adesso, mette sulle strade sterrate delle bottiglie d’acqua, nei pressi degli altarini spontanei dedicati alla sua memoria.
In un lavoro sono poche briciole di pane, i resti di una cena al Cafè Tortoni di Buenos Aires, in un altro i resti di un incidente stradale, che ci riporta ad un altro luogo, ad un’altra dimensione, forse al momento da cui buona parte di questa ricerca è partita.

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INAGURAZIONE sabato 14 aprile ore 18.00
ORARI 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

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Perché silenziosa?
Perché computers, amplificatori, altoparlanti emettono frequenze sinusoidali sub-audio al massimo 16 Hz; gli altoparlanti vengono utilizzati solo per la loro capacità di generare/trasmettere movimento. La composizione, quindi, prende in esame principalmente un parametro musicale, quella del ritmo.

Perché “composizione”? perché effettivamente il materiale è trattato come una composizione a tutti gli effetti, sebbene le frequenze oscillino nel campo non udibile.

Descrizione:
Due o più lunghe scie di tessuto, e due pannelli, ognuno “vibrante”, cioè messi in movimento dagli altoparlanti che trasmettono glissandi e frequenze sub-audio, secondo varie regole compositive.

Ad alcune strisce di tessuto, appese , è collegato un solo altoparlante. Per “collegato” si intende che la striscia di seta è solidale col movimento dell'altoparlante. Il movimento avanti-indietro di quest'ultimo genera un'onda che si trasmette alla striscia di seta. L'onda si trasmette alla striscia e su questa si muove, come un sasso gettato nello stagno. La seta che si muove non produce quasi alcun rumore, fatta eccezione per un leggero schiocco, come una frusta, quando l'onda arriva alla fine della striscia di seta. Ad altre strisce sono collegati due altoparlanti, uno che muove avanti indietro la striscia , l'altra che muove la seta da destra a sinistra. La risultante è una specie di movimento spiraloide della striscia stessa. A ritmi composti e variabili.

Questa è l'installazione base.

In altro ambiente potrebbero essere collocati altri due oggetti “vibranti”, due pannelli.
Il primo pannello è composto, analogamente alla striscia di seta precedente da un pannello sul quale sono incollate miriadi di fili di rafia, come un prato. Un altoparlante muove avanti e indietro il pannello, mentre un secondo lo muove da sinistra a destra. La risultante è una specie di movimento ellittico, a seconda della frequenza delle due sinusoidi riprodotte dagli altoparlanti. O movimento piatto, o solo avanti indietro. La rafia, estremamente sonora produce un fruscio leggero. Come una chioma scarmigliata che si vuole risistemare con un colpo di testa o passandoci le mani dentro.

Il secondo pannello è composto da due altoparlanti. Sugli altoparlanti sono incollate strisce ripiegate in due di rafia. Ambedue gli altoparlanti spingono avanti indietro i “ciuffi” di rafia, che passano per un foro di dimensioni inferiori a quelle dell'altoparlante. Il movimento ante-retro della rafia attraverso il foro, provoca un una specie di sbocciamento del ciuffo di rafia attraverso il foro. Come un fiore, o un cuore che pulsa. Lo sfregamento della rafia sul foro provoca un fruscio sottile e ritmico.

Questa installazione non disturba. E' una composizione che utilizza mezzi tecnologici e concetti traslati dalla musica, ma produce essenzialmente effetti visivi. Ed un suono leggerissimo che in condizioni di estremo – quasi un livello di soglia del paesaggio sonoro circostante – silenzio può essere percepito come segnale sonoro. Un primo riferimento è quello relativo alla nostra capacità di ascolto non-cocleare.

Ci sembra un modo potente per indurre empatia e riflessione su quanto ci circonda.

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Stazione Ceramica
INAGURAZIONE sabato 3 marzo 2012 ore 18.30
ORARI feriali 15-19, festivi 10-12/15-19

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Fernando Farulli, Remo Gardeschi, Alfredo Cappellini, Enzo Faraoni, Piero Guccione, Piero Plescan, Livio Della Ragione, Giangiacomo Spadari, Aldo Turchiaro, Antonio Armidelli, Carlo Posfortunati, Walter Fusi, Piero Leddi, Sirio Midollini, Alberto Cavallari, Sergio Scatizzi, Renato Guttuso, Leonardo Papasogli, Antonio Bueno, Venturino Venturi, Riccardo Guarnieri, Francesco Guerrieri, Rinaldo Frank Burattin, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Alberto Moretti, Carlo Cioni, Roberto Barni, Marco Fidolini, Jules Maidoff, Emilio Carvelli, Mario Callossi, Renato Bittoni, Nicola Pagallo, Giuliano Azzoni, Aziz Fuad, Gregg Wayatt, Paddy Campbell, Mauro Capitani, Bruni Sandra, Luca Alinari, Lou Tissen, Renzo Gerbino, Pasquale Prencipe, Alberto Garutti, Mario Airò, Massimo Bartolini, Marcello Maloberti, John Murphy, Avis Newman, Lucia Baldini, Nada Cingolani, Mauro Staccioli, Sergio Traquandi, Janet Mullarney, Walter Malandrini, Luca Brandi, Furio Castellucci, Marco Bolognesi, Gian Marco Montesano, Manuela Mancioppi, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Francescaes, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Robert Pettena, Paolo Meoni, Rendel Simonti, Giacomo Casprini, Wolfgang Kliege.

La storia di questa collezione si profila come un’attenzione che ruota fin dall’inizio intorno ad una speciale, precoce sensibilità ai fatti dell’arte, manifestata dalla città e che già nel corso degli anni Sessanta accreditava San Giovanni Valdarno come centro di iniziativa artistica pienamente calato nel contemporaneo, di cui rifletteva con dovizia fermenti , contraddizioni, utopie. In tale quadro si inscrive, del resto, la breve ma intensa storia del “Premio Masaccio” bruscamente interrotta alla sua sesta edizione – e forse non casualmente- del 1968: un concorso estemporaneo che diventa un crocevia di personalità ed esperienze che di lì a poco avrebbero indelebilmente marcato tutta l’arte a venire.
Basta ricordare solo alcuni nomi - Paolini, Anselmo, Boetti, Kounellis, Zorio, Nespolo, Moretti, Nigro, Farulli, Nannucci, Guarneri, Scatizzi per rendersi conto come i “Premi Masaccio” abbiano saputo documentare i sommovimenti di una tra le stagioni più fervide dell’arte italiana del dopoguerra. In anni più vicini a noi, l’attenzione verso le arti visive e la contemporaneità ha maturato nuove determinazioni che hanno condotto gradualmente Casa Masaccio ad attestarsi come spazio espositivo di alto profilo, capace di inserirsi a pieno titolo nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Queste sommariamente le tappe di quel percorso istituzionale e culturale che hanno presieduto alla formazione della Collezione comunale d’arte contemporanea. In questa occasione sarà presentata un’ampia selezione delle opere dagli anni ’60 ad oggi che saranno esposte in alcuni palazzi storici della città, Casa Masaccio, Casa Giovanni Mannozzi, palazzo d’Arnolfo e in alcuni spazi commerciali nel tessuto urbano della città, in una mostra dal titolo “ ZIG-ZAG”. Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città.
Un titolo preso a prestito da una delle opere presenti in collezione di Alighiero Boetti, un omaggio ad uno dei protagonisti dell’arte povera, movimento che viene celebrato quest’ anno in diverse città ed istituzioni italiane.

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Orari:
Casa Masaccio
feriali 15-19, festivi 10-12/15-19, lunedi chiuso

Casa Giovanni Mannozzi
venerdi – sabato 15-19, domenica e festivi 10-12/15-19 lunedi chiuso

Villa Barberino, Sala dell’Allocco (Meleto–Cavriglia)
sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18
da martedi al venerdi dalle ore 10 alle 18 su prenotazione
tel. 055 961321 / mobile 339 7586013

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Palazzo d'Arnolfo
San Giovanni Valdarno, Piazza Cavour 1

Giovedi 12 gennaio 2012 ore 17.00
in collaborazione con la Biblioteca Comunale Masaccio

Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere
conferenza a cura del Prof. Stefano Bartolini
Docente di Economia politica e sociale Università degli studi di Siena

Con la conferenza del Prof. Stefano Bartolini continuano, a San Giovanni Valdarno, le attività promosse nell’ambito dell’iniziativa Contemporary_City. Una rassegna itinerante, progettata come una ricerca in progress, e definita come un laboratorio, uno spazio performativo nella Città, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. Essenzialmente una zona temporaneamente autonoma.

Una rassegna che pone l’attenzione sulla nuova generazione artistica che ha bruscamente cambiato direzione di marcia e spostato la propria attenzione dai valori cromatici e narrativi – e dalle abilità tecnico-realizzative legate alla produzione dell’oggetto artistico – agli aspetti concettuali, contestuali e, appunto, relazionali (usando la felice espressione di Bourriaud), diventati elementi generativi delle opere di questi anni.

Se l’arte contemporanea viene messa in un museo ( dove ci si aspetta che sia), che senso ha?
L’arte non dovrebbero occuparsi di riempire spazi, ma di necessità e urgenze.
Nomadi del mondo dell’arte che creano corrispondenza tra arte, cinema, teatro, architettura, web e problematiche sociali su scala globale. Tutto questo produce comunità, unisce e interseca intelligenze, ogni azione si sdoppia creando riferimenti a spirale con altre generazioni, domini di intelligenza, bellezza, professionalità, sensibilità e prossimità.

La conferenza di Stefano Bartolini si presenta infatti come un’analisi delle opportunità offerte dalla ‘scienza della felicità’, recentemente sviluppatasi in molte scienze sociali, di valutare l’impatto sul benessere delle varie politiche economiche e sociali. Le ricerche mostrano che la crescita economica ha un debole impatto sul benessere e che altri fattori, in particolare la qualità della esperienza relazionale degli individui, hanno maggiore importanza. In particolare hanno grande importanza le relazioni intime, le relazioni inter-generazionali, quelle sociali, culturali e di lavoro.

Viviamo in paesi ricchi, ci siamo affrancati dalla povertà di massa e abbiamo accesso ai beni di consumo, all’istruzione, alla sanità, a una vita più lunga e sana. Eppure ognuno di noi avverte nell’aria il serpeggiare di un’insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente e ostinata litania che passa di bocca in bocca: la mancanza di tempo. Viviamo di corsa in mezzo a individui frettolosi. E a mancare è prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull’altare del benessere materiale, che conosce due soli imperativi: lavoro e consumo.

Siamo più ricchi di beni e sempre più poveri di relazioni. Ecco perché siamo sempre più infelici. È questo il quadro desolante confermato dagli studi di varie scienze sociali sulla «felicità» nei paesi a più alto grado di sviluppo, che in questa occasione ci viene presentato da Stefano Bartolini. Parte da queste considerazioni l’analisi e la proposta di un economista che da anni studia il tema della felicità nelle società avanzate.

Perché i paesi ricchi non sono riusciti e non riescono a coniugare sviluppo economico e benessere? Ad attenderci in questa occasione è dunque un viaggio attraverso le cause e le soluzioni dell’insoddisfazione contemporanea.

Il cuore del problema è che lo sviluppo economico si è accompagnato a un progressivo impoverimento delle nostre relazioni affettive e sociali. Questo tipo di sviluppo non solo non produce benessere ma crea anche enormi rischi per la stabilità economica, come la crisi attuale dimostra.

Essa infatti è il prodotto di un’organizzazione sociale che genera la desertificazione delle relazioni umane. Ecco dunque perché il nostro sistema economico e molti aspetti della nostra esperienza sia individuale che collettiva – la famiglia, il lavoro, i media, la vita urbana, la scuola, la sanità – hanno bisogno di un profondo cambiamento culturale e organizzativo. Governi e amministrazioni locali, partiti e movimenti politici, imprenditori, manager, genitori, docenti, medici, e noi tutti abbiamo la possibilità e la necessità di riprogettare il nostro mondo: coniugare prosperità economica e felicità è necessario e possibile. Cambiare la scuola. Cambiare le città. Cambiare lo spazio urbano. Ridurre il traffico. Ridurre la pubblicità. Sono alcune delle proposte concrete che compongono un vero e proprio manifesto per la felicità.

L'autore
Stefano Bartolini insegna Economia politica ed Economia sociale presso la Facoltà di Economia «Richard M. Goodwin» dell’Università di Siena. Ha pubblicato numerosi saggi sulle più prestigiose riviste internazionali.

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Incontro sulle politiche di transizione e di autonomia rivolte ai giovani.
Palazzo d’Arnolfo – San Giovanni Valdarno 16.12. 2011.


Il Comune di San Giovanni Valdarno, in collaborazione con la Provincia di Arezzo, la Fondazione Sistema Toscana e con la partecipazione dell’Ufficio giovani sì della Regione Toscana, organizza per il prossimo 16 dicembre 2011, una giornata informativa e di riflessione dal titolo: Presente/Futuro_Valdarno#generazioni2.0, dedicata alla creatività e alle politiche di transizione e di autonomia rivolte ai giovani, con un focus speciale sul progetto regionale “GiovaniSì”, che prevede nuove linee di intervento che sistematizzano le politiche regionali con le esperienze e le attività promosse a livello locale e Provinciale. La giornata sarà strutturata sul format degli eventi “ToscanaLab”, sui temi di “Internet Better life”, sui giovani e il lavoro ai tempi del web 2.0 e sulla creatività giovanile. Saranno trattati argomenti diversi e complementari, come ad esempio i giovani nella comunicazione web e l’ innovazione tecnologica e comunicativa e presentate delle eccellenze locali legate al mondo di internet e alla comunicazione web. Nel pomeriggio uno spazio dedicato ai giovani del Valdarno, alle loro idee, alla loro voglia di fare, con delle Ignite che presenteranno progetti nuovi e altri già avviati sul territorio. Il Comune di San Giovanni Valdarno intende così’ creare un'occasione di informazione e di approfondimento su questi temi nel Valdarno, coinvolgendo i Comuni della vallata, le scuole, il terzo settore, le associazioni di categoria i sindacati e le associazioni giovanili.

Presente/Futuro
#generazioni2.0 @valdarno

16 Dicembre 2011 – San Giovanni Valdarno Palazzo d'Arnolfo, Piazza Cavour 1

Ore 09.30 – 13.00
- saluto del Sindaco di San Giovanni Maurizio Viligiardi e dell'Assessore alle Politiche Giovanili della Provincia di Arezzo Francesco Ruscelli
- introduzione, dell'Assessore alle politiche Giovanili del Comune di San Giovanni Valdarno Laura Camiciottoli
- intervento dell’ Assessore Provinciale alla formazione, al lavoro e alle pari opportunità della Provincia di Arezzo Carla Borghesi: Progetti e azioni sul territorio
- Coffe break
- Internet Better Life
Mirko Lalli (responsabile Comunicazione e Marketing della FST)
- La Toscana per i giovani: a partire dal progetto Giovanisì? L’autonomia dei giovani come motore di crescita e innovazione.
Carlo Andorlini, responsabile ufficio regionale “Giovanìsì”
- Buffet

Ore 14.30 - 18.30
#generazioni2.0@Valdarno
Powered by ToscanaLab

- Urban Experience - Carlo Infante
- I giovani e il lavoro ai tempi del web2.0 - Erica Donalato
- Geek mom - Chiara Ferretti
- Grow The Planet: un social network per far crescere il proprio orto 2.0
Leonardo Piras e Gianni Gaggiani
- Social Media for events - Costanza Giovannini
- Digital Press Design. Il ruolo del designer nel futuro dell'editoria
Francesco Terzini
- Speak _partecipazione, spazi e kreatività
Paolo Martinino (Progetto Giovani Valdarno)
- Storie, Storytelling e contenuti digitali - Camilla Silei
- la Toscana che suona
presentazione del progetto a cura della Fondazione Arezzo Wave

inserti musica live DVNO unplugged

Ignite
interamente dedicate alla creatività giovanile, alle loro idee, alla loro voglia di fare e alle eccellenze locali nella comunicazione web e alle iniziative legate al mondo di Internet: Hydra - The series, web serie girata e prodotta in Valdarno - Valdarno Post, Generacomunicazioni.tv, NEXT_Progetto Futuro

social media team

La comunicazione dell’iniziativa prevede l'attività online di un Socia Media Team, che avrà il compito di presentare la giornata sui Social Media e su Toscanalab, generacomunicazioni.tv e su alcuni blog socialfriends.
Il team sarà composto da una serie di giovani blogger e social media reporter, fotografi e video maker che trasferiranno in tempo reale le informazioni in rete e riporteranno nel dibattito impressioni e contributi sulla giornata che saranno pubbicati sui social media. Facebook, Twitter per veicolare contenuti durante lo svolgimento dell'iniziativa con hashtags, fanpages etc.., Flickrs per i content fotografici, Youtube per i video.

Info:
Comune di San Giovanni Valdarno
Assessorato alle Politiche Giovanili
Tel. 055 9126283
www.casamasaccio.it
www.generacomunicazioni.tv

Stazione_Ceramica
Utopia Station

temporary art center

16- 25 dicembre 2011
Inaugurazione venerdi 16 dicembre ore 18.30

San Giovanni Valdarno
Via Mannozzi (ex-ceramica/ex-opera)


the future is now [ the future is it]

Francescaes, Manuela Mancioppi, Giacomo Casprini, Janet Mullarney, Lucia Baldini, Silvia Baglioni, Sergio Traquandi

a cura di casa masaccio arte contemporanea


L'odore del legno bruciato

Postcards from Beirut / Gea Brown, Michelangelo Consani, Leone Contini, Fausto Falchi, Iacopo Seri

a cura di Vincenzo Estremo e Cristiano Magi - in collaborazione con casa masaccio arte contemporanea

FILE ALLEGATI: MANIFESTO EVENTO ›



Eventi

ore 21.00
Hydra - The series

la web serie girata e prodotta in Valdarno
presentazione del progetto e dei giovani ideatori e creatori della serie.

ore 22.00
Tom Violence

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
Ex-ceramica, Via Mannozzi
16- 25 dicembre 2011 - Inagurazione venerdi 16 dicembre ore 18.30


La riconversione degli edifici fa parte della storia della nostra architettura, è un patrimonio del nostro modo di costruire. Riconvertire significa costruire, ed è ancora più interessante quando – come spesso accade – l’edificio riconvertito, viene adibito ad altre funzioni, come in questo caso, un’ ex-ceramica recuperata negli anni ottanta, ormai in stato di abbandono, prende nuova vita sotto forma di centro di aggregazione e come Temporary Art Center, sorta di vero e proprio centro d’arte e di relazione. Questo progetto che opera una riconversione, se pur temporanea, si trova a dover – in qualche modo- ricostruire un luogo, proprio come gli artisti che sono chiamati a ricordarci l’esistenza di questi luoghi o a dare forma alle proprie idee.

UTOPIA STATION

Stazione Utopia è un luogo di passaggio che produrrà, in tempo reale, un’attività ben più complessa di una semplice mostra. La sua struttura concettuale si presenta flessibile, ma la struttura progettata appositamente in questa occasione sarà anche materiale. Sorgerà sotto forma di una serie di contributi da parte di artisti e curatori di diverse generazioni, che daranno vita ad un progetto flessibile, che non si presenterà come un’opera finita ma come un progetto in divenire..
La Stazione diventerà un luogo di sosta, in cui fermarsi, riflettere, ascoltare e vedere, riposare, parlare e fare scambi, completata dalla presenza di persone e da un programma di eventi. Performance, concerti, video e film, contribuiscono a definire la Stazione, tanto quanto i suoi soggetti solidi. Nella Stazione, in questo periodo, verranno continuamente aggiunti oggetti di ogni genere; la gente lascerà delle cose e ne porterà via altre, ritornerà o non verrà mai più, ci saranno sempre persone che vorranno lasciare troppo e altre che non sapranno cosa lasciare o cosa dire. Queste sono le sfide per una Stazione Utopia allestita nel cuore di una città, dagli effetti imprevedibili, in cui qualcosa che manca si trasforma in qualcosa che eccede e il dubbio prodotto tra questi due qualcosa sarà tanto significativo quanto qualsiasi idea di utopia. Queste tensioni saranno le benvenute, come se si trattasse di ospiti.
La Stazione incorporerà materiali estetici, questioni estetiche, in un’altra economia che non considera l’arte come una cosa inevitabilmente dissociata, è qualcosa di più di un idea, per ricordarsi dell’esistenza di un’inevitabile relazione tra le arti e il resto delle attività sociali.
Per ora ci incontriamo e lasciamo circolare molte idee sull’utopia e su come sia necessario che essa ci sia, come un’elevazione, un’ulteriore crescita dell’anima.

Un luogo in cui l’immaginazione possa espandersi, un luogo di finzione come produttrice di realtà, qualcosa che proviene dall’esperienza stessa, conoscenza e azione riunite insieme in modo da diventare indistinguibili, l’insurrezione che si svuota nella costituzione. Usiamo l’utopia come catalizzatore, un concetto utilissimo come carburante, lasciando ad altri la definizione di utopia. Ci incontriamo per unire i nostri sforzi, motivati dal bisogno di cambiare il paesaggio internamente ed esternamente, dal bisogno di pensare, di integrare il lavoro di quegli artisti, intellettuali e operai che siamo noi in un modello di comunità più ampia, un altro tipo di economia, una conversazione allargata, un altro modo di essere. Questo teatro delle relazioni si avvolge attorno a visioni di mondi diversi ciascuno dei quali rappresenta un’isola, ognuno dei quali però è una realtà concreta, piena di natura e di forza. Molte cose accadranno in quel luogo e ne provocheranno altre.

exhibitions

ore 18.30 opening

the future is now [ the future is it]
Francescaes, Manuela Mancioppi, Giacomo Casprini, Janet Mullarney, Lucia Baldini, Silvia Baglioni, Sergio Traquandi
a cura di casa masaccio arte contemporanea.

“Il futuro è ciò che costruiamo da ciò che ricordiamo del passato - Il presente è il tempo della rivelazione istantanea". Sezione a inviti dedicata ad alcuni artisti, che attraverso una serie di mezzi e tecniche espressive, come video, foto, installazioni luminose, creeranno uno stile visivo poetico che offre una lettura complessa della realtà contemporanea.
Una piattaforma di lancio per i nuovi talenti dell’ultima generazione artistica e un occasione per il pubblico e la critica di scoprire le nuove tendenze che caratterizzano la scena artista contemporanea del territorio.

L'odore del legno bruciato
Postcards from Beirut/Gea Brown, Michelangelo Consani, Leone Contini, Fausto Falchi, Iacopo Seri
a cura di Vincenzo Estremo e Cristiano Magi

La dismissione delle attività produttive riduce i valori economici e sociali di un territorio, drenando energie e vanificando le risorse presenti. L’odore del legno bruciato è un evento che occupa temporaneamente uno spazio e - attraverso la riflessione di alcuni artisti - invita a ripensare il futuro, partendo proprio dall'oggetto di quelle dimissioni. Gli spazi lasciati vuoti rivivono grazie a una riconversione temporanea. Entrare fisicamente all'interno di uno spazio significa prendere coscienza di uno stato di abbandono, misurarlo con i propri passi, farne risuonare le pareti. Una fisicità che amplifica l'attenzione sulla condizione attuale, senza far sì che questa scompaia all'interno dell'universo retorico sulla crisi. L'arte collima con la politica, si rivolge ai problemi della cittadinanza, contribuisce a rafforzare l'infrastruttura intellettuale, pur rimanendo legata a linguaggi universali. Un evento temporaneo, un' affresco vivido di un paesaggio in continuo smottamento e l'individuazione di una necessità: costruire un'alternativa concreta.

Orari mostre: feriali 15.00–19.00 – festivi 10.00-12.00/15.00-19.00

FILE ALLEGATI: MANIFESTO EVENTO ›


ore 21.00 events

Hydra - The series
la web serie girata e prodotta in Valdarno. Presentazione del progetto e dei giovani ideatori e creatori della serie.
ore 22.00
Tomviolence

Il cinema del reale
Ex-ceramica, Via Mannozzi
16- 25 dicembre 2011

a cura dell’associazione culturale macma

Fuorimoda medio metraggio 50” ca
Il documentario racconta l’evoluzione del lavoro a Montevarchi a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri.
Sguardi su Montevarchi – [appunti visivi e backstage] cortometraggio 15” ca.
Il tema è il centro storico di Montevarchi affrontato da punti di vista diversi e insoliti, e della realtà quotidiana che lo circonda.

Orario: feriali 15.00–19.00 – festivi 10.00-12.00/15.00-19.00

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
talk open studios exibitions walk show

Una rassegna che guarda alla città come a una laboratorio. Una mostra che nasconde un ‘altra mostra, così come una città nasconde sempre un’altra città. Una città in movimento, dove le condizioni urbane, sociali ed economiche cambiano con estrema rapidità, un territorio che può darci radici ma, allo stesso tempo, differenziarsi in relazione agli altri, ospitare ed essere ospitata contemporaneamente. Città in movimento, sempre mobili, sempre in pericolo, tuttavia capaci di prendersi cura di se stesse. Un’analisi critica della città come luogo del conflitto. La rassegna vuole rendere visibile tutto ciò, creando una piattaforma fuori dal contesto museale.

Contemporary city è una ricerca in progress, progettata come rassegna itinerante e definita come un laboratorio. Ogni sede è completamente diversa e la rassegna è vista come una possibilità per adattarsi alle circostanze locali. Una rassegna intesa come spazio performativo nella Città, essenzialmente presentata come una zona autonoma temporanea, piuttosto difficile da allestire, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. In generale la rassegna si arricchirà grazie alle coincidenze, e sarà concepita come una rete, basata sul tempo, in luoghi limitati e zone mobili o sconfinate, una sequenza temporale che non si muove esclusivamente all’interno di un museo ma è dislocata in tutta la città e nel territorio circostante.

La dipendenza dal cambiamento, per la città contemporanea, è particolarmente importante, il tempo è l’elemento chiave, il tempo è la chiave, non solo nella elaborazione e presentazione delle idee, ma grazie al consumo reale di idee e immagini nel tempo, ne consegue che il valore reale del fare è una sorta di immediatezza, una consapevolezza del tempo che non è il corri e fuggi.

Una città che non cambia e non si riproduce è una città morta.

Una rassegna basata su attività, cambiamenti e connettività, che si caratterizza come un progetto di ricombinazione, che introduce al remix e al mash-up, favorisce un’arte della postproduzione, e si prefigge la creazione di spazi, nell’ ipotesi che si possa allargare il dominio della coscienza o dell'esperienza rispetto a spazi fisici e psichici che non sono stati ancora esplorati o considerati praticabili.

Non solo spazi che rivendicano la permanenza, ma per la maggior parte spazi non-permanenti. Opere collocate in contesti di vita reale, dove la separazione tra arte e vita in questa occasione è momentaneamente sospesa, nel tentativo di scardinare la divisione tra luoghi importanti e non-importanti : d’un tratto la periferia diventa centro.

L’idea che la rassegna non riguardi la città come rappresentazione, ma come spazio performativo, ci riporta alla nozione di caos, ma anche a quella di permanenza e instabilità.

talk

Palazzo d’Arnolfo
Piazza Cavour, 1
02 dicembre 2011 ore 17.00
Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale
Conferenza a cura della Prof.ssa Federica Codignola
Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali
Università degli studi di Milano - Bicocca

Palazzo d’Arnolfo
Piazza Cavour, 1
12 gennaio 2012 ore 17.00
in collaborazione con la Biblioteca Comunale Masaccio
Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere
Conferenza a cura del Prof. Stefano Bartolini
Docente di Economia politica e sociale
Università degli studi di Siena

Open studios
Come lavora un artista?
Quanto lo studio ci racconta le pratiche di lavoro dell'artista, e viceversa quanto l'artista può dire e comunicare all'interno del suo studio? Una possibilità di scoprire i luoghi dell’arte contemporanea attraverso le visite agli studi di alcuni artisti che vivono e operano nel Valdarno. Luoghi di lavoro privati e altrimenti inaccessibili si prestano ad accogliere quanti vogliano avvicinarsi al mondo dell'arte contemporanea, attraverso la conoscenza diretta dei suoi protagonisti, scelti tra diverse generazioni di artisti.

Sergio Traquandi
Visita allo studio e conversazione con l’artista
Villa Barberino
a cura di Andrea Rauch
Meleto - Cavriglia (Ar)
domenica 18 dicembre 2011 ore 15.00

Wolfgang Kliege
Helios_Elias, 2011

Visita guidata all’opera e conversazione con l’artista
Villa Barberino - Salone dell'allocco
Meleto – Cavriglia (Ar)
domenica 18 dicembre 2011 ore 16.00

Janet Mullarney
Visita allo studio e conversazione con l’artista a irish coffee break to enjoy an intimate dimension the work of irish contemporary artist
Via Poggi, 40 - Castelfranco di Sopra (Ar)
Sabato 7 gennaio 2012 ore 15

Lucia Baldini
Visita allo studio e conversazione con l’artista
Corso Italia, 74 - San Giovanni Valdarno
Domenica 22 gennaio 2012 ore 17.00

prenotazioni: Pro Loco tel. 055 943748
(da lunedi a venerdi ore 9.30 - 12.30 / 15.30 18.30)

Exibitions

ZIG-ZAG
Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città

San Giovanni Valdarno
17 dicembre 2011 – 22 gennaio 2012

Inaugurazione sabato 17 dicembre ore 17.30 – Casa Masaccio

Casa Masaccio / Casa Giovanni Mannozzi/ Palazzo D’Arnolfo

Domestica / Caffe' Fiorenza / Bar Martini / MF Hair / Reporter Viaggi / Follie / Orolo' / Pasticceria Semplici Alessandro / Calzature Maurizio / Shopping Time / Massi Calzature

Villa Barberino, Sala dell’Allocco ( Meleto–Cavriglia)


Fernando Farulli, Remo Gardeschi, Alfredo Cappellini, Enzo Faraoni, Piero Guccione, Piero Plescan, Livio Della Ragione, Giangiacomo Spadari, Aldo Turchiaro, Antonio Armidelli, Carlo Posfortunati, Walter Fusi, Piero Leddi, Sirio Midollini, Alberto Cavallari, Sergio Scatizzi, Renato Guttuso, Leonardo Papasogli, Antonio Bueno, Venturino Venturi, Riccardo Guarnieri, Francesco Guerrieri, Rinaldo Frank Burattin, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Alberto Moretti, Carlo Cioni, Roberto Barni, Marco Fidolini, Jules Maidoff, Emilio Carvelli, Mario Callossi, Renato Bittoni, Nicola Pagallo, Giuliano Azzoni, Aziz Fuad, Gregg Wayatt, Paddy Campbell, Mauro Capitani, Bruni Sandra, Luca Alinari, Lou Tissen, Renzo Gerbino, Pasquale Prencipe, Alberto Garutti, Mario Airò, Massimo Bartolini, Marcello Maloberti, John Murphy, Avis Newman, Lucia Baldini, Nada Cingolani, Mauro Staccioli, Sergio Traquandi, Janet Mullarney, Walter Malandrini, Luca Brandi, Furio Castellucci, Marco Bolognesi, Gian Marco Montesano, Manuela Mancioppi, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Francescaes, Carolina Saquel, Marinella Senatore, Robert Pettena, Paolo Meoni, Rendel Simonti, Wolfgang Kliege.

a cura di casa masaccio arte contemporanea

La storia di questa collezione si profila come un’attenzione che ruota fin dall’inizio intorno ad una speciale, precoce sensibilità ai fatti dell’arte, manifestata dalla città e che già nel corso degli anni Sessanta accreditava San Giovanni Valdarno come centro di iniziativa artistica pienamente calato nel contemporaneo, di cui rifletteva con dovizia fermenti , contraddizioni, utopie. In tale quadro si inscrive, del resto, la breve ma intensa storia del “Premio Masaccio” bruscamente interrotta alla sua sesta edizione – e forse non casualmente- del 1968: un concorso estemporaneo che diventa un crocevia di personalità ed esperienze che di lì a poco avrebbero indelebilmente marcato tutta l’arte a venire. Basta ricordare solo alcuni nomi - Paolini, Anselmo, Boetti, Kounellis, Zorio, Nespolo, Moretti, Nigro, Farulli, Nannucci, Guarneri, Scatizzi per rendersi conto come i “Premi Masaccio” abbiano saputo documentare i sommovimenti di una tra le stagioni più fervide dell’arte italiana del dopoguerra. In anni più vicini a noi, l’attenzione verso le arti visive e la contemporaneità ha maturato nuove determinazioni che hanno condotto gradualmente Casa Masaccio ad attestarsi come spazio espositivo di alto profilo, capace di inserirsi a pieno titolo nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Queste sommariamente le tappe di quel percorso istituzionale e culturale che hanno presieduto alla formazione della Collezione comunale d’arte moderna e contemporanea. Le opere presenti in collezione, infatti, appartengono in parte, alle acquisizioni degli assegnatari dei “ Premi Masaccio” dal 1963 al 1968 e in parte da donazioni, a testimonianza dell’attività svolta in Casa Masaccio dagli anni ‘80 ad oggi, di un nutrito gruppo di opere donate dai vari artisti che hanno esposto in Casa Masaccio.

In questa occasione sarà presentata un’ampia selezione delle opere dagli anni ’60 ad oggi che saranno esposte in alcuni palazzi storici, Casa Masaccio, Casa Giovanni Mannozzi, palazzo d’Arnolfo e in alcuni spazi commerciali nel tessuto urbano della città, in una mostra dal titolo “ZIG-ZAG”. Opere della collezione comunale d’arte contemporanea nel cuore della città. Un titolo preso a prestito da una delle opere presenti in collezione di Alighiero Boetti, un omaggio ad uno dei protagonisti dell’arte povera, movimento che viene celebrato quest’ anno con una rassegna antologica curata da Germano Celant, “Arte Povera 2011”, presentata in diverse città ed istituzioni italiane.

La linea guida sarà quella della divisione in sezioni dell’esposizione della collezione, un primo nucleo legato al Premio Masaccio, essenzialmente pittorico, le cui tematiche sono collegate alla vocazione mineraria, all'industria ed al paesaggio saranno esposte in Casa Giovanni da San Giovanni insieme ad alcune recenti sculture donate alla collezione, da Gregg Wayatt, Paddy Campbell e Sergio Traquandi e al progetto definitivo d’ installazione permanente delle “ruote” di Mauro Staccioli. Sempre in Casa Giovanni da San Giovanni saranno esposte le opere provenienti principalmente dall’attività di Casa Masaccio tra gli anni ottanta e novanta.

Un secondo gruppo di opere della collezione, sarà visibile in Casa Masaccio, e comprenderà alcune opere storiche della collezione, dedicate all'arte povera (Alighiero Boetti e Giovanni Anselmo) e all’arte concettuale. Sempre negli spazi della galleria saranno ospitate le recenti acquisizioni, tra cui opere di Giovanni Ozzola, Janet Mullarney, Antonio Rovaldi, Maitree Siriboon, Marco Bolognesi, Robert Pettena, Gian Marco Montesano, Francescaes e un significativo gruppo di lavori, site-specific, di Alberto Garutti, Mario Airò e Massimo Bartolini. Al piano terra di Casa Masaccio una mini personale di Venturino Venturi che presenterà un piccolo nucleo di opere dell’artista presenti in collezione.

Un terzo nucleo, essenzialmente opere video che sono state acquisite recentemente in collezione , saranno visibili negli spazi di Palazzo d’Arnolfo, tra cui opere di Carolina Saquel, Paolo Meoni, Marinella Senatore, Mitsunori Kimura. Sempre nel Palazzo saranno presentati alcuni documenti video realizzati in occasione di alcuni cantieri d’arte promossi da Casa Masaccio negli ultimi anni: Le isole del tesoro, La Città (in)Visibile. Vivere insieme nella città diffusa del Valdarno, Cantiere video-arte. Narrazione e convenienze del video, The Perspective of a Blind Eye / La prospettiva di un occhio cieco.

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ORARI MOSTRA:

Casa Masaccio 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

Domestica / Caffè Fiorenza / Bar Martini / MF Hair / Reporter Viaggi / Follie / Orolo' / Pasticceria Semplici Alessandro / Calzature Maurizio / Shopping Time / Massi Calzature
feriali e aperture festive 17- 19

Villa Barberino, Sala dell’Allocco (Meleto–Cavriglia)
sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00
da martedi al venerdi – dalle ore 10.00 alle 18.00 su prenotazione
tel. 055 961321 mobile 339 7586013

INGRESSO: gratuito


casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale conferenza a cura di Federica Codignola, Università degli Studi di Milano – Bicocca

Con la conferenza della Prof.ssa Federica Codignola prende avvio a San Giovanni Valdarno dal 2 dicembre 2011 al 22 gennaio 201, Contemporary_City, una ricerca in progress, progettata come rassegna itinerante e definita come un laboratorio. Uno spazio performativo nella Città, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. Essenzialmente una zona temporaneamente autonoma.

L’intervento di Federica Codignola analizzerà quali possano essere i benefici in termini di “valore” quando si parla di arte contemporanea. Nella prima parte del suo discorso si osserveranno gli influssi della cultura e dell’arte contemporanea verso l’esterno, e cioè verso i soggetti beneficiari quali ad esempio un territorio, un pubblico locale o un’organizzazione. Nella seconda parte, invece, si approfondiranno gli influssi dell’ambiente esterno, in particolare quello della globalizzazione, sull’arte contemporanea.

Sarà un’occasione utile per sviluppare una riflessione sulla cultura come processo di creazione di valore economico e di sviluppo della città e del territorio. Una nuova economia basata sulla conoscenza, che trasformerà radicalmente il contesto dello sviluppo urbano, ridefinendo le priorità e gli obiettivi dell’intervento pubblico in seno alla città.

In ultima analisi si rifletterà sulla tendenza, oramai globale, di utilizzare l’arte contemporanea, come strumento di rinnovamento delle città.

Bio:
Federica Codignola è docente di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Comunicazione. Si interessa di cultura e arte in relazione alle dinamiche della globalizzazione, argomento di diverse sue pubblicazioni. All'esperienza accademica ha unito attività nel campo delle arti visive come curatrice e consulente.

casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it

Se Borges ha potuto equiparare l’universo ad una biblioteca (di Babele) non è forse illecito pensare al tempo come ad un libro (infinito), qualcosa che è possibile leggere, interpretare, sfogliare con modalità sempre diverse...E’ a partire da questa azzardata ipotesi, che l’espressione idiomatica sfogliare il tempo ha finito per guadagnare il ruolo di sottotitolo dell’odierna edizione de L’evento immobile, una rassegna promossa da Casa Masaccio con la partnership del Museo Man di Nuoro, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.

La manifestazione, giunta alla sua V° edizione, si è incentrata quest’anno su un percorso plurale e intermittente, all’insegna della delocazione, articolandosi in vari eventi che, a partire dal mese di maggio si sono susseguiti in Toscana ed in Sardegna.

L’evento Immobile. Sfogliare il tempo si concluderà con l inaugurazione di una mostra dall’omonimo titolo che si terrà a San Giovanni Valdarno il 17 Settembre 2011 una mostra che, quest’anno -in una sorta di ritorno alle origini- ruota esclusivamente  su opere cinematografiche e video e che spaziando da film mitici e seminali La jetée di Chris Marker e Nostalgia di Hollis Frampton, giunge, attraverso lavori storici di Ken Jacobs e Malcolm Le Grice, sino ai nostri giorni con opere di Jutta Strohmaier, Arnold von Wedemeyer, Ane Mette Hol, Alejandro Moncada, George Drivas, Katja Pratschke & Gustáv Hámos, Alexandra Navratil, Rob Carter, Margot Quan Knight, Paolo Meoni. Alexandros Papathanasiou, Katherine Segura Harvey, Kathrin Sonntag, Emanuele Becheri.

L’evento immobile. Sfogliare il tempo si propone di analizzare, attraverso la presentazione di opere video e cinematografiche, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e, parallelamente, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo. La manifestazione cerca così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo, una temporalità in stato d’arresto, in stallo, tale da non poter essere derubricata a semplice movimento o a semplice stasi.

Il 17 settembre  la rassegna si conclude a San Giovanni Valdarno, dove a Casa Masaccio, alla Pieve di San Giovanni Battista e a Palazzo d’Arnolfo saranno presentate opere di Chris Marker (    ), Ane Mette Hol (N), Alexandra Navratil (CH), George Drivas (GR), Alexandros Papathanasiou (GR), Margot Quan Knight (USA), Jutta Strohmaier (A), Arnold von Wedemeyer (D), Katharine Segura Harvey(UK), Rob Carter (UK), Kathrin Sonntag (D). Katja Pratschke (D) e Guzstáv Hámos (H).

Calendario della giornata inaugurale:

Palazzo d’ Arnolfo
ore 17.00: proiezione de La Jetée di Chris Marker
ore 17,30: lo storico del cinema Rinaldo Censi e Sergio Vitale docente di Psicologia Generale all’Università di Firenze terranno una conferenza sul tema della mostra

Casa masaccio ore 18.30 inaugurazione della mostra

Pieve di San Giovanni alle ore 18,30; 19.00: 19.30: 21,00, 21,30
Proiezione di Rien ne va plus di Katja Pratschke e Guzstáv Hámos.*

Casa Masaccio:
opere di Alexandra Navratil, George Drivas, Alexandros Papathanasiou, Margot Quan Knight, Jutta Strohmaier, Arnold von Wedemeyer, Rob Carter, Kathrin Sonntag. Katja Pratschke e Guzstáv Hámos.

Palazzo d’Arnolfo:
opere di Ane Mette Hol, Emanuele Becheri, Paolo Meoni,  Katharine Segura Harvey, George Drivas. Katja Pratschke e Guzstáv Hámos. **

*   La proiezione alla Pieve di San Giovanni si terrà il solo giorno dell’inaugurazione
**  Le opere proposte in Palazzo d’Arnolfo saranno visibili nell’orario di apertura della mostra unicamente nel periodo 17.09.2011- 24.09.2011

L’evento immobile Sfogliare il tempo ha avuto inizio a Prato il 5 maggio, con due eventi in contemporanea:
nello Spazio K, sede del collettivo teatrale Kinkaleri, è stata presentata Time out of Joint, una videoinstallazione di Emanuele Becheri (IT), mentre presso la galleria Gentili, sono stati proposti  Breathless, di Katharine Segura Harvey (UK), Circa di Alejandro Moncada (MEX) e Rewind e Unbend di Paolo Meoni (IT).
la rassegna è proseguita a Firenze con due distinti appuntamenti:
Il 13 Maggio a Villa Romana, lo storico del cinema Rinaldo Censi ha tenuto una lecture sulla temporalità nel cinema sperimentale a partire da film di Ken Jacobs, Malcolm Le Grice e Hollis Frampton.
Il 17 giugno a EX3, è stata la volta del mediometraggio del filmmaker greco George Drivas: Empirical Data, già proposto in numerosi festival e rassegne internazionali ma inedito in Italia.
La penultima tappa di Sfogliare il Tempo si è tenuta in Sardegna, nella prima settimana di luglio, all’interno del festival letterario L’isola delle storie di Gavoi. Il festival, promotore nel 2007, in collaborazione con il museo Man, della prima edizione de L’evento immobile, ha dedicato una sezione di approfondimento all’opera video dell’artista statunitense Margot Quan Knight.

ORARI MOSTRA:

Casa Masaccio 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso
** Palazzo d’Arnolfo 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


casa masaccio / centro per l’arte contemporanea
52027 San Giovanni Valdarno
Corso Italia, 83
Tel. 055 9126283
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THE PERSPECTIVE OF A BLIND EYE / LA PROSPETTIVA DI UN OCCHIO CIECO
a cura di Markéta Stará


Participating artists/Artisti partecipanti: Tomáš Džadon (SK), Petra Herotová (CZ), Eva Jiricka (CZ)
Curator/Curatore: Markéta Stará

Testo critico a cura di Markéta Stará

THE PERSPECTIVE OF A BLIND EYE

“The specific pre-appearance which art shows is like a laboratory where events, figures and characters are driven to their typical, characteristic end; this essential vision of characters and situations, inscribed in every work of art, presupposes possibility beyond already existing reality.”
(Ernst Bloch)

The point of departure for the exhibition is the collective endeavour to understand the local through the prism of the “other”. The Perspective of a Blind Eye, an exhibition project resulting from a one month residency of two Czech and one Slovak artist at Casa Masaccio, aims to comprehend and analyze the indigenous in order to scrutinize and elaborate on subjects connected to local modes, mechanisms and dynamics of contemporary life in the area.
Although the exhibition presents a different perspective up on local phenomena, it escapes the implementation of a definite and reductive understanding of local reality. Works introduced in the show should thus be perceived as a series of subjective impressions and personal points of view. Even though respective artists have conducted their own research and employed strategies characteristic for their artistic practice, the exhibition as whole should be understood as a collective project, where particular approaches meet and construct a “fragmented” view up on local reality.
Among other, works in the exhibition reflect up on subjects of urbanism, social modes of behaviour, inter-communal relations and various seemingly marginal specifics, characteristic for the area. While the process of mirroring the local plays a vital part in introduced works, the continuous awareness of the prospect of misinterpretation, paired with the sense of the “other” operating within the local, further stimulates the dialogue with the local public, initiated in the process of exploiting the project. This dialogical relationship with the audience aims to revise the position of the spectator; from passive observer to active mover. Only through this process of empowering the (local) public, can the perspective of the “other” embody a sense of value and “create possibility beyond already existing reality”.


LA PROSPETTIVA DI UN OCCHIO CIECO

"La specifica pre-apparenza che l'arte mostra è come un laboratorio in cui eventi, figure e personaggi sono guidati al loro tipico, caratteristico fine; questa visione essenziale di personaggi e situazioni, inscritta in ogni opera d'arte, presuppone altre possibilità oltre la realtà già esistente."
(Ernest Block)

Il punto di partenza per la mostra è il tentativo collettivo di comprendere il locale attraverso il prisma dell'"altro". La prospettiva di un occhio cieco, un progetto espositivo frutto della residenza di un mese a Casa Masaccio di due artiste ceche e di uno slovacco, mira a comprendere e analizzare gli abitanti del luogo al fine di verificare e approfondire temi legati alle abitudini locali, ai meccanismi e alle dinamiche della vita contemporanea della zona. Anche se la mostra presenta una prospettiva differente sui fenomeni locali, essa rifugge l'implementazione di una conoscenza precisa e riduttiva di tale realtà. Le opere presentate nella mostra dovrebbero perciò essere percepite come una serie di impressioni soggettive e di punti di vista personali. Anche se gli artisti di questi paesi hanno condotto la propria personale ricerca e utilizzato le strategie caratteristiche della loro pratica artistica, la mostra, nel suo complesso, dovrebbe essere intesa come un progetto collettivo, in cui approcci particolari si incontrano e costruiscono una visione "frammentata" della realtà locale. Tra i tanti temi toccati, le opere in mostra riflettono sull’urbanistica, sulle modalità di comportamento sociale, sui rapporti tra le comunità e su specificità apparentemente marginali, caratteristiche della zona. Mentre il processo di riflettere il locale gioca un ruolo vitale nelle opere presentate, la continua consapevolezza della possibilità di una errata interpretazione, insieme con il senso dell’"altro" che è tipico della dimensione locale, stimola ulteriormente il dialogo con il pubblico locale, avviato nel processo di valorizzazione del progetto. Questo rapporto dialogico con il pubblico si propone di rivedere la posizione dello spettatore, da osservatore passivo a protagonista attivo. Solo attraverso questo processo di potenziamento del (locale) pubblico, può far si che la prospettiva dell '"altro" incarni un senso di valore e "crei possibilità oltre la realtà già esistente".

WEB BLOG: http://casamasaccio.blogspot.com

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Il tema del progetto “spostamenti”, verte sull’esperienza contemporanea della dislocazione, sia nei suoi connotati psicologici e sociali di estraniazione e alienazione, sia nelle accezioni di spostamento fisico, ma anche come cambiamento in generale. Al centro, il ruolo dell’artista, perfetto dilettante, come “agente” dello “spostamento”, attore di movimenti e di passaggi di idee nelle comunità e la messa in discussione (o meglio in vibrazione) degli spazi, come confini all’interno dei quali si svilupperà il progetto. Confini spaziali, relazionali, psicologici, linguistici, tecnici. Lo “spostamento” determinato da quelle vibrazioni potrà essere centrifugo, e andare verso l’altro (la comunità, il foro) oppure centripeto, e andare verso il sé (il pensiero, l’immaginario). La compresenza reciprocamente trasparente dei due sguardi, quello che va fuori e quello che va dentro, è inevitabile nella ricerca artistica e nella determinazione di una poetica legata all’uso ed in rapporto agli spazi, fisici, mentali e di sistema. “Spostamenti”, oltre a porsi una serie di interrogativi: quali rapporti intrattiene l’arte con la società, la storia, la cultura? Da dove proviene la nostra ossessione per l’interattività? Dopo la società dei consumi e l’era della comunicazione l’arte contribuisce ancora alle emergenze di una società razionale? In che modo l’arte resiste all’omologazione imperante?, si caratterizza come un progetto di ricombinazione, che introduce al remix e al mash-up, favorisce un’arte della postproduzione, e si prefigge la creazione di spazi, nell’ ipotesi che si possa allargare il dominio della coscienza o dell’esperienza rispetto a spazi fisici, psichici o di sistema che non sono stati ancora esplorati o considerati praticabili.
Il progetto “spostamenti”, oltre a presentare pratiche artistiche e curatoriali ormai consolidate e modelli di dispositivi “utopici”, finalizzati alla valorizzazione dell’arte e della cultura contemporanea, alla creazione e al consolidamento della rete per le culture della contemporaneità, propone esperienze riconducibili all’arte pubblica, all’arte relazionale e all’arte sociale. Le realtà e i luoghi che saranno interessati dal progetto sono intesi come spazi aperti alla ricerca, alla sperimentazione e a nuove possibilità sistemiche e di rete. Le stimolazioni innescate dalla curiosità, dal dubbio, dal confronto continuo e dal dibattito critico sono gli strumenti che qui vengono proposti. Il progetto “spostamenti” nel suo complesso è inteso come l’insieme di molti strati, ognuno dei quali si sviluppa con velocità, momenti e luoghi diversi, sul territorio.

“L’arte potrebbe essere così concepita
come la disciplina
che ha al suo centro la pratica dello
spostamento
dello sguardo
nel luogo dell’altro”

(C. Pietroiusti)


GALLERIA FOTOGRAFICA: www.manuelamancioppi.com

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Dal progetto alla scultura: disegni, maquettes e fotografie dagli anni Settanta alla ricollocazione dei Tondi per San Giovanni Valdarno

A cura di Claudia Mennillo

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
San Giovanni Valdarno (Ar)
30 aprile – 29 maggio 2011
Inaugurazione sabato 30 aprile 2011, ore 18.00

Si apre al pubblico sabato 30 aprile, a San Giovanni Valdarno, la mostra documentaria “Mauro Staccioli. Ripensare l’urbano, dal progetto alla scultura”. Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea, l’esposizione, a cura di Claudia Mennillo, presenta disegni, maquettes e fotografie , delle opere di Staccioli, dagli anni Settanta e il progetto di ricollocazione, in un nuovo sito, delle “Ruote” realizzate dall’artista per San Giovanni Valdarno.
Una mostra che documenta l’attività artistica di Staccioli e ripropone i reportage dell’installazione, che fu realizzata in Corso Italia nel1996, (dalle fotografie di repertorio, alle interviste, agli articoli di giornale, al video “Giorni con Mauro” che fu girato nell’occasione). In questo modo i cittadini ma anche i visitatori e i turisti, potranno ‘entrare dentro’ l’opera, capire quali sono le modalità operative dell’artista e, soprattutto, capire come è nata la scultura per la città.
Staccioli elabora le sue forme in stretto dialogo con la società e lo spazio urbano, indirizzando il suo lavoro verso una “scultura-segno” che si pone in stretta correlazione con il luogo per il quale e nel quale è realizzata.
“L’arte oggi deve lavorare sull’ipotesi, deve interrogare ed interrogarsi, e in questo senso lo spazio pubblico, cittadino, in particolare la strada [...], sono il luogo più idoneo a sviluppare tale lavoro nella direzione di un coinvolgimento che superi il circolo ristretto degli specialisti.” Mauro Staccioli, 1982
Nel 1996 San Giovanni Valdarno ha visto invadere Corso Italia da cinque grandi Ruote in cemento armato dello scultore volterrano. Le Ruote, immaginate in principio per vivere lo spazio più intimo della città, il Corso principale, fulcro della vita della comunità, saranno ricollocate definitivamente, in un nuovo contesto, nei prossimi mesi.
La pratica dell’installazione effimera è ricorrente sia nella carriera di Staccioli che nella collocazione di opere d’arte in luoghi pubblici: una ventata di novità, uno sconvolgimento temporaneo di un luogo precodificato che poi resta, però, solo un ricordo, un’immagine di repertorio. Credo, tuttavia, che nella memoria della comunità questi interventi seguitino ad avere vita. Questo ci dà la misura di quanto sia importante, oggi più che mai in una società dominata da un ipersemanticismo pubblicitario, che il cittadino si riconosca in un’opera d’arte, e che questa diventi un punto di riferimento della collettività.
Il progetto è riportare alla luce quelle Ruote (dopo un necessario intervento di restauro), che erano state appositamente pensate dall’artista per la città, e che a questa devono tornare.
Il nostro Paese, certamente tra i più ricchi al mondo sul versante storico-artistico, ha bisogno di rimarcare una linea di continuità col suo passato illustre. Per troppo tempo siamo stati impauriti, frenati, dal confronto con questa tradizione ma è arrivato il momento di ri-qualificare i luoghi (nel senso di connotarli nuovamente) e specificamente quelli del vivere quotidiano, attraverso l’arte del nostro tempo. È questo l’approccio che, sin dagli anni Sessanta, porta avanti Mauro Staccioli. Con le sue opere va a tessere un fitto dialogo con l’ambiente circostante, come lui stesso dichiarava in occasione dell’installazione delle Ruote: “lavoro molto sull’idea di segnare il paesaggio, di usare la scultura come segno tangibile di un passaggio o come segno di possibile interazione con un luogo nei confronti del quale si instaura un rapporto di domanda/risposta, di dialogo”. Il luogo viene quindi interrogato, sollecitato, percepito diversamente ed infine ri-costruito, sulla base dei riferimenti culturali, storici, sociali.
La pregnanza e l’incisività dei suoi interventi sull’urbano è dimostrata dal fatto che le sue sculture non sono autoreferenziali ma vivono del rapporto col contesto, il quale diventa al tempo stesso contenitore e contenuto, vero e proprio elemento strutturale. Il suo è uno spazio pensato, interpretato, sulla base delle suggestioni che da questo si dipartono. È forse per questo che la dimensione più vera della sua scultura è, da sempre, quella collettiva, perché è con l’uomo e dell’uomo che la sua opera parla.
Le Ruote, immaginate in principio per vivere lo spazio più intimo della città, il Corso principale, fulcro della vita della comunità, vogliono ora essere ricollocate, ‘rotolare’ in un nuovo contesto. Il movimento, insito nella forma, ci rimanda ad un’idea dinamica, all’andare, al fare, ad una vita attiva in antitesi a quella contemplativa.
Dobbiamo avere la capacità di reinterpretare il passato attraverso gli occhi contemporanei, - per dirla ancora con Staccioli - bisogna avere “la forza e il coraggio di ripensare e di riconsiderare la storia attraverso una contemporaneità nella quale si possa essere in grado di immaginare una possibile trasformazione”.
L’idea di restaurare le Ruote di Staccioli e sistemarle in un nuovo sito ( uno spazio verde davanti all’area di S. Andrea, che funge da cerniera tra l'ex-Italsider - la nuova zona industriale e la nuova porta di accesso a nord della città, nel cuore di San Giovanni Valdarno) si pone in un quadro di riconoscimento del valore civico dell’arte contemporanea nel sistema-comunità. Un valore che da decenni questa si è guadagnata in tutto il mondo e da qualche anno anche in Italia.
ORARI MOSTRA: 15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

INGRESSO: gratuito


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Riprende l'attività espositiva in Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno, con la video esposizione caos termici.

Dopo la presentazione al MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, del progetto Docva celebre archivio milanese, nato dalla partnership tra CareOf e Viafarini, una delle eccellenze italiane per il sostegno della giovane arte, (dal 2006 CareOf è stato inserito dal Mibac tra gli archivi di rilevanza nazionale), viene proposta, da un team di giovani curatori, in casa masaccio a San Giovanni Valdarno, a cura di CareOf e casa masaccio arte contemporanea, una selezione di opere di 18 giovani artisti appartenenti all’archivio milanese.

La fisica definisce “caos termico” la compresenza in un corpo di diversi gradi di temperatura, che danno luogo a movimenti spontanei potenzialmente disordinati e tumultuosi. Se leggiamo questo assunto in termini metaforici, ci è facile rintracciare riferimenti a diverse situazioni politiche, che stanno ribollendo nelle rive del bacino Mediterraneo. A livello planetario poi, andando ad analizzare le condizioni del pianeta Terra, ci troviamo di fronte ad un quadro desolante, dove tutti gli elementi naturali della biosfera manifestano inquietudini che investono ogni elemento del regno animale, vegetale e minerale. Assistiamo ormai impotenti ai cambiamenti climatici che a tutte le latitudini provocano disastri irreparabili, ai movimenti tettonici che sconvolgono intere aree, a guerre esportate nelle zone marginali del pianeta, all'esodo di intere popolazioni del Sud del mondo verso approdi più ricchi e lontani dalla fame.
È urgente individuare modalità di scambio termico più sostenibili, che consentano di raggiungere equilibri più stabili e riducano le differenze fra la fame e l'opulenza, le democrazie e i totalitarismi.
Gli artisti da sempre funzionano come termometri, che rilevano le temperature in ogni parte del corpo sociale. Spesso nel lavoro degli artisti affiorano elementi di critica, di disagio, di sofferenza e di insofferenza per un contesto imbarbarito, che mina drammaticamente le regole e i valori della civile convivenza.
Abbiamo qui raccolto un campione significativo di opere che in diverse forme alzano un cartello di protesta contro un sistema che da troppo tempo, nella gestione delle relazioni individuali, non riesce più a promettere la crescita delle persone, a garantire la loro libertà e il diritto universale di immaginare un mondo migliore per tutti.
Come “biglietto da visita” della mostra o come riferimento storico e filosofico, viene proposto all'ingresso di Casa Masaccio un vecchio film di Guy Debord pensato nel 1967 e prodotto nel 1973. Manifesto del Movimento Situazionista, La Societé du Spectacle è infatti un lavoro profetico che risulta, all’alba del 2011, ancora di una spiazzante attualità. Christian Niccoli e Massimiliano e Gianluca De Serio ci introducono poi nella babele linguistica contemporanea, dove le facoltà di comprensione delle ragioni dell'altro sono messe in crisi da un modello comunicativo impersonale, in cui i drammi vissuti dal singolo non vengono più riconosciuti e condivisi dalla comunità. Spersonificata e gelida è anche la ricerca di Gabriele Pesci che, frugando negli interstizi della Rete, raccoglie ciniche testimonianze provenienti dalle campagne militari condotte dalle superpotenze occidentali in Medio Oriente. I due lavori di Enzo Umbaca, il primo del 1994, il secondo del 2009, costituiscono dei campanelli di allarme premonitori di quello che oggi ci troviamo ad affrontare sul piano politico e sociale. Stefano Lupatini e Stefano Collizzolli riflettono sulle fragili linee di confine che separano le culture, le nazionalità e i poteri. Il dramma delle migliaia di morti bianche, che ogni anno insanguinano i cantieri nostrani e non, è testimoniato invece dai fratelli De Serio e dal collettivo NoiSeGrUp. Mentre gli orrori della cronaca nera, cui siamo purtroppo assuefatti e anestetizzati, ci sono riproposti problematicamente nei lavori di Oliver Pietsch e di Silvia Levenson e Florencia Martinez. Gea Casolaro sviluppa poi una riflessione sulle modalità inutili e crudeli che caratterizzano la condizione detentiva del tutto inefficiente in vista del reinserimento nella società. Benjamin Lee Gordon e Ciro Vitale propongono dei lavori focalizzati sulla dimensione del tempo e sui cambiamenti socioculturali. Il collettivo Alterazioni Video, nella sua feroce ironia, denuncia infine le speculazioni edilizie e le centinaia di edifici incompiuti presenti nel sud Italia.

Nelle opere selezionate non incontriamo mai un approccio banalmente giornalistico, ognuno degli artisti si è sforzato di interpretare con il proprio linguaggio e la propria sensibilità i fatti e le notizie che ci ha voluto consegnare. Caos termici non è stata concepita come triste elenco di lamentele, ma come urgente necessità di risposta, ognuno con i propri mezzi e insieme con la volontà di manifestare il disagio e l'opposizione verso un sistema che non deve più avere futuro.
Inaugurazione sabato 12 marzo 2011 ore 18.00

ORARI MOSTRA:
15:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 15:00-19:00 \ lunedì chiuso

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Opere di: Artan Shabani, Lek M. Gjeloshi, Helidon Gjergji, Venera Kastrati, Armando Lulaj, Alban Muja, Arta Ngucaj & Arben Beqiraj, Alketa Xhafa, Driant Zeneli, Fani Zguro.

La mostra “Doppio legame/Double bind” a cura di Valerio Dehò e Andi Tepelena, promossa da Casa Masaccio arte contemporanea/ Comune di San Giovanni Valdarno in collaborazione con la Galleria Carini e Donatini, dalla Provincia di Arezzo e dalla Regione Toscana, con il patrocino dell’Ambasciata della Repubblica di Albania in Italia e dal Ministero del Turismo, della Cultura, della Gioventù e dello Sport della Repubblica di Albania, presenta un interessante spaccato sull’arte albanese contemporanea.
Una scena artistica in fermento, che sta diventando uno dei punti di riferimento in Europa, grazie ai numerosi giovani artisti impegnati nella ricerca di nuovi contenuti e forme espressive.
Molti degli artisti nati negli anni ottanta della nazione mediterranea si sono costruiti un’immagine dell’Occidente attraverso le visite in Italia o le trasmissioni televisive delle reti italiane. Gli scambi Italia-Albania sono stati certamente privilegiati e si è creato un rapporto profondo tra le due culture. Inoltre molti giovani artisti hanno studiato presso le Accademie di belle arti del nostro paese e per questo si è creato un doppio legame cioè uno scambio comunicativo stretto e intimo tra le due culture. Questo rapporto è così stretto che viene privilegiato nella lettura del mondo sociale ed economico occidentale. Da un lato è vero che molti artisti hanno preso le distanze dal vecchio mondo comunista che hanno trovato nel proprio paese, dall’altro sono estremamente critici rispetto all’immissione violenta del capitalismo nella propria cultura.
Nelle loro opere viene fuori una critica del potere che è contro ogni ideologia, lo svelamento di rapporti sociali e di potere che vengono denunciati con intelligenza nelle loro opere.
Quindi l’esposizione mette in evidenza questo doppio sguardo tra chi vive una realtà diversa da quella che gli è stata consegnata dalla tradizione o dalla propria storia, e la difficoltà di vivere una nuova condizione e stile di vita. L’arte giovane albanese vive in una doppia dimensione che consente una lettura critica del mondo attuale ma senza nessuna nostalgia per il passato.
Per questo emergono spesso critiche al potere esclusivamente economico e l’esigenza di creare una coscienza critica nei cittadini , senza accettare acriticamente lo stile di vita europeo e occidentale.
A differenza della scena artistica albanese precedente negli artisti albanesi della rassegna non c’è nessuna volontà di rivendicare un contesto di appartenenza locale.
Emerge piuttosto quello di sottolineare su scala globale il confine tra poteri economici differenti e disparità sociali. Temi come quello della xenofobia, rispetto ai processi di esclusione o integrazione, e la presentazione di una sorta di archivio mainstream del dissenso permanente.
L’arte conserva memoria delle origini ma è soprattutto sguardo critico, doppio legame che stabilisce una sorta d’intesa tra lo spettatore e l’artista. Ogni supermento etnico-culturale è visto non in chiave di un’ acritica accettazione dell’esistente, ma quello del confronto tra l’utopia del mondo seguente al crollo del comunismo e la realtà effettiva dei rapporti di potere sempre più economici piuttosto che ideologici o di alternative visioni del mondo.

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Inaugurazione sabato 13 novembre 2010 ore 18.00

ORARI MOSTRA:
16:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 \ lunedì chiuso

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www.generacomunicazioni.tv



Nell’ambito del Festival della creatività 2010, all’interno del T.box Arezzo in Piazza S. Maria Novella, sarà allestito un punto di ascolto e di visione a cura della web tv Generacomunicazioni.tv. Un archivio dell’attività on line svolta da casa masaccio contemporanea, dove saranno documentati i lavori realizzati nell’ambito dei cantieri partecipativi promossi da casa masaccio in questi ultimi anni:

Le isole del tesoro, 2006, cantiere di progettazione con IaN + 2 a cura di Image
Generacomunicazioni.tv, 2006/2007,cantiere di nuovi processi comunicativi a cura di casa masaccio contemporanea
Performing media lab, 2007, cantiere sull’uso sociale e creativo dei nuovi media, a cura di Carlo Infante
Mnemoteca, 2008, cantiere su memoria, reti, territorio a cura di casa masaccio contemporanea
La città (in)visibile. Vivere insieme nella città diffusa del Valdarno, 2009, cantiere video con Simone Muscolino a cura di Image e di Richard Ingersoll
Narrazione e convenienze del video, 2010, cantiere di video arte con Marinella Senatore a cura di Fiammetta Strigoli

Una linea di ricerca, progettata da casa masaccio contemporanea che intende porre la questione del rapporto tra la “memoria dell’avanguardia”, intesa come espressione creativa diffusa, capace di sperimentare linguaggi e offrire chiavi teoriche per interpretare le dinamiche del cambiamento, e il territorio: uno sviluppo culturale delle reti come opportunità di nuova relazione tra contenuti e relazioni sociali. Un contesto, quello del web, che attraverso le dinamiche partecipative può permettere una ricomposizione dei frammenti soggettivi per delineare scenari comuni, condivisi, capaci di tracciare delle mappe tematiche delle comunità territoriali.
Una progettualità che tende ad avviare cantieri e workshop per raccogliere e produrre audiovisivi e metterli in rete.
Una “mediateca possibile” intesa come luogo di sosta e di senso del Festival della Creatiività, da cui trarre informazioni ad alto tasso emozionale e cognitivo.

Set di produzione per videointerviste.

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instant blog dell’area t.box e del festival

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L’evento immobile. Annunciazioni
A cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli, Alessandro Sarri

Opere di: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Massimo Bartolini, Emanuele Becheri, Elie Cristiani, Daniela De Lorenzo, Serge Domingie, Kim Sooja, Yaron Lapid, Megan e Murray McMillan, Noëlle Pujol, Luca Rento, Carolina Saquel, Ruth Scott

Si apre al pubblico sabato 2 ottobre, a San Giovanni Valdarno, la mostra L’EVENTO IMMOBILE. ANNUNCIAZIONI, che per la prima volta coinvolge due luoghi espositivi, Casa Masaccio e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l’Annunciazione del Beato Angelico.
Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea e dal Museo MAN di Nuoro, l’esposizione, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, si configura come la quarta edizione della rassegna L’evento Immobile che cerca di indagare attraverso molteplici modalità un evento ambiguo, sfuggente, inclassificabile, che sta tra il movimento e la stasi, tra il prima e il dopo, il già e il non-ancora.
Dopo le passate edizioni Contrattempi, Incantamenti, Lo sguardo ostinato: la mostra Annunciazioni (il plurale del termine non va sottovalutato) è il tentativo di declinare l’immobilità di un evento tramite il ricorso al topos pittorico dell’Annunciazione, tanto più tradizionale tanto più problematico e di difficile decriptazione in virtù della sua continua rielaborazione iconografica.

Nel corso dei secoli, la scena canonica dell’Annunciazione, è stata trattata pittoricamente, come una modalità di congiungimento fra la dimensione celeste e quella terrestre, un congiungimento che riposa su una invisibile sutura fra due mondi. Soprattutto durante il ‘400 e il ‘500 nella figurazione del tema gioca un ruolo essenziale la prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene lo storico dell’arte Erwin Panofsky e secondo le interpretazioni di storici come Daniel Arasse e filosofi come Gerges Didi Hubermann, l’utilizzo della prospettiva sembra svolgere un ruolo decisamente diverso: la griglia prospettica è spesso utilizzata dai pittori del periodo per mostrare l’inadeguatezza di una visione razionale a manifestare l’incarnazione del divino nell’umano, dell’invisibile nel visibile, dell’immensità nella misura.

Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell’Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi. Se infatti escludiamo il riferimento esplicito di Serge Domingie all’Annunciazione Martelli di Filippo Lippi, quello molto libero ma puntuale di Megan e Murray McMillan all’opera di Carlo Crivelli e l’implicito, duplice metaforico omaggio reso da Massimo Bartolini all’Annunciazione del Beato Angelico a San Giovanni Valdarno, nessuna delle opere in mostra appare geneticamente riconducibile a questo importante topos della storia dell’arte. Lo sguardo è quello selettivo di chi l’ha curata, offre un punto di vista che interroga un territorio anacronistico e inattuale che, al limite, sconfina, continuamente, in qualcos’altro e costringe costantemente a fare un passo indietro. A far da collante fra le opere resta la comune dimensione incoativa che collega indissolubilmente l’immobilità di un evento al suo annuncio.

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ORARI MOSTRA:
Casa Masaccio
16:00-19:00 \ Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 \ lunedì chiuso
Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie
10:00-13:00 \ 16:00-18:30 \ lunedì e martedi chiuso

INGRESSO: gratuito


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Ufficio Stampa
Ambra Nepi Comunicazione
Tel. 055 244217 - 055 242705 - 348 6543173
info@ambranepicomunicazione.it

Enti promotori: Ministro della Gioventù, Comune di San Giovanni Valdarno (Assessorato alle Politiche Giovanili e alle pari opportunità, Assessorato alla Cultura), Regione Toscana, Provincia di Arezzo ( Assessorato alle politiche giovanili),
Associazioni: Associazione culturale Promere, Associazione Generacomunicazioni
Media partner: Generacomunicazioni.Tv, Filigrane- Giovani connessioni di comunità

A cura di Fiammetta Strigoli

Artista in residenza Marinella Senatore

Periodo 04/18 settembre 2010
Inaugurazione 4 settembre ore 18.00

Casa Masaccio Arte Contemporanea il 4 settembre alle ore 18.00, a conclusione dei lavori del Cantiere di video-arte “Narrazione e convenienze del video”, promosso nell’ambito del progetto sulle politiche giovanili “ Communitas”, presenta una mostra dell’artista-tutor Marinella Senatore e delle sette giovani artiste partecipanti.
Il cantiere si è contraddistinto come intensivo e in residenza, pensato come tutto al femminile. L’arte delle donne è stato un tema centrale del XX secolo, probabilmente per l’irrompere di media come la fotografia e il video, media “giovani” e “dinamici” che hanno permesso di accorciare il gap tra artisti e artiste in un tempo che si è dimostrato maturo per far emergere il concetto che l’arte è espressione individuale, personale, a prescindere dal genere. Nell’ambito della video arte il contributo delle donne artiste è stato ed è complesso, soprattutto per l’affrontare tematiche esistenziali e politico-sociali “a viso aperto”, espandendo e contraendo l’indagine tra limiti noti e ignoti.
Al Cantiere hanno partecipato 7 giovani artiste provenienti da tutta Italia (Paola Cappabianca, Melania Catteruccia, Tiziana Contino, Claudia Gambadoro, Helga Maestrini, Giusy Pirrotta, Vanessa Pollicina) e ognuna ha realizzato un proprio video come obiettivo tangibile di un coinvolgimento oggettivo, articolato tra obiettivi formativi, risultati dell’attività individuale di progettazione e realizzazione del lavoro.
La scelta di Marinella Senatore come artista/tutor in residenza ha corrisposto all’intenzione del curatore, Fiammetta Strigoli, di aprire alla conoscenza di format che riconducono al concetto di narrazione: un linguaggio che efficacemente permette l’emergere di “mondi” emotivi che attengono tanto alla memoria quanto al quotidiano. Dopodiché le giovani artiste hanno spaziato dalla documentazione di live-perfomance, alla docu-intervista, al video di montaggio costruendo un plot di associazioni visive e di pensiero, creando il proprio lavoro sollecitate da una tematica precisa: Nella situazione io mi trovo proveniente da un passato e proiettato in un futuro. L’enunciato ha permesso il distinguersi di argomentazioni legate tanto al proprio personale sentire quanto a ciò che attiene ai processi e ai mutamenti continui della società (sollecitata in diverse direzioni, l’immagine, quando si fa immagine-video, diviene esplorazione in continuum di dettagli di visione, combinazione di realtà in espansione... eventi che non si collocano come seguito di altri eventi).

Video presenti in mostra:

Marinella Senatore
Speak easy, 2009, musical, 15’
Il video è ambientato nell’America degli anni Cinquanta ed è stato prodotto da oltre 1200 cittadini madrileni attraverso la campagna di fundraising: “1 euro per essere produttore” - sistema di micro-credito proposto come alternativa economica socialmente responsabile per la produzione culturale.
Come nei precedenti lavori video l’elemento narrativo compone una trama complessa costituita dal montaggio, dalla fotografia e in questo caso soprattutto dalle musiche che entrano a far parte della narrazione. Un fare video che attiene ad una particolare modalità narrativa che è cifra del suo lavoro ed in cui sta tutta la capacità dell’artista di utilizzare il inguaggio cinematografico come citazione, come esaltazione delle proprietà visionarie di un medium che si distingue come strumento capace di interagire con differenti tipologie di sperimentazione estetica.

How do U kill the chemist, 2009, docu-fiction, 8’
Il video è stato realizzato durante la permanenza dell’artista presso l’Omi International Artist Residency Art di New York.
Marinella Senatore ha ricreato una successione di eventi basati su una storia reale, coinvolgendo altre sessanta persone che come lei non sono state testimoni dirette. Tra i partecipanti la presenza di un gruppo di rapper di Harlem che hanno collaborato sia come attori che come sceneggiatori. L’accaduto, avvenuto nella zona di Hudson, Stato di New York, risale agli anni Cinquanta. Perlopiù raccontata attraverso i testi di canzoni di un gruppo di rappers di Harlem, la storia riguarda il chimico Adrian Ghole, scopritore di una nuova mescola per pneumatici, ucciso dal suo factotum Bassil per motivi d’interesse. La narrazione di un fatto di sangue realmente accaduto è solo un pretesto che permette d’innescare il processo artistico, mostrandoci gli spazi interpretativi che quest’ultimo può rivelare, tra sequenze girate sul posto ed immagini di repertorio.
                                    
All the things I need, 2006, docu-musical, 15’
Ispirandosi alle piccole storie quotidiane del signor W. Bentley, il video traccia una sorta di “viaggio” nella vita dello scienziato conosciuto come lo scienziato dei fiocchi di neve. Sostenuto da un racconto polifonico, anche in questo caso vari sono i format e le tecniche prese a prestito, dai linguaggi del cinema, dell’arte visiva e della letteratura, quali il musical, il video clip, la ricostruzione scenica, l’uso della luce e della voce fuori campo e i differenti stili narrativi che li
caratterizzano. Un lavoro che rientra nella ricerca che da anni l’artista conduce, sulla contaminazione dei generi artistici e delle differenti modalità di linguaggio e approfondisce, in particolare, l’interesse specifico nei confronti della ricchezza contenutistica e delle sensazioni collettive che l’artista ritrova nelle microstorie quotidiane da lei stessa definite “inutili”.

Paola Cappabianca
Visioni, 3’, 2010
Portare l’attenzione sulla memoria come archivio di visioni differenti tra loro, continue e discontinue, è il tema che predomina “Visioni”. Video di montaggio, le riprese sono realizzate con la tecnica dello stop-motion (passo a uno) in quanto permette il blocco temporaneo tra i frames, frammentando la linearità dell’immagine in movimento. Per questo più congeniale all’evocare il ricordare come azione umana, come prelievo volontario dall’archivio costituito dai frammenti di memoria che la mente custodisce e trattiene. Nel video le persone, gli oggetti, le situazioni appaiono come catturate. L’interesse è rivolto al movimento, alla gestualità, al dinamismo provocato dal movimento di gambe, un movimento semplice, ma al tempo stesso affascinante e aperto alla costruzione di un’immagine che vive oltre il frame. Tutte le inquadrature si caratterizzano per la ripresa dal basso come se l’occhio che guarda fosse quello di un bambino, uno sguardo curioso e indagatore.

Melania Catteruccia
Fattore di riflessione, 5’57’’, 2010
Video intervista creativa con minimi movimenti di camera sui soggetti.
Le domande rivolte indagano la sfera personale dell’erotismo e dell’amore. Una sorta di “viaggio” psicologico, introspettivo ed estetico. Le persone intervistate sono tre, una ragazza e due ragazzi che si sono presentati sul luogo della ripresa dopo aver letto un’affissione pubblica, comunicante la ricerca di protagonisti per un video, posta nel centro storico di San Giovanni Valdarno.
L’idea che ha mosso il lavoro è il film inchiesta “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini di cui nel video vi è una minima citazione come segnale di appartenenza culturale.

Tiziana Contino
Di-Verso-Da Travelling, 3’, 2010
La struttura del video si sostiene sul montaggio di una live performance pubblica, realizzata in una delle piazze centrali di San Giovanni Valdarno. Sul selciato una carta geografica dell’Europa, stilizzata, di 3 metri x 2, dove risultano omessi i nomi degli Stati che ne fanno parte. Presenti solo le linee demarcanti i confini dei territori, confini inventati dall’uomo per ordinare spazi e culture. I passanti, invitati a praticare il gioco della “campana”, sovrapposto alla carta, danno vita ad una sorta di ri-scrittura geografica, apponendo nel delimite di ogni Stato una frase rappresentativa di una sensazione, di un desiderio, annullando il concetto di confine, politico e identitario. Ogni “luogo”, pertanto, diviene più semplicemente luogo in sé, risultato di un viaggio che partendo dal personale interpreta il mondo come spazio dell’universale. Dovendo esprimere in formula sintetica il fare di ognuno dei protagonisti della performance, l’idea è che il percorso DI (qualcuno) VERSO (un luogo) DA (raggiungere), talvolta proprio quel luogo è anche DIVERSO DA ciò che invece avremmo desiderato.

Claudia Gambadoro
Ritorno, 3’10’’, 2010
Video di montaggio, concettualmente muove dal passo di uno scritto di Fernando Pessoa che in un linguaggio simbolico, in una vulgata, riflette sull’esistenza: “La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato.” Tracce d’inchiostro nero si trasformano in una serie di segni disordinati che come appunti casuali si moltiplicano e si accumulano nello spazio di una casa, una casa semivuota dove sta per calare il silenzio. I segni si dipanano proprio come un filo di lana che si “aggroviglia”, si espande lungo un percorso che attraversa gli ambienti e un’anziana donna lo raccoglie in un’ordinata matassa. Nell’azione le mani e le vesti si tingono di nero: è inchiostro che trasuda come memoria che si fa materia, si fa storia, evocando alla continuità del futuro.

Helga Maestrini
Base, 3’, 2010
Girato in interno, il video si articola su tre diversi spazi di un antico palazzo.
Le riprese sono strettamente legate alla proiezione della luce pensata e
strutturata come elemento indispensabile a far emergere tre figure femminili che “trascorrono”, in maniera del tutto personale, il proprio “sentire” lo spazio. Agiscono su e con loro stesse, con l’atmosfera che vive intorno al proprio corpo: si liberano degli abiti per andare verso un nuovo modo di partecipare il luogo e l’umanità, umanità presente nella sua assenza.
Nell’idea di “maturazione del sentire” si può ricercare l’aspetto collettivo che può determinare, almeno in parte, un processo sensibile, atto a comprendere meglio gli spazi e la collettività.

Giusy Pirrotta
Light composition, 1’16’’, 2010
“Light composition” è un lavoro video pensato e realizzato per una
proiezione in doppio canale. I due video sono installati all’interno dello stesso spazio espositivo con audio in cuffia. Il concept è la luce analizzata in relazione alla musica e allo spazio. Una proiezione riguarda il video realizzato a camera fissa e si concentra su una figura completamente oscurata che suona uno strumento costituito da interruttori elettrici e lampadine. Le lampadine restituiscono il ritmo di una musica da banda illuminandosi e spegnendosi in una sorta di “costruzione” di intervalli di tempo, un tempo “visibile” in relazione al suono. L’altra proiezione dialoga con la precedente in funzione di una luminosità che invece esplora lo spazio: la luce artificiale ritaglia lo spazio indagato dalla video-camera, fino al buio totale.

Vanessa Pollicina
ComunicAzione, 3’, 2010
Il video è girato in un interno e si propone come una live perfomance
collettiva. Il proposito è quello di accentrare l’attenzione su uno degli aspetti del
comportamento umano, facendo leva sul rimando simbolico: la voracità come metafora dell’avere, del possedere ad ogni costo. L’azione che tre uomini e sei donne, immobili nella propria postazione compiono, è in sé usuale, come può essere usuale “divorare” un cono gelato, ma efficace a trasmettere il senso.
Il suono è in presa diretta, una scelta funzionale a sostenere il ritmo delle
immagini.

Marinella Senatore, vincitrice del Premio New York 2010-2011, è nata a Cava de’ Tirreni, vive attualmente a Madrid ed opera soprattutto attraverso la pratica video, senza però rinunciare alle ampie possibilità espressive offerte dall’intero ambito del visivo, dal disegno all’installazione al musical. Da tempo considerata uno dei nuovi talenti della giovane arte italiana si è formata nei settori belle arti e cinematografia, insegna linguaggio audiovisivo presso l’Università Complutense di Madrid e l’Università di Castilla-La Mancha. Ha esposto in importanti istituzioni pubbliche, tra le quali: il MADRE di Napoli, Palazzo Grassi a Venezia, Museum of Contemporary Art di Chicago, la Galleria Civica di Trento, il Museum Boijmans di Rotterdam, il Moderna Museet di Stoccolma e il MAR di Ravenna.


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La Notte Bianca “Contemporanea”
“About_ The Utopian Display_Platform_[10]”
un progetto a cura di casa masaccio contemporanea

Sabato 26 giugno 2010 dalle ore 21, nell’ambito delle 5° edizione della Notte Bianca di San Giovanni, Casa Masaccio contemporanea presenta una rassegna sui linguaggi delle contemporaneità “About_ The Utopian Display_Platform_[10]” che si sviluppa attraverso un percorso di spazi aperti, tra piazze, vie e luoghi intorno a Casa Masaccio. La rassegna si configura come uno scenario di “identità culturali ibride”, una sorta di collisione/incontro tra ricerca, innovazione e creatività. In questa occasione saranno presentate diverse sfere di azioni culturali e artistiche: media art, architettura, sound e audio-visual, performance, video, cinema, teatro, web, social networking. La rassegna, ricca di eventi e di nuovi interpreti della contemporaneità, esprime la necessità di esplorare alcune fra le possibili contaminazioni tra nuovi e vecchi linguaggi, attraverso il mondo reale e la nuova dimensione digitale.
La rassegna si articola in quattro macro aree che si sviluppano nelle vie e nelle piazze del centro di San Giovanni Valdarno:

MIX MEDIA _ Contemporary Social Art
un progetto a cura di:
Marzia Lodi e Ilaria Castellino in collaborazione con Switch creative social network
Installazioni, video & sound design_Leonardo Betti

Presenta una serie di performance,installazioni, video e sound design urbano, che mettono in relazione l’arte contemporanea e alcuni luoghi del tessuto urbano della città, concentrando la propria attenzione sulle possibili relazioni tra ambito artistico e sfera sociale. Il risultato è un flusso costante di suoni e immagini che interrogano e ridefiniscono la relazione tra la multimedialità ed il pubblico, ponendo al centro della ricerca la contaminazione tra i linguaggi contemporanei e la tecnologia, tramite essenziale per costruire esperienze nello spazio fisico, sociale e digitale.
L’evento è il risultato di un incontro tra alcune realtà artistiche e professionali che in questo ambito operano e si muovono.
Attraverso la creazione di performance, installazioni ed ambienti sonori si mira a proporre nuovi stimoli per stabilire percorsi e connessioni fra le diverse parti. Mixed media si propone come obiettivo fondamentale la crescita del dialogo intorno ai nuovi media, sempre più parte integrante del nostro quotidiano. Questo il programma e i luoghi di MIX MEDIA _ Contemporary Social Art: Coincidence 15 (Arco Via Giovanni da San Giovanni) installazione ambientale a cura di Leonardo Betti / Between trees installazione interattiva_ Nothing but the truth (nature will save us)#01 installazione sonora (casa masaccio giardino) a cura di Leonardo Betti/ Chill out on the road design urbano _Breathless installazione immersiva (Piazza S. Antonio) a cura di Switch, Leonardo Betti, SndSucker/ Tati rifiù plastique (Largo Andrea del Bello) performance a cura di Switch/ Mix Media Live_ (Corso Italia Sud) live dj set/ Luigi Mastrandrea “Paesaggi Sonori”/ LeonardoWorx/“BACK TO MONGOLIA”_Tradizione sciamanica / Ritualita' Elettronica_Telematik Guru

La rassegna continua con “SGV_ ELECTRIC CITY……… perché qui l’aria è elettrica, e crea fermento”
un’area dedicata ai codici sorgenti della contemporaneità, arte, performance, video, cinema, web e social media, un programma che si sviluppa sullo sfondo di una città che ormai parla molteplici linguaggi e produce azioni culturali tese a valorizzare e a contaminare il proprio patrimonio storico artistico e architettonico, le chiese, i palazzi, i giardini, i vicoli, le strade, le piazze e le risorse creative locali, sperimentando così proprie forme di resistenza culturale.
Nel programma The Fake Factory: ombre elettriche, dialogo architettonico fra luce e materia_ (Viale Diaz, Piazza della libertà, Corso Italia 14 Palazzo Panciatichi) installazioni Video a cura di the fake factory/ Caravaggio_#400 ( Pieve S. Giovanni Battista, Palazzo Corboli) film Caravaggio l’ultimo tempo di Mario Martone/ Il martirio di Sant’Orsola di Sandro Dionisio e Mario Martone/ Caravaggio un genio in fuga di Renato Mazzoli/Caravaggio di Derek Jarman/ The draughtsman’s contract_ (Corso Italia 14, Giardino Palazzo Panciatichi) performance Giulia Odori, Brunella Visca, maschere di Sergio Traquandi/ Art community movie_ (Vicolo Rossi) Casa Masaccio video Yael Davids/Seila Kameric/ Ange Leccia /Paolo Meoni /Robert Pettena/ Mark Lewis/Farid Rahimi /Sophie Whettnall /Kan Xua/Cyprien Gaillard/Guido van der Werve/ Michael von Ausswolff – Thomas Nordanstad/Sigurdur Gudjonsson/Connie Dekker/ Art in the twenty – first century_ (Foyer Teatro Bucci) Video Bill Viola.The Eye of the Heart di Mark Kidel.

L’ area successiva presenta CITIES ON THE MOVE _ la città come laboratorio
attraverso alcune micro rassegne video & strumenti multimediali, si propone una riflessione sui mutamenti in atto nella città contemporanea. City Vision propone lavori sulle trasformazioni in atto sul territorio realizzati durante i recenti cantieri d’arte pronossi da Casa Masacccio a cura di Image/Simone Muscolino/Francesca Scarselli/Manuela Mancioppi/Macma, Clip City_ presenta una selezione di opere video realizzate in occasione del festival internazionale di Video ed Architettura The Beyond Media Festival_Vision The che raccontano alcune tracce della cultura architettonica contemporanea, che parlano di architetture e di città e Asian City uno sguardo in Asia, dove le metropoli stanno diventando interessanti capitali d’arte, con opere video di Mizuno Katsunori/ Ine wo Ueru hito/ Liang Yuanwei.
Un laboratorio per il futuro che ha nelle città lo scenario più immediato di confronto e sperimentazione. Le città come luogo dove il genere umano dovrà misurare la propria crescita e puntare sulla creatività applicata per uno sviluppo sostenibile. Le città del futuro, il futuro della città. L'ambivalenza di questo concetto, rimanda, ad una univoca asserzione di base: la città è il luogo in cui la creatività diventa innovazione, produzione, sviluppo. La città come epicentro dei fenomeni dinamici dell'industria creativa, di quei processi che traggono forza dal net- working, che si nutrono di ricerca e sperimentazione, che si promuovono creando nuovi media, che generano economie innovative, che esplorano il nuovo generando futuro. Cities on the move_ allestita negli spazi restaurati di Palazzo D’Arnolfo, si presenta inoltre come occasione di visita del Palazzo e come opportunità di conoscenza della sua futura destinazione, attraverso una presentazione multimediale del progetto del Museo delle Terre Nuove.

Infine SOCIAL MEDIA, a cura di Chiara Ferretti, un cantiere aperto di comunicazione interattiva, per rilanciare nel web le parole chiave (tag) e le immagini della manifestazione durante il suo svolgimento, un front-office per promuovere la partecipazione attiva degli spettatori secondo le dinamica del web 2.0. http://www.facebook.com/pages/Notte-Bianca-SGV/114891255202625 - http://nbsgv10.posterous.com

Dalle ore 21 EX CHIESA DELLA SS. NONZIATA (Via Giovanni da S. Giovanni) proiezione del film Back to the future_Rip! A Remix Manifesto un documentario canadese realizzato dal dj Brett Gaylor dopo 6 anni di lavoro colletivo. Si tratta di un compendio istruttivo di alcune delle principali problematiche e opportunità che il passaggio dalla cultura del copyright a quella del copyleft ha sollevato. La cultura del public domain contrapposta a quella del copyright, una dimostrazione di come l’arte si sia sempre basata su materiali già esistenti rielaborati in forme inedite.“Questo film parla di una guerra, una guerra sulle idee. Il terreno di questa battaglia è internet”.

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Il titolo di questa grande mostra di Gian Marco Montesano presso la “Casa di Masaccio” di San Giovanni Valdarno, “Guerra e pace”, mette insieme i due poli tematici dell’attività dell’artista italiano più significativo della svolta figurativa degli anni Ottanta. La guerra e il periodo immediatamente seguente della ricostruzione e del ritrovato benessere,, gli anni Cinquanta e Sessanta, sono stati particolarmente indagati dall’artista torinese, che vive tra Bologna e Parigi. Gian marco Montesano, di cui tutti ricordano la partecipazione al Padiglione Italia della scorsa Biennale d’arte di Venezia, è un caso unico in Europa e nel mondo perché ha saputo ridare senso alla pittura di storia. Sono celebri infatti i suoi ritratti dei dittatori del secolo scorso, Hitler e Stalin, ma anche le sue innumerevoli e straordinarie opere legate al rapporto tra la guerra e la gente comune, con particolare attenzione ai bambini. L’artista sta creando da quasi 30 anni un grande romanzo popolare attraverso una pittura ad olio classica originale nelle inquadrature e nelle atmosfere.
La sua pittura dedicata al Novecento e ai suoi personaggi importanti, è presente in mostra con parte dell’opera “Padiglionitalia” costituita da 200 lavori 40x30 con cui ha partecipato alla Biennale. Personaggi illustri e meno noti, sono rappresentati in una sorta di carrellata sul XX secolo, con particolare attenzione all’Italia, ma sempre con uno sguardo sul mondo. Per Montesano l’arte è indagine della memoria, fissazione di ciò che è accaduto attraverso l’eternità della pittura, ma anche luogo in cui le culture si mescolano, in cui le immagini vengono poste in sequenza per diventare un immenso film di ciò che è accaduto. La mostra di San Giovanni presenta complessivamente un centinaio di opere tra cui un magnifico trittico di 6 metri dal titolo “Credere, obbedire, danzare” del 2009 in cui la fisicità del corpo, la leggerezza della danza, e l’immagine degli sport sotto la dittatura nazista, sono giustapposti in un inno alla bellezza. Dal 1990 ad oggi l”Guerra e pace” presenta un compendio molto ampio dei temi trattati dall’artista nel corso della sua attività, dalle immagini della guerra fino alle copertine della rivista di fotoromanzi Grand Hotel, dalle icone di un’Italia del boom economico fino alle scene teatrali, si dipana un percorso antologico di grandi opere. Il curatore della mostra Valerio Dehò ha realizzato la prima monografia dell’artista nel 1999 ed è uno dei critici italiani che maggiormente si è occupato del ritorno della pittura dopo la stagione concettuale. Un catalogo viene edito per l’occasione dalla galleria Carini & Donatini.

Inaugurazione sabato 22 Maggio 2010 ore 18:30

Dal 22/05/2010 al 04/07/2010
ORARI MOSTRA: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì chiuso
INGRESSO: gratuito


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Sin dal titolo No-where / now-here (In nessun luogo e, insieme, qui, adesso) cerca di mettere in luce l’oscillazione tra luogo e non luogo. Questa indecidibilità sembra aggiornare e rimodellare, con sempre maggiori livelli di complessità, la possibilità d’interpretazione dell’odierna produzione artistica secondo parametri geografici. Se il mandato ricevuto dai curatori era quello di gettare una luce sull’attuale produzione artistica in Toscana, la contromossa è stata quella di allargare subito, nei limiti del possibile, e di concerto con gli artisti selezionati, l’orizzonte di riferimento.
La mostra cerca così di ottemperare al mandato ricevuto nell’unico modo possibile, vale a dire, pervertendolo in una doppia modalità: da una parte, suddividendo lo spazio espositivo di Casa Masaccio in diverse aree, con l’intento di trasformare la mostra collettiva e, in un certo senso panoramica, richiesta in qualcosa di non omogeneo, un evento plurale e, dall’altra, perpetrare questa pluralizzazione invitando artisti ‘esterni’ a presentare singole opere video.
Selezionare artisti con ricerche perfettamente indipendenti come Daniela De Lorenzo, Paolo Meoni, Margherita Moscardini e Cristiana Palandri, e invitare artisti ‘esterni’ come Carl Michael von Hausswolff - Thomas Nordanstad, Giovanni Oberti, Sigurdur Gudjónsson, a presentare singole opere video, non significa, semplicemente allargare il panorama ma creare soglie interne, rintracciare, inventare elementi indiretti di sinestesia, fra opere che vivono in una prossemica della lontananza.
Cercando di far scaturire un rapporto dalla dis-giunzione e dalla mancanza di rapporto No-where / now-here non si propone, tanto di avvicinare il lontano quanto di allontanare il vicino.
Risultato: Toscana finisce qui per valere come semplice cornice, indicazione di un luogo in cui nascono e si dispiegano linguaggi e poetiche capaci di misurarsi con il panorama artistico contemporaneo: si tratta evidentemente dell’invenzione di un confine, dal momento che, in un’epoca di velocizzazione delle esperienze come l’attuale, non esistono più da tempo, situazioni artistiche non solo regionali ma neanche tipicamente nazionali.

ORARI MOSTRA: feriali 16/19 festivi 10/12-16/19, lunedì chiuso
INGRESSO: gratuito


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Evento Immobile
Rinascimento Virtuale
Il Santuario degli Artigiani Etruschi a Cetamura del Chianti: L'Eredità di Alvaro Tracchi
La Città (In)visibile vivere insieme nella città diffusa del Valdarno
Mnemoteca archivio della memoria contemporanea
Collezione comunale d'arte moderna e contemporanea, recenti acquisizioni
Ascolti delle Visioni
Ambiente di percezione per “paesaggi sonori” : screening di audio art e video creazione.

Un progetto di Performing Media.teca
A cura di Casa Masaccio Contemporanea e GeneraComunicazioni.tv
In collaborazione con Care Of, Materiali Sonori, Apai
Tibet
L’evento immobile (Incantamenti)
Organizzata dal MAN di Nuoro per il festival letterario l’Isola delle Storie di Gavoi, la mostra a cura di Cristiana Collu e Saretto Cincinelli che ha riscosso un incredibile successo, è riproposta con un nuovo allestimento negli spazi di Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Arezzo), nell’ambito di una proficua collaborazione tra le due istituzioni museali.
Tibet
<PER NON DIMENTICARE IL TIBET>
Casa Masaccio contemporanea e il festival Orientoccidente 2008, per le loro caratteristiche di (pur parziali) testimoni degli eventi e delle culture del mondo, non possono non dedicare un importante spazio alla libertà culturale e alla richiesta di democrazia in Tibet.
Marco Bolognesi
Marco Bolognesi
LA MEMORIA DENTRO IL FUTURO

Mostra curata da Gianluca Marziani. L’esposizione presenta una selezione di opere dell’artista Marco Bolognesi.
Around the house
Around the house
Mostra curata da Susanna Ragionieri. L’esposizione presenta i lavori dell’artista irlandese Janet Mullarney.
Italiani in vacanza
L'esposizione presenta i lavori di cinque artisti italiani: Antonio Rovaldi, Sabrina Mezzaqui, Giovanni Ozzola, Michelangelo Consani e Robert Pettena.
Performing Media.act
Due giornate di studio, performance ed interaction design a cavallo tra la notte di S.Lucia delle visioni e degli ascolti.
Giornata del Contemporaneo
Mostra di alcune esperienze di Performing Media Lab
Performing Media Lab
Laboratorio sull'uso sociale e creativo dei nuovi media
Rinascimento [ 2.0 ]
Conoscenze, culture,
linguaggi
GeneraComunicAzioni.tv
webtv/canale
podcast
GeneraComunicAzioni
Cantiere di nuovi
processi comunicativi
Le Isole del Tesoro
Campus territoriale
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